LYKATHEA AFLAME
Elvenefris
Etichetta: Obscene Productions
Anno: 2000
Durata: 72 min
Genere: grind/death ipertecnico melodico
Al mondo ci sono i gruppi normali, e una stretta minoranza di gruppi di livello superiore. I Lykathea Aflame di sicuro appartengono alla seconda categoria, mi hanno fatto letteralmente cadere la mascella!!!
Intanto va detto che i Lykathea Aflame sono un quartetto proveniente dalla Repubblica Ceca (Praga per la precisione), nato dalle ceneri degli Appalling Spawn, un gruppo che aveva sfornato un solo album un paio di anni prima che purtroppo mi manca. Il gruppo è composto da Ptoe (voce e chitarra), Tom Corn (batteria), Andy Maresh (basso) ed Ondra Martinek (chitarra). "Elvenefris" è il loro primo e per ora unico album, e comprende 10 canzoni più outro per la bellezza totale di 72 minuti.
Lo stile dell'album è piuttosto difficile da inquadrare: nelle loro canzoni possiamo trovare le sfuriate ed il caos del grind, parti di death tecnico, parti melodiche e tranquille, ed anche un sacco di influenze di musica araba sparse dappertutto. Detto così sembra un pastone, ed in effetti lo è, ma la cosa che stupisce è che tutte le loro canzoni filano via lisce che è un piacere. I Lykathea Aflame hanno una dote rarissima, quella di rendere scorrevole tutto quello che fanno, qualsiasi cosa sia, chiaro segno di eccellenti doti come compositori ed arrangiatori, ed anche e soprattutto di eccellenti doti tecniche.
Tanto per darvi un'idea l'ottava canzone "Sadness And Strength" dura 8 minuti, e dentro ci si trova di tutto: sfuriate grind con la batteria in blast beat, parti grind con una chitarra acustica che suona delle melodie arabe, stacchi melodici sognanti, parti techno-death, parti di death melodico, uno stacco finale melodico con le tastiere in primo piano... di tutto e di più!!! E la cosa spaventosa è che questi 8 minuti non sono per nulla pesanti, anzi, appena finisce ogni volta penso "cazzo, peccato, è già finita"...
In pratica tutto l'album è una prova di ecletticità spaventosa da parte del gruppo. La componente grind è bella presente, così come quella melodica, e si bilanciano in maniera spettacolare. Occhio che quando parlo di grind intendo la frangia tecnica del genere, non i gruppi che suonano alla cazzo per fare casino: i Lykathea Aflame sanno fare musica pesante e caotica, ma resta sempre musica ipertecnica e controllata a perfezione. Il batterista è semplicemente spaventoso: riesce a pestare come un dannato quando c'è da andarci di violenza, dimostrando allo stesso tempo un tocco ed una precisione spettacolari (niente taroccamenti qua dentro), ed anche nelle parti più rilassate riesce ad essere ad alti livelli. I due chitarristi ed il bassista non sono da meno, anche loro riescono ad essere ad altissimi livelli in ogni situazione, dimostrando un'ottima padronanza dei propri strumenti. Anche la voce varia: passa da un growlone modello lavandino intasato ad una voce pulita e sognante, ottima in entrambi i casi. Va detto che in molti punti dell'album ci sono anche delle tastiere (suonate in qualità di session da Pavel Marcel, il produttore dell'album), che restano quasi sempre in sottofondo a fare da tappeto, senza risultare invadenti e donando uno spessore maggiore alla musica dei Lykathea Aflame.
Tutto questo per descrivere le prime 10 tracce dell'album, per un totale di 61 minuti. Finita la decima traccia comincia il lungo outro "Walking In The Garden Of Ma'at", un brano da 11 minuti di ambient/new age, in cui sono presenti solo delle tastiere rarefatte accompagnate dal cinguettio di vari uccellini. Può sembrare una forzatura mettere un'outro così lungo e di uno stile così diverso dal resto dell'album, però non lo è affatto. Sia perché le atmosfere sono simili a quelle del resto delle canzoni, sia perché aiuta a rilassare l'ascoltatore dopo un assalto sonoro durato un'ora: è come correre sotto al sole rovente per un'ora, e poi fermarsi dieci minuti a mangiare un gelato sotto l'ombra di qualche albero. Inoltre si sposa benissimo con lo spirito dei testi: al contrario delle solite tematiche ricorrenti in questo genere, i Lykathea Aflame parlano della natura e della filosofia interiore, tenendo un approccio positivo e rilassato, senza accenni alla violenza di nessun tipo, tutt'altro.
La produzione di questo album è ottima: i suoni sono belli definiti e potenti, e la cosa più meritevole è che sono tutti amalgamati per bene. Suppongo che il produttore sia impazzito nel registrare questo album e nel farlo rendere a questa maniera, anche se di sicuro è stato facilitato dal fatto che questi 4 musicisti sono delle bestie. La confezione dell'album è molto buona, tutto l'artwork ricorda le atmosfere dei templi dell'Asia Minore, e queste tematiche sono richiamate anche nei testi e nel nome del gruppo.
Questa recensione può sembrare un po' esaltata, e difatti lo è: ho comprato questo CD due settimane fa, ed ormai l'avrò ascoltato almeno 30 volte... Io posso solo ripetere che quest'album mi ha veramente fatto paura ai primi ascolti, ed adesso lo adoro. Di sicuro per me i Lykathea Aflame sono stati la miglior scoperta dell'ultimo anno assieme a Phantasmagory, Maudlin Of The Well e Hematovore. Se vi piace il metal estremo ipertecnico allora fate vostro questo album, anche perché ormai è difficile da trovare, meglio approfittarne ora prima che diventi introvabile. Non do 10 come voto perché secondo me hanno ancora un minimo margine di miglioramento.
(teonzo - Luglio 2003)
Voto: 9.5
Contatti:
Sito Obscene Productions: http://www.obscene.cz/
Questo disco è un capolavoro, e non capisco come mai non ne abbia
praticamente mai sentito parlare dai metallari italiani. Musica
originale, estremamente varia e mutevole (dalla violenza al sogno),
con un feeling particolarissimo (quasi "new age" grazie anche alle
tastiere di sfondo) rispecchiato anche nei testi ben fatti, e con una
tecnica strumentale notevole. In particolare darei una medaglia al
batterista Tom Corn, che nel suo paese ha la meritata fama di essere
uno dei drummer migliori. Nel disco compaiono una serie infinita di
cambi di tempo, ma sono eseguiti con una fluidità e un gusto tale che
è come se il tempo non ci fosse, c'è la sensazione di trovarsi di
fronte a qualcosa di naturalissimo; insomma scordatevi i cambi di
tempo "bruschi" tipici del death metal. Anche secondo me i Lykathea Aflame
hanno un minimo di margine di miglioramento, per esempio nella voce
growl (comunque ottima) che ha pochi bassi per i miei gusti (non so se
sia una questione di registrazione, penso di no a sentire la qualità
del suono degli altri strumenti).
(bist - Luglio 2003)
Voto: 9.5