LUNATIC GODS
Inhuman & Insensible
Etichetta: Polyphemus
Anno: 1995
Durata: 44 min
Genere: avantgarde death/black
Questo è l'album d'esordio degli slovacchi Lunatic Gods, uscito per la defunta label siciliana Polyphemus Records. Ed è un album che al primo ascolto spiazza di brutto tutti quanti, visto che il loro stile è molto personale e strano. Si tratta di un misto tra death, black, parti elettroniche e melodie cantilenanti dal sapore folk. Detta così sembrerà un pastone assurdo, viene da pensare che siano stili troppo in contrasto per poter vivere assieme... eppure i Lunatic Gods ci riescono in pieno, fanno del contrasto sonoro un arte.
Nella stessa canzone possiamo trovare parti di batteria tirata molto simili a quelle che si trovano nel black di stampo svedese, poi assieme ci sono dei bei riff incazzati stile death floridiano, a cui vanno aggiunte delle parti di tastiera con suoni elettronici quasi dance (nel senso di dance truzza!) e un cantato molto vario, che passa dalla voce pulita al growl ed allo screaming. Un bel minestrone insomma! Eppure è riuscito benissimo, una volta superato lo chock dei primi ascolti questo è un album che si fa apprezzare molto, a patto che nei propri gusti rientri la musica sperimentale.
La formazione è a 6 elementi, con due cantanti a dividersi i vari stili, un chitarrista (Hirax, la mente del gruppo), bassista, batterista e tastierista. Come tecnica siamo su alti livelli, ci sono dei passaggi molto articolati e difficili (in particolare per i controtempi di batteria), ma ci sono anche momenti più rilassati, in cui non si esibiscono in finezze tecniche ma danno la priorità alla melodia ed al feeling. Il ruolo principale è quello svolto dalle tastiere, che sottolineano sempre tutti i cambiamenti di umore delle canzoni: passano da tappeti atmosferici e malinconici, a parti puramente dance con suoni elettronici, a parti cantilenanti tipo carillon ed anche a suoni tipo organo di chiesa. Spesso sono in contrasto col resto degli strumenti, ma gli arrangiamenti sono sempre studiati a perfezione per la situazione in cui si trovano. Insomma, per fare un esempio potrei paragonare la musica dei Lunatic Gods ai cibi agrodolci: mescolano il dolce e l'acidità, due elementi contrastanti, ma che se bilanciati bene (e se rientrano nei gusti di chi mangia) danno ottimi risultati.
La produzione dell'album è ottima e non teme il confronto con quelle attuali, se poi pensiamo che se lo erano registrati da soli in Slovacchia 7 anni fa allora il tutto ha del miracoloso! La confezione non è il massimo della vita visto che è un po' scarna e l'artwork non è molto affascinante. Purtroppo nel libretto non sono compresi i testi delle canzoni, ma titoli come "Don't Fuck Me", "Fucking Religions" e "The Pigs" credo parlino da soli.
In conclusione questo è un album totalmente da riscoprire, i primi 3 album usciti per la Polyphemus sono tutti e tre delle gran figate (gli altri due sono l'esordio "Wish I Could Dream It Again" dei Novembre, e "Research" dei Sinoath). Io lo consiglio vivamente a tutti gli amanti della sperimentazione nel metal estremo. Gli altri potrebbero trovare un disco troppo difficile da digerire, ma provare non fa mai male. Vi consiglio di andare sul sito del gruppo e scaricare l'mp3 della strumentale "Eternal Pain", per me la migliore canzone dell'album, e capace di darvi un'idea del loro stile.
(teonzo - Giugno 2002)
Voto: 9.5
Contatti:
Sito internet: http://www.lunaticgods.sk/
Quando il black stava solo cominciando a vedere nuove vie per esprimersi,
arricchendosi con l'impiego delle tastiere per poi in seguito destrutturarsi
del tutto, mentre il death viveva una sua brillante fase sperimentale, vi
erano i misconosciuti Lunatic Gods, che nella loro piccola Slovacchia, in un
est europeo fucina di talenti che il buon teonzo si sta faticosamente (come
sempre) portando a casa, davano alla luce un inaspettato capolavoro. La
matrice death/black viene così impreziosita e alterata con influenze
distanti tra loro, inconsuete, stranianti, ed in definitiva affascinanti, in
cui fa capolino una sensibilità tipica di quelle regioni. Una gemma da
scoprire.
(Orion - Luglio 2002)
Voto: 9