LIQUID GRAVEYARD
On Evil Days

Etichetta: My Kingdom Music
Anno: 2009
Durata: 51 min
Genere: alternative metal melodico, con radici death


I Liquid Graveyard sono l'ultima creatura partorita dalla mente di John Walker, da più di vent'anni legato fedelmente ai suoi Cancer, lo storico gruppo death metal inglese. I Liquid Graveyard rappresentano un nuovo veicolo di espressione, per l'artista, dopo lo scioglimento del suo gruppo storico nel 2005.
Attivi dal 2006, i Liquid Graveyard hanno pubblicato solo un promo nel 2008, "Criministers", al quale è seguito l'oggetto di questa recensione, l'album "On Evil Days".
La formazione attuale del gruppo vede, oltre a John alle chitarre, Raquel Walker alla voce, Adrian De Buitléar al basso e Acaymo D. alla batteria (il vecchio batterista, Mark O'Connel, è deceduto nel 2009). A parte Raquel, tutti i musicisti vantano una buona esperienza. Il batterista, spagnolo, suona anche nei Kayron Spes, mentre Adrian è noto per il suo lavoro nei Mourning Beloveth.
La copertina di "On Evil Days" ha un colore ocra, e ci mostra una città desolata, come nascosta da una tempesta di sabbia. Il libretto, di otto facciate, contiene tutti i testi, i ringraziamenti e le informazioni relative alla registrazione.
"Rumours Are Black Like Machine Guns" è particolare tanto quanto il suo titolo. Ho anche letto il testo, ma francamente è incomprensibile: sono frasi accostate l'una all'altra, il cui significato è nebuloso. Per fortuna la musica ha invece un'identità precisa, ed è molto particolare. Ed è resa alla grande grazie all'ottimo lavoro di Carlos Santos negli Studi Sadman di Madrid, ed al mastering di Mika Jussila negli studi Finnvox di Helsinki. La proposta musicale dei Liquid Graveyard ha radici death metal, ma nel suo complesso la musica è moderna e mutevole. Anzichè tanti riff complessi, il gruppo ha preferito utilizzare poche note ma ben definite, ricche di dissonanze. Il gutturale di Raquel è abbastanza acuto, e contribuisce a rendere più brutali le sezioni estreme. Se la cava ottimamente, comunque, anche con la voce pulita, il cui timbro limpido è senza dubbio affascinante. La melodia svolge un ruolo di primo piano, in "Rumours Are Black Like Machine Guns": l'ibrido musicale degli inglesi è molto piacevole all'orecchio, risultando appetibile a più di un tipo di ascoltatori. I Liquid Graveyard uniscono sapientemente melodia a violenza death, senza svendersi.
"Criministers" mette in evidenza il lato più "alternative" del gruppo, presentandoci una canzone che, con un diverso arrangiamento, potrebbe reggere bene anche in ambito rock o pop. La prestazione di Raquel è limitata ai vocalizzi puliti, mentre il resto del gruppo costruisce valide successioni melodiche, in un ruolo quasi esclusivamente di accompagnamento. Ciò che lega questa canzone alla precedente, è il suono d'assieme: ribassato, cupo, compresso e possente. "Criministers" è in possesso di un discreto potenziale commerciale.
Al terzo posto in scaletta, è presente la traccia che dà il titolo all'album. Le battute iniziali sono lente e striscianti. Il gutturale serpentino della cantante crea un'atmosfera minacciosa, che non può che coinvolgere l'ascoltatore. Apparentemente semplice, "On Evil Days" rappresenta al meglio la poetica musicale dei Liquid Graveyard: semplice ma non banale, estrema ma capace di strizzare l'occhio a soluzioni musicali immediate, melodica ma dalle evidenti radici death. Bello l'intermezzo acustico, misterioso ed evocativo. Ecco, il quartetto segue una propria strada musicale, mutuando l'essenzialità compositiva del metal moderno, con l'utilizzo di dissonanze tipiche della scena alternativa degli anni '90, e mescolando il tutto in un composto coerente e personale.
Da segnalare l'utilizzo di campionamenti tra una canzone e l'altra.
"Them Greeds" ci riporta sui territori più immediati di "Criministers", con una composizione dalla pesante ritmica metal, mescolata ad una melodia che mette in evidenza l'estensione vocale di Raquel. Un po' grunge, un po' gotica, ma anche diversa da tutto questo. "Them Greeds" presenta anche sezioni vocali distorte, e gode di una serie di successioni armoniche mai banali, purtroppo non sempre sostenute al meglio dalla cantante. Anche in questo caso, la melodia è sugli scudi. Canzoni di questo genere giustificano l'appellativo di "alternative" che ho affibbiato allo stile musicale del signor Walker e dei suoi soci.
"Their Words Grow Thin" è una traccia molto cupa, che mette in evidenza la duttilità ritmica ed espressiva di De Buitlear e di Acaymo D.. Le battute introduttive ci dimostrano come i Liquid Graveyard abbiano voluto puntare sulla complessità, passando da arpeggi malinconici ad evoluzioni aggressive e melodiche. Le atmosfere misteriose e rarefatte si rifanno vive quando entra in scena la voce, per poi assestarsi temporaneamente su una ritmica spedita e molto metal. Qualche battuta, e la musica cambia di nuovo faccia, ritornando sui suoi passi. Il songwriting dei nostri ci svela anche i suoi obiettivi progressive. Per quanto sia affascinante, "Their Words Grow Thin" manca, a mio avviso, di una naturalezza convincente. Non è realizzata col copia ed incolla, ma si sente che è stata "studiata", come se avessero voluto tirar fuori qualcosa di realmente fruibile da una mole esagerata di idee, tutte slegate fra di loro. Un brano dignitoso ed originale, bello, ma che avrebbe potuto essere migliore.
"From The Tower" aggiunge un altro tassello alla poetica musicale del quartetto, unendo melodie strane ad intermezzi sghembi. Ribadisco, anche in questo frangente, che non sempre le linee melodiche intonate da Raquel mi convincono al 100%: talvolta, la cantante sembra un po' titubante. Nel suo complesso, però, va ammesso che i Liquid Graveyard hanno svolto un gran lavoro di selezione, cercando di mantenere soltanto ciò che, in qualche modo, avrebbe potuto rivelarsi originale e creativo. Da segnalare gli interventi vocali, in gutturale, di John Walker.
"1760" parte come una canzone dei The Gathering, per incazzarsi subito dopo ed assumere connotati diversi. Tra l'altro, mi stavo dimenticando di scriverlo, l'utilizzo di alcune dissonanze legate al riffing mi ha ricordato, come suggestioni soltanto, i Prong. Al di là di dette suggestioni, comunque, non ci sono somiglianze sostanziali fra i due gruppi. La canzone, seppur diretta, è relativamente violenta, e presenta sezioni vocali cattivissime. Buono il groove.
Come avrete notato, a mano a mano che commento le canzoni, le mie descrizioni si fanno sempre più brevi. Questo perchè la musica dei Liquid Graveyard è molto coerente con sè stessa, quindi alcune considerazioni fatte per qualche traccia, hanno un valore che va esteso all'album nella sua interezza. Ad esempio, "The Blood Inside" prende un po' dalla precedente "1760", unita all'immediatezza di "Criministers", forse la canzone più "catchy" e commerciale dell'intero CD. Raquel dimostra comunque una buona attitudine teatrale, interpretando il testo (come al solito incomprensibile) con un certo trasporto.
"We Live Dangerously" riporta in primo piano le radici death del gruppo, con una violenza che si era un po' perduta nel corso di "On Evil Days". Non si tratta di death-metal propriamente detto, ma è forse la composizione che mette in luce questa influenza nel modo più chiaro possibile. Per il resto, la traccia presenta le immancabili aperture alternative. Comunque una delle canzoni più cattive del lotto, con l'uso quasi costante di vocalizzi estremi.
"Anthead Grotesque" è un brano risoluto, dotato di una certa tensione che appare sempre più convincente battuta dopo battuta. Assieme a "We Live Dangerously" risolleva il livello di aggressività del CD. In effetti, dopo il tripudio melodico delle canzoni centrali della scaletta, l'album si incattivisce in questi ultimi due episodi, come un colpo di coda. Bella canzone, questa "Anthead Grotesque".
Non male questo lavoro dei Liquid Graveyard. Si tratta di un ritorno di qualità, per John Walker. Esaurito ciò che aveva da dire con i Cancer, l'artista è ritornato pieno di entusiasmo e di nuove idee, forse più rilassato per essersi lasciato alle spalle un progetto appesantito dagli anni e dai maggior fasti del passato. I musicisti sono tutti bravi, e Raquel è sorprendentemente duttile. Ha fatto bene la My Kingdom Music a metterli sotto contratto, perchè questo è un gruppo che crescerà. Forse, ora come ora, mancano ancora delle canzoni in grado di "spaccare". Questo non toglie però che, artisticamente, "On Evil Days" sia un lavoro più che dignitoso. A parer mio, occorrerebbe rivedere un po' le linee vocali di Raquel, e magari creare dei testi un po' più comprensibili. Capisco i gruppi non anglofoni, ma un gruppo inglese dovrebbe metterci più cura nei testi. Sicuramente, per i Liquid Graveyard i testi non sono che funzionali alla musica. Ciò non toglie però che una proposta musicale così stuzzicante ed originale, non potrebbe che trarre giovamente da testi maggiormente sensati.
Molto bello quindi, anche se non perfetto, questo "On Evil Days". I Liquid Graveyard sono un gruppo da seguire con attenzione. E la My Kingdom si è dimostrata, ancora una volta, intelligente e lungimirante.
(Hellvis - Novembre 2009)

Voto: 7.5


Contatti:
Sito Liquid Graveyard: http://www.myspace.com/liquidgraveyard

Sito My Kingdom Music: http://www.mykingdommusic.net/