MADRYGHAL
Never And Ever

Etichetta: autoprodotto/ distribuzione Underground Symphony
Anno: 2003
Durata: 50 min
Genere: power metal


Le band fatte con lo stampino. Le band pacchiane... avete presente? Questo CD suscita in me due domande: perché viene distribuito? E soprattutto perché invece di cercare di dare spazio all'originalità si appiattisce la scena con questi lavori? Ecco perché all'estero ci prendono in giro e dicono che la nostra scena fa schifo! Grazie! Sento il full length dei Madryghal e sento quello che più o meno un migliaio di band in Italia fanno. "Ever And Ever" è una noia di CD con tanto di cori da osteria, l'unica cosa che si salva sono gli assoli di tastiera e chitarra. Gli altri strumenti sono lontani anni luce. Pezzi tutti uguali. Linee vocali da boccali di birra in mano ed elfi che ti circondano... Sinceramente voglio dire basta a tutto questo pattume.
Esistono gruppi che pur facendo cose già sentite si fanno apprezzare... ma qua è impossibile non annoiarsi. Mancanza totale di originalità. Perché mai dovrei comprare un CD simile? Allora meglio comprare i gruppi originali ai quali la band assomiglia. Questi brani non possono assolutamente essere dediti all'ascolto di una persona matura. Forse a 15 anni mi sarebbero potuti piacere. I primi due pezzi del CD sono "In Another Time" e "Shelter Of Messiah". Li cito insieme perché sono troppo simili. Stessa cosa vale per la leggermente più ispirata "On Purple Words". Ormai il power metal è arrivato ai livelli di saturazione della discoteca. Troppi gruppi che fanno tutti le stesse tre note con tanto di clavicembalo! Basta! E di clavicembalo si parla proprio nella quinta canzone "Once". Il pezzo è preceduto dall'intro "Feel A..." che ci introduce ad una mazurca metal neoclassica. Anche in questo caso salvo il salvabile sottolineando la buona prestazione della chitarra in fase solista. Prestazione che non si ripete per quanto riguarda l'approccio ritmico, spesso ricco di soluzioni troppo già sentite.
La voce è invece inqualificabile. Una lagna senza tiro timbro. Inesistente. "Perpetual End" è invece una piccola boccata d'ossigeno. Questo sesto pezzo risulta il meglio congegnato. Parte con un arpeggio e una tastiera degni di un "Concerto Grosso" dei New Trolls. Questo brano strumentale è molto solenne e soprattutto fa notare un certa sintonia (sinora poco evidenziata) tra tastiere e chitarre. La seguente "The Second End" è un'altra cavalcata neoclassica molto tarantella in the sky. Qui stranamente la linea vocale si fa più interessante e tende a valorizzare il lavoro delle chitarre. Tale normalità termina in un ritornello senza capo né coda. "Nedhea", l'ottavo pezzo, è una ballad mid tempo a metà tra Blackmore's Night e i Manowar. Il pezzo dura cinque minuti... che sembra non passino mai.
Questi Madryghal si rifanno un po' con "Garden Of Memories". Questo pezzo pur rimanendo sempre in ambito power (con tanto di ritornellone da cantare tutti insieme in osteria) offre spunti più interessanti. Da salvare come sempre gli assoli di chitarra e di tastiera. L'ultimo pezzo mi riconcilia solo per pochi secondi con il termine "musica". Dopo un lungo e valido strumentale parte una linea vocale che ripete le note della chitarra (originale)... ed ecco che si ritorna alle solite cose. Il discorso è terminato.
Eviterò di soffermarmi sulla qualità sonora del prodotto riassumendo il tutto nella frase: "la registrazione risulta inaccettabile ai fini della distribuzione del disco da parte di un'etichetta discografica". Non si discute l'amore per la musica di questi ragazzi. Si discute la proposta. Siamo di fronte alla banalità assoluta.
(Majesty - Maggio 2004)

Voto: 5


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