LORDIAN GUARD
Lordian Guard

Etichetta: Hellion
Anno: 1995
Durata: 36 min
Genere: epic


La Guardia repubblicana del white metal!
William J. "Destroyer" Tsamis, il signore della guerra dei Warlord, non va tanto per il sottile quando si tratta di decidere la punizione per gli empi: le armate degli Angeli del Signore arriveranno al comando dell'arcangelo Michele e faranno scempio dei ribelli. Qui non si parla di redenzione o altro, come farebbe un credente moderato. No, qui si va giu' pesante di spada e di fiamme infernali e di punizioni, ce n'e' per tutti. Sono in arrivo le mazzate insomma!
Con questi testi allegri (ma in fondo all'album c'e' una canzone di natale giusto per darci un ultima chance di redimerci prima che arrivino le botte ;) ) il grande chitarrista autore del capolavoro "And the Cannons of Destruction Have Begun" si ripresenta al pubblico dei suoi fan irriducibili con i due esperimenti solisti dei Lordian Guard. Una band che di fatto non esiste essendo composta dallo stesso Tsamis che si avvale dell'apporto della sua donna Vidonne Seire Riemenschneider alle parti vocali, e almeno in questo primo album anche di un session man alla batteria, tale Michael Cerularius (che mi sa tanto di pesudonimo... mah...) .
Il genere e' quel dark epic che andava di moda nella prima parte degli anni '80, piu' lento, cadenzato e ragionato (e assai meno solare) di quello riproposto piu' avanti da molte band in cerca di gloria e fama (e soldi facili), e questo vuol anche dire musica ricca di sonorita' e allo stesso tempo scarna di effetti e riempitivi inutili. Ogni nota e' al posto giusto, non c'e' niente che distragga l'ascoltatore che e' libero di concentrarsi su ogni singolo strumento e sulle parole, e di godere come un riccio.
Si apre con la bellissima 'War in Heaven', che parla dell'annientamento delle armate infernali a opera di quelle celestiali (..i cadaveri dei Serafini traditori che vengono divorati dai mangiacarogne infernali..) e gia' qui si possono notare due cose: la chitarra di Tsamis suona bene come non mai, e' arte pura, racconta storie in maniera sempre piena di fantasia ed epicita', senza inutili corse mirate a saturare l'ascoltatore.. un po' come ha sempre fatto tale Ritchie Blackmore (vocazione di cantastorie...); e la seconda cosa e' la voce monotona anche se in parte fascinosa di Vidonne, che pur dando un'impronta fuori dei canoni del genere a tutto il lavoro, non e' molto varia nel suo incedere e questa e' una cosa che personalmente un po' mi pesa (ma questo e' un difetto che ho gia' riscontrato nelle voci "pulite" femminili nei vari generi collegati al metal, una certa uniformita' che ha paura di rischiare, motivo per cui solitamente nel metal preferisco le donne incazzate e graffianti dei filoni piu' tirati). 'War in Heaven', dicevo, e' una canzone bellissima e varia, e il livello rimane alto con l'epicissima 'Winds of Thor' e con 'Lost Archangel', che introducono quel piccolo gioiello che e' 'My Name Is Man': l'avvento dell'uomo nella valle dell'Eden prima della cacciata. Una canzone che inizia quasi timorosa come le prime occhiate e i primi pensieri del primo uomo, e che pian piano si risveglia e si riempie di gloria nel finale, quando l'Uomo diviene conscio della propria grandezza. Questa canzone, come gia' altre dei Lordian Guard, verra' poi ripresa da Tsamis nella nuova incarnazione dei Warlord, e nella versione (con il grande Zonder alla batteria) la parte vocale a mio giudizio viene resa decisamente meglio dall'hammerfalliano Cans (incredibile!) e da' una dimensione piu' compiuta a questa piccola gemma dimenticata della musica epic. A seguire c'e' 'Revelation XIX', con i soliti testi iper-religiosi sul nuovo avvento del figlio di Dio, e poi l'album si conclude con la gia' citata canzone natalizia, 'In Peace He Comes Again', l'unico pezzo dell'album sotto i 4 minuti. Dimenticavo infatti di dire che la durata media delle altre canzoni e' prossima ai 7 minuti, ma sono tutti minuti spesi bene, credetemi.
Un lavoro personale, artistico, inciso e confezionato con pochi mezzi, di un musicista da culto molto particolare, che necessita di molti e molti ascolti per essere apprezzato nella sua raffinatezza. Io ci ho messo quasi un anno a farmelo entrare sottopelle, ma e' un po' cosi' per tutto l'epic di quegli anni: lento, intimista, e spesso apocalittico. Per i metallari dell'ultim'ora che possono avere difficolta' nel capire questo album (purtroppo di assai difficile reperibilita') consiglio di partire da 'Cannons' dei Warlord, di ascoltare poi un casino di volte 'Rising Out of the Ashes', l'album della reunion Warlord (V. rece a parte), dove sono ripresi ottimamente alcuni di questi brani soprattutto grazie a sua maesta' Zonder: oltre a 'My Name is Man' troveranno anche 'War in Heaven' e 'Winds of Thor'. A questo punto possono tornare indietro e affrontare i Lordian Guard (e poi via via tutto il vecchio epic primordiale) con piu' facilita'. Io personalmente ho preferito la via cronologica, ma e' solo una questione di scelta personale.
Il meglio dei Lordian Guard comunque doveva ancora venire.
(Mork - Luglio 2002)

Voto: 8