LIVA
Requiem
Etichetta: autoprodotto / Hardebaran
Anno: 2002
Durata: 57 min
Genere: power/gothic metal
I Liva vengono da Sherbrooke, Quebec (Canada), e prendono il nome dal
loro chitarrista/compositore/cantante, che per l'appunto si chiama Pier
Carlo Liva (tipico cognome canadese... l'album è "dedicato a Giuseppe e Italo Liva... mente creatrice di padre in figlio").
I Liva, dicevo, si formano nel 1997 e la loro proposta è subito
caratterizzata dalla fusione di varie correnti del metal (death, power,
thrash...) con la musica classica. Non fosse altro per la presenza in
formazione di tal Catherine Elvira Charter, che oltre a suonare la
viola si diletta anche come soprano, con ottimi risultati direi (pare
abbia avuto diversi riconoscimenti dalle sue parti). Altra
caratteristica dei Liva è che i testi sono in latino. Aggiungo solo che
la formazione è completata dal batterista Sèbastien Breton e dal
bassista Simon Roy-Boucher e passo alla descrizione della musica.
Come avrete sicuramente intuito ci troviamo di fronte a una
proposta quantomeno particolare, certamente non troppo ostica ma
neppure di facilissimo ascolto. Nei quasi cinquanta minuti che
compongono il disco troviamo un po' di tutto, da suadenti trame di
violino a folli corse in doppia cassa, con tanto di riffing
serratissimo e voce in growling; un insieme di stili, una fusione che
potrà far storcere il naso a qualcuno ma che risulta, a mio parere,
quantomeno apprezzabile, tenuto conto che i quattro sono anche abili
strumentisti.
I Liva poi piazzano anche come primo brano quello che sicuramente
è il pezzo migliore del disco, ovvero "Kyrie", oltre otto minuti che
mettono in luce molte delle sfumature contenute poi nell'album.
Stupenda l'introduzione, affidata a un delicato arpeggio di chitarra
che funge da base alla delicata melodia scandita dalla viola di
Catherine. Poi attacca improvvisamente un durissimo riff alla Arch
Enemy, veloce e cattivo quanto basta per introdurre il cantato grave,
quasi death metal, di Pier Carlo Liva. Il soprano Catherine entra solo
in occasione del "ritornello", ed è un bel sentire, per quanto
l'atmosfera non si faccia pomposa o epica, ma rimanga piuttosto
"fredda", dall'effetto quasi straniante. Bello il rallentamento finale,
con parti strumentali armonizzate in maniera semplice ma con molto
gusto. A tratti il tutto sembra un po' vuoto e scarno... probabilmente
è un effetto voluto.
La successiva "Dies Irae" , dall'incedere quasi marziale, non è
certamente al livello della precedente, così come la massiccia "Tuba
Mirum", potente e cattiva, ma priva di particolari trovate. Ossessivi
rintocchi di violino introducono la quasi strumentale "Rex Tremendae",
ma per quanto alcuni "giri" siano buoni si ha come l'impressione che i
Liva a volte vadano a perdersi in vicoli senza uscita. Peccato, perché
il cantato brevissimo e "ritmato", avrebbe meritato uno sviluppo
maggiore, a mio avviso. Piuttosto buona invece "Recordare", con una
strofa cantata in modo ossessivo seguita da un'apertura rallentata di
grande effetto.
La sensazione che si ha è che i Liva abbiano buone idee, a tratti
ottime, ma che insistano troppo su alcune di esse; ascoltate ad esempio
"Confutatis". L'inizio è ottimo, grazie alla bella melodia di violino,
poi però viene ripetuta mille volte la stessa frase ("Confutatis maledictis, flammis acribus addictis"), sempre con sfumature diverse ma... si ha come la sensazione che i Liva abbiano deciso di fermarsi in sede compositiva.
Preferisco il gruppo quando osa di più negli arrangiamenti e nella
composizione. Infatti piace l'accoppiata "Lacrimosa"/"Domine Jesu".
Soprattutto quest'ultima vede il gruppo alle prese con partiture
abbastanza veloci e con riff che hanno un certo tiro. L'insieme ne
guadagna sicuramente e anche le parti rallentate risaltano di più.
Molto particolare l'uso del violino, che puntella anche i riff
velocissimi. E bella la prova del batterista, preciso e potente.
Piacevole anche la seguente "Hostias", cantata a più voci. Chiudono il
disco "Agnus" e "Agnus/Dei". Bellissimo in quest'ultima il contrasto
tra il riff di chitarra ossessivo e le note "lontane" di violino!
"Requiem" è un disco autoprodotto uscito in Canada nel 2002 e solo
oggi disponibile nel mondo grazie al Hardebaran Management. I Liva nel
frattempo hanno supportato in patria gruppi come Voivod, Gorguts,
Nightwish, Therion, Amorphis...
Che aggiungere? La proposta di Pier Franco Liva e soci è molto
particolare e sicuramente non è per tutti i gusti. Io li ho trovati
abbastanza piacevoli, anche se non convincenti al cento per cento.
Alcune parti mi sembrano troppo ripetitive e renderebbero di più, a mio
avviso, se inserite in contesti dal minutaggio inferiore.
Per il resto se vi piacciono gruppi come Nightwish, Therion, My Dying
Bride, Dunwich (qualcuno si ricorda dell'ottimo "Eternal Eclipse Of
Frost"?) o certo power metal meno dinamico, e magari vagamente
sinfonico, provate a dargli un ascolto. I riferimenti che ho messo sono
assolutamente indicativi... i Liva non ricordano in particolare nessuno
dei gruppi citati.
In definitiva "Requiem" mostra un gruppo sì talentuoso, bravo
tecnicamente, ma ancora non del tutto convincente. Se teniamo conto
però che questo è un album del 2002 e che la band è ancora in giro,
probabilmente già il prossimo album ci regalerà qualche sorpresa.
(Linho - Giugno 2006)
Voto: 6.5
Contatti:
Mail Liva: liva@livaband.com
Sito Liva: http://www.livaband.com/
Sito Hardebaran: http://www.hardebaran.com/