LORDIAN GUARD
Sinners In The Hands Of An Angry God

Etichetta: Hellion
Anno: 1996
Durata: 45 min
Genere: epic


Secondo progetto dei Lordian Guard di Tsamis (V. altra rece) che porta avanti le sue storie di dark epic dai contenuti ultra-religiosi. Infatti si parla ancora di creature sataniche, di armate angeliche, di giorno del Giudizio, della gloria di Dio, e via di seguito.
Interamente suonato da Tsamis, con la sempre presente sua donna Vidonne Sayre Riemenschneider alla voce, l'album parte alla grande con un brano quasi power: "Battle of the Living Dead" e' una canzone spettacolare nella migliore tradizione dei capostipiti Rainbow, e infatti ascoltandola mi balzano subito in mente Blackmore, Dio e Powell, perche' sia il ritmo sia i passaggi strumentali sia la struttura delle parti vocali vanno a pennello con la canzoni del periodo "Rising" / "On Stage" / "Long Live Rock'n'Roll" dei padri fondatori e ispiratori del genere. Una grande canzone che e' stata ripresa in modo ancor piu' riuscito e spettacolare a fare da opener nell'album della reunion dei Warlord (con una maiuscola prestazione alla batteria di Mark Zonder). "Behold a Pale Horse" e' classico materiale Lordian Guard, ira divina che riduce la terra in cenere, e quant'altro. Ottimo il finale di questa canzone. Poi "Stygian Passage", purissimo e incontaminato epic, una bella canzone che pero' a mio giudizio viene penalizzata dalla voce di Vidonne, veramente troppo troppo monocorde. In compenso le parti di chitarra in questa song mi piacciono un casino. A seguire c'e' anche il Vangelo, con "Golgotha", sempre a martellare con testi religiosi. E via ancora con la lenta e coloratissima chitarra di WJT... ma come diavolo riesce a essere cosi' evocativo quell'uomo? Comunque in questa canzone suona anche l'organo, e l'effetto globale di tutti i suoi arrangiamenti e' semplice e superbo. Sempre di religione si tratta nelle canzoni successive, da "Father" (scritta subito dopo la morte del padre, che lo aveva spinto da ragazzino a imparare a suonare la chitarra) alla splendida "Sinners in the Hands of an Angry God", vero capolavoro della musica dark epic (diversi cambi di tempo, chitarra divina, finale da antologia, nove minuti e passa per spiegarci quali rovine ci attendano se continuiamo a errare sulla via del peccato) che andrebbe fatto ascoltare agli inebetiti poweromani che sostengono che non c'e' alcuna differenza tra epic e power. Si chiude con "Children of the King", solita canzone d'adorazione religiosa: la musica pero' e' bella, come sempre.
Un disco diverso, purtroppo anch'esso difficile da reperire cosi' come il primo lavoro, che ogni amante dell'epic vecchio stile (dai Dust ai Rainbow ai Manilla Road ai Cirity Ungol) deve obbligatoriamente avere nella propria discografia. Una volta superate le riserve sui testi esaltati, si puo' concentrarsi sulla struttura delle canzoni o anche solo lasciarsi andare alla melodia e alla potenza evocativa di Tsamis, personaggio schivo e riservato e dall'enorme talento musicale. Tra l'altro da solo riesce a fare un ottimo lavoro anche suonando le parti di altri strumenti. In particolare con la batteria programmata se la cava con molto piu' estro di quanto non facciano altri del suo settore (De Feis, ascolta e impara!) o soprattutto quei cazzari delle doppie casse triggerate che lavorano nel power.
Album bellissimo, solo per palati raffinati.
(Mork - Luglio 2002)

Voto: 8.5