MALIGNANCE
Regina Umbrae Mortis
Etichetta: Black Tears Of Death
Anno: 2002
Durata: 36 min
Genere: black metal
Non saprei dirvi quale sarà il destino dei Malignance, spero per loro il
meglio, ma oggi il loro CD m'è caduto di mano sei volte nel giro di un'ora:
cattivo presagio per loro, o morbo di Parkinson per me?! Mah... I
Malignance, sorti dalle ceneri dei Dreamlord, sono una nuova formazione di
black metal molto veloce ed aggressivo, ma con frequenti inserti tipicamente
thrash, un po' sulla scia dei Marduk più recenti. Dopo il MCD "Ascension To
Obscurity", che non ho avuto il piacere di conoscere, i Malignance
raggiungono il traguardo del primo album grazie alla complicità della BTOD
(Black Tears Of Death), un'intraprendente tape-label e distro che da
parecchio tempo infesta il mondo dell'underground metal. Questo "Regina
Umbrae Mortis" farà senza dubbio la gioia degli amanti del black più
forsennato, ma sicuramente meno felici saranno gli amanti dell'originalità,
che sembra proprio non abitare in casa Malignance. Già i nomi dei componenti
non lasciavano presagire nulla di geniale: Krieg, Arioch, Golgotha... Giusto
il nome di Achernar è riuscito a stimolare la mia curiosità! Ma questi sono
particolari tutt'altro che importanti, parliamo di musica!
Il disco parte con un'intro molto minacciosa, giocato con un recitato in
italiano, in crescendo, che ci viene gentilmente offerto dalla voce di Krieg
(ex Hastur), davvero molto dotato, potente e versatile, anche se mi suona
poco autentico. Quando si arriva sul più bello, l'intro s'interrompe di
colpo e parte il riffone di "The Lament's Configuration", e di nuovo la voce
si fa notare, giocando con la melodia riuscendo ad evitare comunque le
tipiche lagne alla Arcturus... Si oscilla con disinvoltura dal growling allo
screaming, ma senza risultare tediosi, su delle ritmiche costantemente
tenute ad altissima velocità! Infatti sulla tecnica non c'è nulla da
criticare, la registrazione non è del tutto eccezionale ma si difende bene
in mezzo al panorama delle uscite odierno. Un altro pezzo degno di nota è
"Deadhead Lodge", sinistro e bizzarro, farcito di campionamenti inquietanti
che riportano la memoria ai momenti più oscuri del secolo scorso... Da
citare poi gli interessanti arrangiamenti del basso nella title-track, e il
sorprendente riff à la Destruction inserito nella struttura di "Horror
Vacui". Se per tutta la durata del disco si avverte un senso di déjà-vu,
dovuta ad una certa somiglianza coi Marduk e coi Mayhem di "De Mysteriis Dom
Sathanas" (in particolare per l'eclettismo della voce, che però alla lunga
si scopre come un tentativo di avvicinarsi ad Attila), questo sentore inizia
a stancare con le ultime due tracce: "Inverted Pantheon", dove si gioca
troppo ad imitare gli Emperor dei pezzi più catchy, e "Nameless Paradox",
dove il paragone tra Krieg ed Attila Csihar si fa davvero troppo sfacciato.
Se solo i Malignance si dedicassero di più a creare degli autentici,
piuttosto che dei buoni esercizi di stile, avrebbero ricevuto un voto
migliore (e forse mi sarebbero caduti di meno dalle mani!), ma per questa
volta si devono accontentare di un sei.
(MoonFish - Febbraio 2003)
Voto: 6
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