MAEL MÓRDHA
Cluain Tarbh

Etichetta: Karmageddon Media
Anno: 2005
Durata: 47 min
Genere: doom metal con influenze folk e epic


Uff, già finite le vacanze... Le giornate si accorciano e l'autunno si avvicina, tanto vale cercare di entrare nello spirito decadente della stagione con qualcosa di appropriato, senza contare che è arrivato il momento di ricominciare a darsi da fare con le pile di materiale rimasto in attesa nella casella postale di Shapeless. Fortunatamente il primo CD che inizia a girare nel mio lettore è questo "Cluain Tarbh" degli irlandesi Mael Mórdha, una band che, stando alle loro parole, avrebbe il merito di aver inventato il 'Gaelic Doom Metal'. Il nome, pur lasciando il tempo che trova (come ogni etichetta un po' altisonante), riesce effettivamente a dare un'idea della proposta del gruppo: su una possente struttura doom, infatti, si innestano le melodie languide e bucoliche della tradizione irlandese, date dall'uso del flauto e da un sapiente utilizzo del pianoforte. Naturalmente non può mancare una discreta componente epica, che conferisce al tutto un'aura leggendaria e guerresca.
I Mael Mórdha si formano nel 1998 per mano di Roibéard Ó Bogail (voce, flauto e piano), a cui, dopo diversi cambi di line-up, si aggiungono Gerry Clince e Anthony Lindsay alle chitarre, Dave Murphy al basso e Shane Cahill alla batteria. La band, prima di arrivare a questo primo full-length, registra ben quattro MCD: "The Path To Insanity" (1999), "The Inferno Spreads" (2000), "Caoineadh Na nGael" (2003) e "Cluain Tarbh" (2004). Dopo questa lunga gavetta, il gruppo irlandese riesce a strappare un contratto alla Karmageddon Media, che decide di pubblicare un primo full length, intitolato ancora "Cluain Tarbh", che raccoglie il meglio dei brani contenuti in questi primi lavori, con la sola eccezione di "The Inferno Spreads", da cui non viene tratto alcun brano. Nel novembre del 2005, infine, i Mael Mórdha firmano un contratto con la Grau Records, che sta per pubblicare il vero e proprio debut album della band, intitolato "Gealltacht Mael Mórdha".
Bene, che dire quindi di questo lavoro? Innanzitutto mettiamo le cose in chiaro: "Cluain Tarb" è un bel lavoro! Forse ancora un po' acerbo, ma trattandosi di materiale datato e non di un vero e proprio debutto, il problema diventa secondario, soprattutto se si considera il buon livello di songwriting e i numerosi guizzi di classe che compaiono in più di un brano.
Il CD si apre con un brevissimo strumentale, "An Tùs", che poi è anche l'unica traccia inedita del disco, per poi lanciarsi subito nell'energica "Winds Of One Thousand Winters", possente e metallica, che non ha niente a che vedere con il doom funereo ma che, al contrario, trova nei toni bassi e cavernosi il suo punto di forza per costruire un brano epico e battagliero. La voce di Ó Bogail si mantiene su toni puliti e le chitarre si distinguono con i loro riff robusti.
"The Serpent And The Black Lake", tratta dal primo MCD, rallenta parecchio i ritmi, lasciando che le chitarre e la voce si trasformino in un lamento di sofferenza. Il brano è abbastanza buono, soprattutto grazie agli interventi di piano e le atmosfere create dal flauto, tuttavia bisogna segnalare una prova un po' troppo sgraziata da parte del cantante che, evidentemente, non aveva ancora trovato la sua dimensione ideale. Molto bella, invece, l'accelerazione centrale, con Ó Bogail a destreggiarsi su toni più rochi e aggressivi, adatti al contesto oscuro della canzone.
Si migliora ulteriormente con "Cluain Tarbh", in cui i Mael Mórdha si mostrano abili compositori, firmando uno dei pezzi migliori del lotto: dopo un inizio folk acustico, il pezzo aumenta di intensità in una cavalcata elettrica tanto classica quanto coinvolgente.
I due pezzi successivi, "I Am The Wench's Bane" e "The Man All Hate To Love", rispolverano i temi musicali più oscuri del doom metal: la prima, che nella sua versione originale durava ben dodici minuti, viene tagliata intorno al quarto minuto, tuttavia rimane ben presente l'atmosfera lugubre e decadente del pezzo. La presenza del violino e l'uso del piano in questo brano richiamano direttamente i migliori My Dying Bride (anche se si sente la mancanza di una voce magistrale come quella di Aaron Stainthorpe). La seconda, invece, mantiene integra la sua durata di dieci minuti e le stesse atmosfere plumbee del brano precedente: le chitarre e il piano punteggiano la composizione di linee tristi, senza però annoiare, grazie a continue accelerazioni, passaggi intricati, stacchi atmosferici e momenti folk. Indubbiamente il capolavoro dell'album: se tutti i brani si assestassero su questi livelli a quest'ora starei gridando al miracolo!
"Pauper Of Souls" rilancia le velocità dei primi brani, giocando nuovamente sul riffing graffiante e aggressivo, mentre la voce del cantante rievoca le urla di Darren White degli Anathema ai tempi di Pentecost III. Un buon brano, ma decisamente sottotono rispetto al pezzo di apertura.
A concludere il tutto troviamo "Realms Of Insanity", altro pezzo del 1999, che mostra una buona varietà di stili, che però restano un po' troppo slegati tra loro: molto buona la parte atmosferica e il riffing 'pachidermico' dei vecchi Anathema, ma l'accelerazione sembra davvero incollata lì per caso, con un accompagnamento di pianoforte davvero fuori luogo che ricorda certi passaggi dei Dimmu Borgir.
Insomma, come dicevo in apertura, il lavoro è più che buono, le potenzialità ci sono tutte e la band sembra in crescita. È palese come i brani tratti dai lavori più recenti sbaraglino quelli più vecchi, segno che la band sta cercando di sgrezzare la sua proposta, migliorando di volta in volta. Non ci resta che aspettare l'uscita del debut album e vedere cosa sapranno creare questi ragazzi, intanto potete ingannare l'attesa con questa raccolta di buonissimo livello.
(Danny Boodman - Agosto 2006)

Voto: 7.5


Contatti:
Mail Mael Mórdha: maelmordha@gmail.com
Sito Mael Mórdha: http://www.mael-mordha.com/

Sito Karmageddon Media: http://www.karmageddonmedia.com/

Sito Grau Records: http://www.grau.cd/label/