MAINLINE
From Oblivion To Salvation

Etichetta: Dioxzion Records / Breed Agency
Anno: 2007
Durata: 51 min
Genere: alternative metal


Tra Torino e Cuneo nel 1999 nascono i Maialine. Solo nel 2003 cominciano a farsi apprezzare con l'EP "Neurasthenic" , accolto benissimo da tutti gli addetti ai lavori; prodotto che dà loro la possibilità di esibirsi live con una certa continuità, sia in Italia che all'estero, aprendo per nomi illustri della scena alternative internazionale, quali The Dillinger Escape Plan, Caliban, Cataract, Linea 77 e molti altri ancora. Nel 2006, grazie alla sempre più attiva etichetta tedesca, Dioxzion Records, danno alle stampe il loro primo full length, "From Oblivion To Salvation", il CD che mi trovo tra le mani e che ho avuto il piacere di ascoltare più volte.
Che le cose siano state fatte alla grande si evince immediatamente dalla stessa copertina, curata nei minimi dettagli: cupa, malinconica, con questa giovane ballerina completamente sola, smarrita nel buio dei boschi, a cui non resta altro che dar sfogo alla propria disperazione e paura, con un pianto nascosto tra le mani ed il flebile corpo, come a volerne celare le motivazioni ed il veloce incombere. Veramente notevole. Veniamo quindi al sodo, la musica.
Dopo l'intro di rito, ricca di effetti, voci lontane, bisbigli e quant'altro, prende vita il primo pezzo vero e proprio, "Brilliance Of Shadow": chitarre potenti, super distorte, dai suoni molto asciutti e secchi, danno la giusta cadenza al brano, sorretto da un basso molto presente e non molto ovattato; le vocals di Maurizio Lazzaroni passano agevolmente da parti molto sentite, accorate, melodiche ad altre rabbiose, cruente, sempre sul limite. Strofe distorte e dai suoni saturi si trasformano in ritornelli che improvvisamente si aprono alla melodia più pura, con l'aiuto di cori femminili e l'utilizzo di note più lunghe e melodiche. Come inizio non c'è che dire, grandi.
Anche "Boundless" serve come intermezzo per spezzare il ritmo, proponendoci un breve dialogo in lingua inglese, che sembra esser stato estrapolato da un non ben definito film horror. Immediatamente dopo ecco che la ritmica devastante dei nostri riprende il sopravvento dando il via al quarto brano, "Emphatize With Your Enemy"; tempi spezzati e molto articolati appoggiano chitarre dure e cattive ed un basso sferragliante e tagliente; di nuovo le voci si alternano, tra intermezzi e bridge melodici, strofe distorte e ritornelli sofferti. Numerosi ed improvvisi cambi di velocità e ritmo caratterizzano il brano, sfociando definitivamente sul finale arrabbiato e corposo, dove è giusto sottolineare il buon solo di chitarra. In tema, veloce, tecnico quanto basta.
"One By One" prosegue quanto detto sopra, accentuando ancor più, se possibile, gli aspetti ora melodici, ora potenti e distorti; chitarre in leggero controtempo, plettrate secche e precise, suono nitido e velenoso, urla al limite del growl, rabbia che fuoriesce da tutti i pori, per un pezzo che in sede live non potrà far altro che vittime e sfracelli.
Lievi chitarre in fade-in aprono "Lacerate", pezzo veloce, tirato, pregno di una rabbia e di una violenza interiore veramente palpabili ed assimilabili, figlio diretto dell'hardcore più duro e influenzato notevolmente da gran dosi di vecchio e sano thrash metal.
"9 Gone" parte pian, piano per crescere e prender corpo alla distanza, con il basso di Simone Berti sempre e costantemente sugli scudi, secco e martellante; ritmiche serrate e cadenzate, chitarre leggermente più fluide e dalle sonorità decisamente più fredde e taglienti; la rabbia nei nostri sembra crescere con l'avanzare dei brani, in modo quasi esponenziale, lasciando sempre meno spazio a cenni melodici e colpendo l'ascoltatore con gelide frustate di puro metallo, sempre riaccostabile a sonorità scandinave.
"Hidden Truth" prende vita dal brano precedente, sviluppandone il finale in maniera quasi inaspettata, puntando il tutto su atmosfere avvolgenti e melodiche, sempre piene e sature, ma ricche di un particolare pathos e di una grande carica emotiva. Grande.
Dopo un ulteriore intermezzo parlato, le ultime parole di un samurai in procinto di togliersi la vita, credo; eccoci arrivare al decimo pezzo in scaletta, "Set Free". Le coordinate sonore non cambiano di una virgola, così come non cambia l'approccio diretto ed in your face dei nostri, capaci di sfornare un altro piccolo gioiello di puro e crudo alternative metal, un perfetto ibrido tra la violenza, l'impeto e la freddezza di un certo death scandinavo e la potenza, la corposità ed un certo spirito melodico di molte buone band alternative americane. Il tutto fatto con notevole perizia tecnica e convinzione nei propri mezzi, tanto da non sfigurare in nessun modo in un eventuale confronto di sorta.
"Distress" si sviluppa in maniera atipica, alternando e fondendo in se varie sensazioni e stati d'animo, lasciando ora spazio alla violenza sofferta, decadente ed a tratti lacerante; ora a grida di dolore, soffocate, cupe, senza alcuna speranza. Molteplici quindi i cambi d'intensità, di velocità e stile, per poi riaccumunarsi sul finale, dove solo l'esplosione finale sembra porre fine al tutto.
Penultimo brano: "Keepin' My Disease". Ritmica serrata, buona velocità, chitarre taglienti e slabbrate, con in sottofondo una seconda linea melodica, su cui le vocals costruiscono melodie davvero vincenti ed accattivanti. E' proprio la contrapposizione netta tra la base distorta, veloce e cruenta e le melodie di voce e seconda chitarra in leggero sottofondo a fare di questo brano uno tra i miei preferiti; mettendo in risalto i particolari vincenti dell'una e dell'altra soluzione, così come quelli del loro connubio finale. Particolare, ammaliante, assolutamente vincente.
Con "Chain" siamo giunti alla fine del viaggio chiamato Mainline; una lunga introduzione strumentale ci introduce in un nuovo mondo ed in sensazioni mai provate sinora, un piccolo e succulento gioiellino di gothic/alternative metal, dalle nette atmosfere dark, new wave; arricchito assolutamente dall'inserto di vocals femminili, in netto contrasto con le urla di Maurizio, in modo da creare un atmosfera ed un insieme di suoni e melodie quasi unico, a tratti indefinibile, non so come se i Lacuna Coil, riuscissero a fondere in se la malinconia dei Cure, con la pesantezza e la saturazione di suoni dei Deftones e la voglia di spaccare il mondo degli Shadows Fall, o verosimilmente dei Mainline stessi. Grandissimi.
Dopo gli ottimi Ophydian la tedesca Dioxzion Records offre possibilità, promozione ed appoggio ad un altro gruppo nostrano, con le carte in regola per poter emergere in maniera prepotente e meritata dall'underground. Mainline, gruppo onesto, sincero, capace di allontanarsi notevolmente dalle sonorità cupe, sature e claustrofobiche, molto Deftones-oriented, sviluppate nel recente passato (vedi l'EP "Neurasthenic", ed in particolare il loro brano presente su Akompilation del 2004 ) arricchendole di personalità, un discreto gusto melodico, ed aprendosi a nuove influenze, a mio parere molto più thrash/death. Il loro suono fresco, moderno, tecnico e dalla giusta attitudine non ha niente da invidiare ai gruppi esteri più blasonati, risultando di livello internazionale. Non andiamo a cercare "fenomeni" all'estero, ma guardiamoci un po' attorno, qui in casa nostra; è giunta l'ora di dare chance e giusto rilievo a tutti quei gruppi italiani di valore che solo per mera sfortuna, poca visibilità, poca voglia di investire da parte di etichette musicali, non riescono a compiere il salto di qualità definitivo. Da qui alla consacrazione ce ne corre, ma un passo alla volta e poi si vedrà. I Mainline di passi sembrano già averne fatti abbastanza. Gran bene per loro.
(Pasa - Giugno 2007)

Voto: 7.5


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