LINGUA
La Lingua Della Lingua
(promo)
Etichetta: autoprodotto
Anno: 2004
Durata: 27 min
Genere: crossover made in U.S.A. con qualche influenza post grunge
"La Lingua Della Lingua" è l'ultimo lavoro del quintetto svedese denominato Lingua. Il gruppo nasce nel 2001 e dimostra, oltre ad una spiccata propensione per i giochi di parole, di avere musicalmente le idee chiare; peculiarità questa che si ripercuote sia in una prolificità evidente (cinque lavori in tre anni), sia in una forte coerenza musicale che perdura fino ad oggi.
I ragazzi tra loro sono molto affiatati - a conferma di ciò una line-up invariata dalle origini ad oggi - e tecnicamente parlando sono così organizzati: Thomas alla voce, Misha alla chitarra, Anders al basso, Patrick alla batteria ed Erik alle percussioni. Registrato ai Garaget Studio nel 2003 assieme a "Lingua" (recensito su questa zine), questo album viene mixato e proposto al pubblico soltanto un anno dopo. Musicalmente parlando, i Lingua non nascondono una devota dedizione a quello che fu il panorama post grunge e crossover americano anni '90, dimostrandosi fin troppo debitori però a un gruppo in particolare: i Tool. Da ciò ne risulta una musica indubbiamente gradevole e ben suonata, ma fin troppo spersonalizzata da una morbosa "rincorsa agli idoli".
"Walls Of Panic", la prima canzone dell'album, ci trasporta in quell'atmosfera a tratti rarefatta e a tratti claustrofobica che ha reso "Salival" un must. I Lingua si dimostrano buoni strumentisti sia nel mero uso dello strumento che nell'accortezza e la scelta dei suoni. La parte ritmica di basso e batteria richiama la coppia Chancellor-Carey e personalmente gradisco il sottofondo percussivo onnipresente, ma mai protagonista. La voce di Thomas ha un timbro adatto al genere musicale in cui si sta cimentando, anche se, a tratti, si propone in atonalità e dissonanze che, a parer mio, non suonano bene col resto della composizione. Il pezzo ha un incedere pacato ed evocativo, e, come da copione, solo verso il termine della canzone si ha un'esplosione vocale qui simile ad un crossover più moderno, alla Deftones per intendersi.
"L'Abisso" è il pezzo che i Tool non hanno messo in "Ænima". A tratti calmo e di lungo respiro a tratti soffocante e distorto, il pezzo vanta una resa vocale encomiabile. Thomas spazia da una profondità tipica di un Gahan ad una distorsione alla Keenan con maestria... e con una voce così è davvero dura che il pezzo non renda!
"Blind Enough?", probabilmente la traccia più orecchiabile del CD data la struttura elementare, presenta anch'essa una linea vocale encomiabile che si staglia su una melodia a tratti pacata a tratti molto frenetica. Non c'è però qui lo zampino dei Tool (anche se il percussionista pensava indubbiamente a "Reflection" quando ha buttato giù la partitura), ma dei Paradise Lost (e di loro soprattutto "Believe In Nothing") misti a degli At The Drive In meno urlanti.
"Folder" è il pezzo che ho gradito meno. Nonostante sia strutturalmente articolato, verso e ritornello li sento davvero troppo scopiazzati, quest'ultimo addirittura è preso pari pari da un celebre pezzo contenuto in "Relationship Of Command". Va bene dedicarsi ad una composizione che abbia prevalentemente una chiave di lettura estetica, ma tralasciare il fattore creativo così...
A risollevare la qualità de "La Lingua Della Lingua" abbiamo il quinto ed ultimo pezzo "Three Equals One". Le atmosfere sono ancora quelle alla Paradise Lost a cui accennavo precedentemente, mentre la struttura è articolata alla Tool. Verso e ritornello hanno un ritmo incalzante dato dal buon lavoro di basso e batteria, la chitarra, molto aperta, è qui molto evocativa. La voce è bella e effettata, dove serve, a dovere. Articolata sull'intrecciarsi di verso e ritornello nella prima parte, la canzone offre forti emozioni soprattutto sul finire. Qui infatti la batteria si fa cadenzata a scandire una chitarra pesante, il basso colma il vuoto che una distorsione andrebbe altrimenti a creare e davvero bello è l'intrecciarsi di più voci: una in sottofondo con effetto chorus, ed una prima e seconda voce che con differenze di volume e col pan ben studiato fraseggiano tra di loro.
"La Lingua Della Lingua" è nel complesso un buon promo, ma la concorrenza (americana soprattutto), in questo genere, è forte ed avvantaggiata dal fatto di avere una schiera di fedeli alla quale poter presentare con successo assicurato a priori dei lavori che, belli o meno (soprattutto meno), verranno acclamati come rivelazioni sia mistiche che iconografiche. Mi sento quindi di dire che il fatto di suonare bene un genere, ma di non arricchirlo di alcunché di personale, sia in generale, ma soprattutto in questo caso specifico, assai fine a se stesso e inconcludente. Dato che l'esperienza comincia ad esserci e la tecnica esecutiva non manca, credo sarebbe l'ora di curare un po' di più la sfera creativa cercando una propria identità autonoma ed indipendente.
(Mr. X - Novembre 2004)
Voto: 7
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