MADWORK
Through The Farthest Times... (MCD)

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2003
Durata: 26 min
Genere: progressive heavy


Si presentano davvero bene gli italiani Madwork fin dal momento in cui butto l'occhio sulla copertina del MCD, aspetto piu' appariscente della cura e della passione che il quintetto ha riversato nella realizzazione del booklet e del disco stesso. Cinque tracce piuttosto lunghe, a parte l'intro narrata e la ballad "My Nightmare", secondo i canoni del neo progressive richiedenti tempi piuttosto lunghi per dare sfoggio alla creativita' compositiva, costituiscono il contenuto di "Through The Farthest Times...".
Un vago alone di Virgin Steele, dovuto ad intermezzi narrati e a certe melodie ed incedere epicheggianti, e un approccio moderno alla Pain Of Salvation sono l'ossatura del gruppo, che propone un progressive metal i cui principali richiami sono i soliti Dream Theater e le divagazioni neoclassiche dei Symphony X. Le composizioni sono piuttosto intricate, quasi all'estremo opposto della forma canzone, dove vengono assemblati con perizia pezzi strumentalmente complicati alternando sfuriate dal carattere esplicitamente tecnico e mid-tempo maggiormente melodici che consentono quel tocco heavy anni '80 cui accennavo prima.
L'impressione che riscontro durante l'ascolto e' quella di un gruppo che cerca di concentrarsi soprattutto sull'esaltazione tecnico-strumentale della sezione ritmica, sviluppando intrecci funambolici che raramente concedono aperture verso l'aspetto melodico e atmosferico della musica proposta. Anche per via di una produzione che esalta le tonalita' basse coprendo chitarra e tastiere, la bilancia pende decisamente a favore delle evoluzioni di Carlos dietro le pelli e Mirco al basso, risultando spesso superflue, fastidiose e gratuite. Trovo conferma analizzando le parti vocali in cui si cimenta Jago; pur conscio dei propri limiti, il cantante insiste sul pathos e sul lavoro di toni medio/bassi, cercando la profondita' e il contorno atmosferico. Il problema e' che, per via della sezione ritmica troppo presente nei suoi funambolismi, che in queste situazioni pecca di feeling e gusto, a volte ho l'impressione di linee vocali buttate a caso, non integrate nella metrica e nel contesto, oppure di parte lirica e strumentale che a tratti vanno per conto proprio.
La mancanza principale e' quella del mancato intreccio tra l'impronta epic/heavy, che le melodie di chitarra, tastiere e lo stile del cantato garantiscono, con la matrice progressive del gruppo. E' un po' la ricerca del difficile, della voglia di impressionare con parti troppo studiate che intacca anche la bella "My Nightmares", dove qualche nota e una maggiore dose di sensibilita' porterebbero molto piu' in alto.
Su questo e' importante focalizzare l'attenzione: laddove viene fuori il lavoro di Beppe alla chitarra e Luca alle tastiere si toccano i punti piu' elevati del disco, come gli assoli e gli intermezzi dal carattere atmosferico mostrano appieno. E anche le idee della conclusiva "Breathing Under Water" ci dimostra come i Madwork possiedano molte idee, sviluppando la propria matrice progressiva su coordinate moderne, rimandandomi alle soluzioni adottate dai Pain Of Slavation in "The Perfect Element".
"Through The Farthest Times..." non e' un lavoro confusionario come potrei far credere, ma l'espressione non perfettamente inquadrata di buone idee e di una matrice sonora dalle grandi potenzialita', che necessita pero' di parecchie regolazioni. Mi fa ben sperare per il futuro, speriamo ci sia un adeguato seguito alle mie aspettative.
(Melix - Dicembre 2003)

Voto: 7


Contatti:
Mail: madwork@madwork.net
Sito internet: http://www.madwork.net/