MADWORK
Overflow

Etichetta: Le Parc Music
Anno: 2005
Durata: 49 min
Genere: prog metal elettronico


Gli astigiani Madwork, giunti al loro secondo full-length, il primo non autoprodotto, iniziano a stare stretti nelle etichette che la stampa cerca di affibbiare loro. Si sono resi conto di essere cresciuti, nei sei anni di attività intensa che compongono la loro storia, e di essersi staccati dai canoni e dai luoghi comuni della loro infanzia musicale, fino a raggiungere una propria identità artistica. Così la musica che prima veniva semplicemente catalogata come progressive metal, oggi necessita di una nuova etichetta: la biografia della band cita come possibile definizione un non meglio precisato 'post rock', descrivendolo come un 'mix tra crossover, hard rock e metal'.
Personalmente non me la sento di condividere la scelta del termine 'post rock', dato che mi riporta alla mente le band più disparate tra cui Radiohead, Tortoise, Godspeed You Black Emperor! e tanti altri.
In realtà, abbandonando la falsa credenza che 'progressive metal' sia solo un'etichetta per descrivere tutto ciò che ruota intorno al pianeta Dream Theater e che un album è tanto più prog quanto più si avvicina a "Images & Words", sarebbe il caso di ricordarci come, guardando il senso letterale della parola, 'progressive' sia semplicemente tutto ciò che progredisce, muta, portando la musica oltre i limiti imposti da generi ed etichette. Alla luce di questa definizione i Madwork, con la loro miscela di heavy metal di scuola Queensr˙che/Fates Warning, hard rock e sonorità industriali ed elettroniche, potrebbero tranquillamente rientrare in questa categoria.
Prima di passare a parlare più nello specifico di questo "Overflow", ripercorriamo rapidamente la carriera del gruppo: nati nel 1999, i Madwork si impegnano subito nella composizione di pezzi propri, registrando con cadenza annuale un paio di demo ("Atlantis", "My Midnights"), un MCD di cinque pezzi ("Through The Farthest Times") e, infine, il primo full-length autoprodotto, "Leaving All Behind".
Tornando alla loro ultima fatica, dunque, possiamo dire senza alcun dubbio che la band è riuscita a piazzare un colpo davvero ottimo, confezionando un lavoro professionale e maturo.
Già l'opener "Null" mi aveva lasciato ben sperare, con i suoi riff granitici e potenti e il cantato trascinante di Jago, tuttavia sono i brani successivi quelli che davvero si elevano a livelli ottimi: mi riferisco alle bellissime "World In My Hands" e "Leaving All Behind". La prima è una composizione quasi sinistra, con un cantato sussurrato che poi esplode in un crescendo elettrico; il secondo, invece, è uno spettacolare brano in cui a fare la parte del leone troviamo gli ottimi campionamenti di Luca, che danno vita a un brano industrial robusto, malinconico e accattivante allo stesso tempo.
Molto buone anche "Amused To Death", dove le melodie ariose della chitarra di D.D. Jork danno vita a un pezzo lineare e trascinante, e "The Remedy", in cui la band va ad abbracciare certe sonorità vicine alla dark wave degli anni '80.
Il livello cala leggermente con "Memory Is A Lie" e "Flow", sebbene per motivi opposti: la prima, infatti, è una semi-ballad che, sebbene ben fatta, non riesce a stupire; la seconda, invece, cercando di mischiare melodie e suoni diversissimi (basso slappato, tastiere settantiane e riff granitici) risulta un po' confusionaria.
Piccolezze, comunque, che si fanno perdonare nei brani successivi, che rimangono di alto livello fino alla fine dell'album, in particolare in brani davvero pregiati come "The Sniper" e "Weekend Widow".
Non abbiate timore, dunque, di rivolgere le vostre attenzioni su "Overflow", un album che consiglio caldamente a tutti coloro che, come il sottoscritto, amano le contaminazioni più disparate, capaci di dare una scossa a un panorama che, troppo spesso, tende a ripiegarsi su sé stesso.
(Danny Boodman - Agosto 2005)

Voto: 8


Contatti:
Mail Madwork: madwork@madwork.net
Sito Madwork: http://www.madwork.net/

Mail Le Parc Music: leparc@tiscali.it