MAGAZINE DU KAKAO
Bazum

Etichetta: autoprodotto / Kick Promotion Agency
Anno: 2004
Durata: 46 min
Genere: crossover


I Magazine Du Kakao (d'ora in poi MDK), frizzante gruppo cuneese, sono composti da Didi alla chitarra e voce, Clod alla tastiera, Fikez al basso e Diego alla batteria. Formatisi nel 1998, vantano, ad oggi, una discografia che vede la produzione di due full-lenght "Pseudomas" e "Bazum", la produzione di cinque pezzi per l'etichetta Loud Blast e l'inclusione nelle compilation di Babylon Magazine e Radio Lupo Solitario.
Musicalmente parlando "Bazum" è un album maturo ed intelligente. Al di sopra degli standard di innovatività, creatività, sonorità e produzione, avvalendoci dei quali cataloghiamo e valutiamo un album, predomina qui, invece, la capacità (non so se innata o se astutamente studiata a tavolino) di mescolare tra loro, con una precisione e una maestria da alchimista, gli elementi e i simboli più in voga nel pubblico pseudo-alternativo o emo-alternativo o semplicemente alternativo attuale. Troviamo quindi: tecnica esecutiva, tecnica compositiva, creatività e "follia" quanto basta affinché tutti notino che vi sono, ma che, allo stesso tempo, non creino restrizioni sul target di pubblico destinato all'ascolto del prodotto; inoltre una produzione e una potenza sonora degna di nomi come Deftones e System Of A Down. Per Dio, non ci troviamo di fronte ad un gruppo pacchiano e insulso come i 36 Crazyfist o i Franz Ferdinand, paladini delle discoteche true alternative, ma l'impatto sull'ascoltatore vuol essere, sebbene percorrendo vie diverse e parallele, lo stesso.
Le influenze musicali dei MDK sono varie. Si va dai System Of A Down su tutti, ai Deftones, ai nostrani Bluvertigo, arrivando ad abbracciare reconditamente (con una piccola forzatura) il Battiato di "Gommalacca" nell'uso dell'elettronica. L'artwork dell'album è molto accattivante e richiama, più nei modi che nel risultato effettivo, quello dei francesi Air (anche se il simbolo della formica mi sembra un po' troppo uguale a quello dei Prodigy). I testi, spesso apparentemente privi di senso e connessione, sono di impronta ironica e mai si accenna al fare satira politica.
Prima traccia dell'album è la scanzonata "Cena Con Delitto", che subito fa capire all'ascoltatore di cosa il quartetto sia capace. Fisarmonica zigana, muro di chitarra elettrica, batteria equalizzata magistralmente che "tira" mostruosamente anche nel semplice 4/4 e voce impeccabile dell'eclettico Didi. Direi un buon biglietto da visita.
Segue "Anal Art", canzone dal testo demenziale ma dalla musica interessante. Subentra un po' di elettronica che va a contrapporsi e sovrapporsi a tratti a riff decisamente crossover. L'elettronica a cui ho accennato ricorda, nella maniera in cui viene usata, i Bluvertigo piuttosto magari che i Rammstein. Quindi diciamo un uso qualitativo e non quantitativo. Unica pecca del pezzo è la metrica del cantato: ci sono troppe parole soprattutto nelle strofe. Questo comunque è un mio parere personale.
"Ecce Homo" è, nelle atmosfere, un pezzo classico di rock italiano. Le sonorità sono però curate all'inverosimile: vi è una saturazione sonora invidiabile data da un mixaggio magistrale. Ascoltare la parte finale della canzone per credere. "La Legge Del Nato Stanco" e "Una Mietitrebbia" spiccano soprattutto per i testi bizzarri, quasi assurdi. Musicalmente parlando, vi è poco al di là del muro sonoro creato dagli strumenti a cui accennavo nella descrizione degli altri pezzi.
Segue "Ali Di farfalla", che vanta la collaborazione di Olly, cantante degli Shandon. Il pezzo ha il suo punto forte nell'orecchiabilità, rimarrebbe in testa a chiunque fin dal primo ascolto. Questa affermazione non va però intesa in senso negativo: gli MDK cercano l'impatto e con questa canzone sicuramente ottengono un risultato invidiabile. E' impressionante vedere come il pezzo rimanga omogeneo nel suo porsi all'ascoltatore nonostante la struttura veda alternarsi continui stacchetti coi fiati e tastiera, riff serrati e potenti e parti incentrate sulla dinamicità e malleabilità della voce. "Ali Di Farfalla" è sicuramente meglio della maggior parte delle canzoni di gruppi ben più decantati (ad esempio i Linea 77).
"Nido" è un pezzo dalle forti tinte elettroniche in cui la tastiera fa un lavoro davvero interessante. Non è facile coniugare distorsioni di chitarra canoniche ed elettronica così bene ed omogeneamente come fanno i MDK. "Linea Marsupiale" ritorna un po' sulle atmosfere e sulle strutture di "Cena Con Delitto". Parti orientaleggianti si contrappongono nettamente a riff alla System Of A Down, dando vita ad un brano da ballare più che da apprezzare per la creatività musicale.
"Igloo" è il pezzo più sperimentale di "Bazum". Molto azzeccato l'uso dei fiati e originale e coinvolgente l'atmosfera che va a creare la tastiera prima che il brano esploda in un ritornello potente e cantato a squarciagola. Il finale è veramente ad effetto, la saturazione sonora è impressionante. A chiudere il pezzo le note dolci del piano che ripetono una melodia malinconica. Questa traccia è una perla all'interno dell'album.
Seguono "Fa Parte Di Me", brano anch'esso sperimentale come il precedente "Igloo" ma meno originale e più da tiro, ed "Ecce homo" rivisitata dai Wireframe in chiave tecnologico-futuristica.
Che dire dei Magazine Du Kakao? In rete e su varie zine vengono presentati come una delle band (da molti la band) più originale del panorama underground. Sinceramente non me la sento di associarmi ad un'affermazione così ampia per comprensione, dato che di gruppi "brillanti", estrosi ed ironici, sebbene ben nascosti, ve ne sono in giro (i Maniscalco Maldestro ad esempio). Ciò che invece mi sento di fare è l'augurio ai MDK di entrare nel cosiddetto mainstream, così da aggiungere al panorama crossover italiano un po' di qualità e non solo quantità.
(Mr. X - Marzo 2005)

Voto: 8


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