LOST FATE
Where Dreams... Have No End
Etichetta: Secret Port Records
Anno: 2004
Durata: 44 min
Genere: heavy metal melodico
I greci Lost Fate giunsero all'esordio con questo "Where Dreams... Have
No End" grazie all'allora attivissima Secret Port Records. Leggo nella
loro biografia che si formarono nel 1998 con il nome di Guillottine per
iniziativa dei fratelli Krimitzakis (Nick alla chitarra e Kostas al
basso) e del cantante Peter Panatogiu. La line up che registrerà il
disco in questione si stabilizzerà solo l'anno seguente grazie agli
innesti del batterista Nick Anastasiadis e dell'altro chitarrista
Panagiotis Bonanos. Con questa formazione i nostri iniziano a farsi
conoscere in giro, fanno uscire il demo "The Fate Of Humanity...?",
cambiano nome nell'attuale Lost Fate e si esibiscono diverse volte dal
vivo. Nel 2002 iniziano le registrazioni per l'album in questione, che
uscirà solo due anni più tardi. Leggo anche che le session in studio
sono state lunghe e diluite nel tempo, e intuisco tra le righe che i
brani sono stati oggetti più volte di aggiustamenti, riarrangiamenti
ecc. Torando al disco, dicevo che uscirà solo nel 2004 visto che
proprio in questo anno viene raggiunto l'accordo con la Secret Port
Records.
Per quanto riguarda la musica vera e propria, diciamo che i Lost
Fate dell'esordio suonano heavy-metal melodico, piuttosto influenzato
dagli Iron Maiden, o meglio, l'influenza di fondo sembra essere quella
di Steve Harris e soci (e gruppi derivati, ovviamente). Però liquidare
i Lost Fate come modesti replicanti della vergine di ferro sarebbe
superficiale e, in fondo, anche errato. Gli Iron ci sono, e sono ben
presenti nei giri di chitarra e in diverse strutture di pezzi, però c'è
anche altro in questo bel disco. C'è la voglia di provare a proporsi in
maniera anche personale, con lievi arrangiamenti tastieristici che
spesso sortiscono il loro buon effetto. Ci sono canzoni che funzionano
perché valide come scrittura, indipendentemente dalla musa ispiratrice.
C'è un gruppo che convince più per la bontà delle proprie idee che per
il lavoro certosino in studio, anzi.... Questo è un disco che
probabilmente alla Century Media o alla Nuclear Blast avrebbero gettato
nel cestino, sbagliando, aggiungo. Certo, i cinque greci non brillano
per originalità o per capacità esecutive, ma alla lunga l'ascolto del
loro disco risulta più piacevole di tanti album suonati e prodotti
meglio. Semplicemente perché i Lost Fate hanno delle buone doti
compositive, ottime a tratti; magari avrebbero avuto bisogno di
qualcuno che valorizzasse i loro sforzi, però se visto nella sua giusta
ottica "Where Dreams... Have No End" è molto bello. Prendiamo un pezzo
come "Drained", il secondo in scaletta. Raramente mi è capitato di
ascoltare brani cosi belli e trascinanti in produzioni strettamente
underground. Il sottile velo di tastiera dona una certa aurea "epica"
al riffing arrembante della strofa. Che poi ci siano leggere
imprecisioni nell'esecuzione o che il cantante fatichi non poco a
tenere "ferma" la nota, beh... è un altro discorso. L'unica cosa certa
è che questo è un gran brano. Anche la costruzione degli assoli di
chitarra sa tanto di sere passate a suonare in camera davanti al
proprio piccolo amplificatorino. Insomma.. il pezzo trasuda passione da
tutti i pori!!! Ma non è l'unico. Anche il seguente "Lost Fate", più
cadenzato, funziona a dovere, per quanto una produzione deficitaria non
invogli inizialmente l'ascolto (sentite il vuoto nelle prime battute!).
Come ulteriore riferimento provate a pensare alle cose degli ottimi
Poverty's No Crime dei primi album, ecco.. siamo vicini. I nostri poi
non si nascondono dietro velocità eccessive o riffing ultrasaturi,
concedendosi addirittura rischiosi rallentamenti sui ritornelli
affidati a più voci. E per quanto la produzione non li aiuti mi sento
di dire che la stoffa c'è, eccome! Altro bel brano risulta essere
"Silent Faces", che ci conferma ulteriormente le buone capacità dei
nostri di costruire pezzi scorrevoli e trascinanti. I riff si
incastrano in maniera del tutto naturale e più volte durante l'ascolto
del disco viene da pensare che questi ragazzi, per quanto amatoriali
nell'approccio, sono molto bravi.
Quando poi alle mie orecchie arrivano le note della power-ballad
"Moments Of Life" non posso che confermare quanto detto: i Lost Fate
sono un gruppo sicuramente interessante. Un gruppo che avrebbe bisogno
prima di tutto di un aiuto esterno, di una produzione migliore (oltre a
un auspicabile miglioramento tecnico individuale); la materia prima,
quella più importante, però c'è... eccome se c'è. I Lost Fate hanno
talento e spero di sentire presto altre loro produzioni.
Per il momento chi apprezza gli Iron Maiden più melodici e il
metal classico in generale potrebbe iniziare a fare un pensierino su
questo disco. Si tratta di una pietra grezza, che brilla di luce
propria ma che necessiterebbe di un'accurata pulizia/lavorazione per
splendere a dovere. Non una capolavoro o un disco imprescindibile, solo
un onesto album pieno di belle melodie e valide canzoni. Ogni tanto lo
riascolto con piacere e questa, al di là di tutte le considerazioni, è
la cosa più importante. Bravi Lost Fate!
(Linho - Febbraio 2006)
Voto: 7
Contatti:
Sito Secret Port Records: http://www.secretport.com/
Devo dire la verità, non mi ero accorto che questo CD fosse già stato recensito sulle pagine di Shapeless (insomma, tra migliaia di recensioni è difficile tenere il conto di tutto!), così mi sono messo d'impegno e ho ascoltato più volte questo lavoro dei Lost Fate, cercando di farmi un'idea organica per la recensione. Poi, poco prima di iniziare a scrivere, mi sono ritrovato a spulciare l'archivio ed ecco qui questo “Where Dreams... Have No End” già recensito da Linho. Be', meglio così, visto che lui ha già messo giù gran parte delle considerazioni che mi erano venute in mente su questo lavoro e dal momento che mi trovo perfettamente d'accordo col suo giudizio non c'è molto altro che potrei dire. Da parte mia, posso solo aggiungere che questo CD, pur avendo dei difetti e dei passaggi che potrebbero essere migliorati, come ad esempio la voce di Peter Panatogiou, che proprio non riesce a convincermi, mostra una freschezza innegabile a livello di scrittura: i Lost Fate, infatti, pur essendo vicini al power metal, non si appiattiscono su quelle soluzioni abusate del genere, ma giocano di fino su diversi aspetti. La vena maideniana è ben presente e dà un'impronta più classica ai brani; la sezione ritmica non si incaponisce su ritmi serrati di doppia cassa, ma al contrario predilige dei tempi solidi ma meno inquadrati, le composizioni spaziano con tranquillità dai momenti pi aggressivi a quelli più rilassati e non hanno paura di rallentare e puntare sulla melodia più semplice e pura.
Insomma, i Lost Fate sono un po' quella classica formazione che non inventa niente, ma che sa gestire bene i suoi pregi ed anche i suoi difetti, senza strafare. Non sarà un album che vi cambierà la vita, ma perché non aggiungere un buon tassello alla vostra collezione?
(Danny Boodman - Novembre 2008)
Voto: 7