MADE OF IRON
Made Of Iron
Etichetta: Sonic Age Records
Anno: 2004
Durata: 48 min
Genere: heavy metal classico pesantemente influenzato dagli Iron Maiden
Ce la mette davvero tutta questo agguerrito quartetto che propone un metallo vivace e dinamico che si rifà in maniera molto palese (che non è un insulto, per carità) agli Iron Maiden. Eh, si, amici del computer, che a loro piaccia o meno gli ormai ultra-cinquantenni Vergini Di Ferro hanno traviato moltissime coscienze in ogni angolo del pianeta. Da Oslo a Caracas, da Tokyo a Cagliari milionate di giovini lungocriniti con le scarpe da tennis e la propensione a fare rumore ha cominciato a maltrattare gli strumenti musicali grazie alla storica banda d'oltremanica. Non ci vuole Riccardo Bertoncelli per capire che questi quattro ragazzoni di Germania (ma il cantante Nicko e il chitarrista Jim hanno le loro radici in Grecia) devono veramente PARECCHIO alle sopracitate stelle dell'heavy metal. Si può anche intuirlo meglio dopo aver letto la nota biografica della mistica Sonic Age (che è sempre vigile per quanto riguarda i nuovi complessi metallici), che ci rendono chiaro l'arcano: prima di intraprendere la decisione di produrre materiale proprio, i nostri quattro "fatti di ferro" (con Daniel al posto di Holger alla batteria) erano addirittura una cover band degli Iron Maiden. Sempre per citare la nota informativa, i nostri eroi volevano dimostrare con canzoni proprie che il metallo pesante non è morto ma, anzi, è vivo e vegeto più di prima. Dieci in convinzione e coerenza a questi quattro impavidi cavalieri dell'incedere maideniano, che hanno metabolizzato così bene tutte le tipologie della maiden-canzone da forgiare nove pezzi che avrebbero fatto comodo agli eroi di Londra nei periodi più bui (anziché vomitare fuori pigne in culo come "Virtual XI").
Sinceramente... Questo debutto per il complesso ellenico-tedesco scoperto da Manos Kaofakis (boss della Cult Metal Classic e della Sonic Age Records che se ne innamorò subito dopo aver ascoltato il loro demo "King Of All Kings") è un disco fatto bene (mixato da R.D. Liapakis in Germania), suonato da mani capaci e con cognizione di causa, con coerenza, coesione, una valanga di passione e di motivazione. E' superfluo dire che qualsiasi famelico appassionato di metallo pesante come si faceva solo fino al 1986 non resterà deluso o schifato da questi quattro potenti ragazzoni. C'è però un piccolo, piccolissimo problemuccio, proprio piccolo. Personalmente non mi piacciono. Proprio per un cazzo.
Stimo lo sforzo di qualsiasi band per produrre brani propri da poi proporre al mondo esterno per cercare il barlume della notorietà oppure per soddisfare la voglia personale di brandire uno strumento piuttosto che un martello pneumatico oppure un trapano a colonna (che sarebbe anche un'impresa non da poco). Stimo il fatto che proprio il gruppo che ho ora sotto esame abbia abbandonato il losco affare di essere una mera cover band di un gruppo famoso. Purtroppo però non apprezzo in toto la pura proposta dei quattro nostri eroi. Sia ben chiaro, per me uno può anche fare un bel disco senza essere ultra-innovatore, imprescindibilmente astruso ovvero originale a tutti i costi. Basta che uno ci metta il cuore. Il fattore emotivo è quello che conta in fin dei conti, ed è proprio il fattore emotivo che mi fa emettere un giudizio comunque positivo. E' il fatto che sicuramente dentro questi quattro lungocriniti guerrieri del metallo sperduto pulsa un cuore di ghisa che li fa andare avanti ad oltranza che mi fa comunque apprezzare un lavoro che fondamentalmente è all'antipode dei miei gusti personali (sebbene l'idea di fondo non sia pessima, anzi).
Jim, Nicko, Andreas e Holger nelle nove tracce del loro omonimo disco di debutto dimostrano - come già detto in precedenza - che ci sanno indubbiamente fare. Producono brani piùttosto lunghi (con punte di nove minuti nella conclusiva "King Of All Kings") che ovunque mostrano ispirazione puramente Maiden. Le stesse formule che hanno reso icone i cinque londinesi degli dei degli anni '80 le si ritrova sparse lungo tutti i brani. Le classiche cavalcate provenienti in diretta dagli anni migliori di Harris e soci, i temini di chitarra suonati all'unisono (tra l'altro in questo caso suonati uno sopra l'altro, visto che c'è un chitarrista solo), e - cosa che mi ha fatto cadere la carta vetrata dalle mani (stavo carteggiando una ringhiera) - è stata la maniacalità in cui sia stato ricreato il puro suono a-là Dave Murray! Il buon Nicko in teoria dovrebbe aver passato notti insonni nel perfezionare fino nel minimo dettaglio il suo solismo per farlo combaciare - sia nel suono che nei fraseggi - perfettamente a quello del divino puffo biondo. Quello che manca (oltre a delle capienti cucchiaiate di originalità... scusate la cattiveria, a provare a fare i Maiden se studiano un po' ci riescono anche degli scimpanzè) è un cantante come Di'Anno o Dickinson (Bayley era bravo coi Wolfsbane), un bassista stile mietitrebbia (Odino ha forgiato Steve Harris e ha rotto volontariamente lo stampino), una batteria coi mortaretti stile Clive Burr o col bisturi stile Nicko McBrain, e (lo dico fuori dai denti così forse mi passa la gastrite) quello che manca di più sono belle canzoni, porcogiuda.
Spero che i Made Of Iron non me ne vogliano. Al mondo ci sono milioni di persone che hanno i gusti abbastanza diversi tra di loro, vero? Mi dispiace che una copia del loro promo del disco di debutto sia capitata a casa di un Gemonese a cui non piacciono particolarmente i gruppi-clone (a parte Bullett, Paradox, Steeler... che strrrano, sono tutti tedeschi, non è che l'acqua o l'aria teutonica?). Scherzi a parte, le canzoni in sé non fanno vomitare, mi sono spiegato assai male. E' l'assenza (sempre dal mio punto di vista, s'intende) di quel che si dice "pepe in culo" dalle mie parti. Mi spiego meglio: qui e là ci sono spiragli di luce, belle invenzioni melodiche e ritmiche, una sezione basso-batteria che sebbene un po' piattina si fa valere lungo tutti i quarantotto minuti del lavoro in questione, da più parti spuntano ritornelli canticchiabilissimi e assoli da leccarsi le orecchie ed emulare con air-guitar di fronte allo stereo scrauso di casa. Non riesco a digerire il cantante che secondo il mio modestissimo parere è un piccolo incrocio tra Blaze Bailey e Sandro Piccinini (senza offesa, Sandro per me ha una bella voce), non riesco a digerire le tematiche trattate, che per il 60% vertono sull'argomento guerra-santa (se uno che suona con me mi porta un testo intitolato "Fight for the cross.. Die for Jerusalem" sarei indeciso se menarlo oppure fondare un gruppo reggae), mentre l'altro 40% spazia dall'autocelebrazione ("Made Of Iron" di cosa parlerà mai? non proprio della Tour Eiffel... "Never Deny Your Faith" ha il nome in sé, e così via). Secondo il sottoscritto la politica non può trovare spazio né nella musica quantomeno nell'arte, quindi anche le due motivazioni politiche le lascio fuori dal PC, ma non posso continuare a vagliare questo dischetto senza trovare i cosidetti peli nelle uova. Chiedo scusa quindi a chi voleva leggersi la radiografia strutturale di ogni pezzo con la lente d'ingrandimento magari. Ma a questo punto chiedo ancora una volta scusa a Nicko, Jim e Holger (visitai il loro sito fatto coi controcazzi e lessi che cercavano un bassista, le cui caratteristiche dovevano essere la convinzione e i capelli lunghi... vabbeh) per non essere riuscito a farmi piacere il loro comunque valido debutto.
(Piotre - Gennaio 2005)
Voto: 6
Contatti:
Sito Made Of Iron: http://www.madeofiron.com/
Sito Sonic Age Records: http://www.sonicagerecords.com/