LOOKING 4 A NAME
Tetragram
Etichetta: Valery Records
Anno: 2007
Durata: 75 min
Genere: prog metal / rock
Un paio d'anni fa avevo già avuto modo di elogiare i Looking 4 A Name,
progetto nato dalla mente di Larsen Premoli, talentuoso tastierista che
conosciamo per la sua militanza nei Fire Trails di Pino Scotto. Il
precedente lavoro autoprodotto, "Looking For...", mi aveva colpito
favorevolmente per la sua capacità di rileggere gli stilemi del
progressive con un piglio personale, uno stile che pescava dall'hard
rock al prog rock settantiano e una componente tecnica davvero degna di
nota. Sono stato molto contento, quindi, di vedere realizzarsi questo
primo full-length prodotto con l'ausilio della Valery Records, la
stessa etichetta dell'ultimo disco dei Fire Trails.
La domanda che si pone, quindi, è più che naturale: i Looking 4 A
Name saranno in grado di mantenere le ottime premesse di "Looking
For..."? Fortunatamente la risposta è più che positiva: "Tetragram" si
conferma un lavoro di altissimo livello che, nonostante la durata
elevata, riesce a tenere desta l'attenzione dalla prima all'ultima
traccia.
I Looking 4 A Name costruiscono un concept album elaborato e
sfaccettato: ci sono due brani di apertura e 'presentazione', poi
seguono quattro suite, ciascuna divisa in altrettante parti, dedicate
ognuna ad uno degli elementi classici (terra, aria, acqua e fuoco).
Infine, a conclusione del tutto, ci sono altri quattro brani che
portano alla fine del CD. Come si può intuire, di carne al fuoco ce n'è
tanta, anzi, qualcuno potrebbe anche storcere il naso di fronte ad un
progetto così ambizioso, ma la band si dimostra abilissima nel gestire
una tale massa di composizioni e il tutto, a conti fatti, si rivela
incredibilmente equilibrato.
Inizialmente devo dire di essere rimasto un po' basito
dall'ascolto della prima traccia del CD: "The Beast", infatti, pur
essendo un brano di tutto rispetto, non era riuscito a convincermi
completamente. L'impressione era che il gruppo fosse un po' rientrato
in quei canoni del prog metal virtuoso che, tutto sommato, sapeva di
già sentito. Fortunatamente questa impressione viene spazzata via man
mano che le traccie si dipanano una dopo l'altra.
La calda "Tetragram" fa da preludio alla "Earth Suite", dedicata
appunto alla terra e subito si vede di che pasta sono fatti questi
ragazzi: il songwriting è di livello altissimo; le composizioni si
fanno sempre più sfaccettate e la personalità dei musicisti si fa
palpabile. La suite resta fedele all'elemento da cui trae ispirazione:
i ritmi sono caldi e avvolgenti grazie ad un ottimo lavoro alle
percussioni, le melodie sono mutevoli e selvatiche e riportano alla
mente quei paesaggi lussureggianti creati dagli Angra in "Holy Land".
Si passa alla "Water Suite" e il livello resta ancora molto elevato:
questa volta la musica diventa più fluida, più gioiosa, sembra proprio
sgorgare e zampillare come una sorgente d'acqua. L'uso del pianoforte
da parte di Premoli in questo contesto è adattissimo e anche
l'intervento sporadico di suoni di flauto aiutano a dare la giusta
atmosfera ai brani. Nelle quattro tracce che compongono questa suite è
il prog rock classico a farla da padrone, con richiami ai Genesis e
agli Yes più solari.
Arriviamo alla terza suite, dedicata all'aria, e a mio parere si tocca
l'apice. La musica si dilata ancora di più, diventando più rarefatta,
più elegante e delicata. Tutta la band inizia a giocare su ricami
raffinati, con uno stile che ormai unisce le influenze più disparate.
Dal pomp rock, al neo-prog, arrivando addirittura a sfiorare territori
vicini al pop/rock e perfino al jazz (ascoltate "Fragile Existence" e
ditemi se non merita un applauso a scena aperta).
Arriviamo quindi alla "Fire Suite" e qui, come probabilmente vi
aspettate, la musica si fa più dura, tornando a far sentire
maggiormente la componente metal. Il livello è sicuramente competitivo
anche in questo caso, ma personalmente preferisco le altre suite, che
mi sembrano più personali e più difficili da inquadrare. Inutile dire,
comunque, che la band maneggia con assoluta padronanza anche i momenti
più tipicamente prog metal, con degli intrecci strumentali di scuola
Dream Theater ineccepibili.
I minuti scorrono e ci avviamo verso la conclusione con gli ultimi
quattro brani, non più legati agli elementi: ormai c'è poco da
aggiungere a quanto detto, mi limito semplicemente a segnalare il
tripudio strumentale di "War pt.2" e la sinfonica "The Blindness Of A
World" che chiude degnamente un lavoro di così alta caratura.
Che altro aggiungere? Qualche difetto a mio parere c'è, ma si tratta di
piccolezze di poco conto: è impossibile gestire 75 minuti di musica
senza qualche momento di stanchezza e forse un paio di pezzi in meno
non avrebbero fatto male, soprattutto tra quelli esterni alle quattro
suite, ma a parte questo c'è solo da essere orgogliosi di aver trovato
una nuova solida realtà nel panorama italiano.
(Danny Boodman - Dicembre 2007)
Voto: 8.5
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