TONY MACALPINE
Maximum Security
Etichetta: Squawk Records
Anno: 1987
Durata: 47 min
Genere: Metal Strumentale (guitar hero)
"Maximum Security" è il secondo lavoro di questo fenomenale chitarrista. Come era prevedibile lo sconvolgimento portato dalle tecniche chitarristiche di Yngwie Malmsteen si era espanso a macchia d'olio e Mike Varney ne ha approfittato producendo un'infinità di lavori di ottimi musicisti.
Tony Macalpine resta a mio avviso uno dei migliori esponenti di questo metal strumentale e il mio giudizio non si basa tanto sulla tecnica individuale sullo strumento, già di per sè mostruosa, ma principalmente sul songwriting. Tony Macalpine conferma non solo di avere un'eccellente padronanza dello strumento ma anche di saper coinvolgere l'ascoltatore con melodie raffinate, azzeccate e potenti.
Quello che purtroppo si riscontra un po' su tutti questi lavori basati sul solismo di chitarra è una sorta di autocompiacimento, magari non voluto, che però porta inevitabilmente l'ascoltatore non esperto (cioè il non chitarrista) e qualche volta anche quello più rodato a non resistere fino alla fine del disco.
L'album ha 10 brani, uno dei quali è di Chopin e ci dà la possibilità di apprezzare Tony Macalpine come pianista, con risultati decisamente non inferiori alla 6 corde (infatti è anche un eccellente tastierista)! (per me rende meglio al pianoforte che con la chitarra...!!! - nd teonzo)
Considerandolo in veste di vinile, a livello generale "Maximum Security" ha una prima facciata di altissima qualità, la seconda invece tende a far sbadigliare in più di qualche occasione.
Come dicevo una delle caratteristiche più significative di Macalpine è proprio la sua capacità di trovare melodie accattivanti supportate anche da un'adeguata sezione ritmica, cosa che talvolta viene trascurata da alcuni guitar hero. Gli assoli sono fluidi e tutto sommato non danno l'idea di essere buttati là, solo in qualche occasione possono sembrare più improvvisati. A questo proposito è importante dire che, oltre alla presenza alla batteria di due personaggi del calibro di Deen Castronovo e Atma Anur, abbiamo qualche performance solistica di Jeff Watson e di George Lynch con risultati molto interessanti.
I primi 4 brani scorrono via bene e le parti chitarristiche restano ben impresse ed anche canticchiabili, in particolare "Key To The City" (la quarta canzone) è forse una delle più belle dell'album. Purtroppo, come dicevo in precedenza, già a partire dalla sesta si comincia a perdere un po' di originalità; un recupero c'è con "Dreamstate", la nona canzone, ma non è sufficiente a collocare questo album nell'olimpo dei dischi da avere. Sicuramente resta uno dei migliori lavori in assoluto se paragonato alla produzione dei guitar hero dell'epoca, e comunque tirando le somme abbiamo almeno la metà dei brani ad alto livello, un paio che fanno sentire cose già presenti negli altri e i rimanenti che non danno grossi sussulti.
Ovviamente per i patiti del tecnicismo sulla 6 corde questo è pane per i loro denti!
(Disconnected - Ottobre 2002)
Voto: 8