LILYUM
Oigres (MCD)

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2007
Durata: 23 min
Genere: altenative/thrash metal


I Lilyum prendono vita a Torino nel 2002, da allora in avanti la storia del gruppo è sempre girata attorno alla figura di Sergio Vinci, chitarra, batteria e voce, accompagnato a più riprese da svariati musicisti, sino a trovare nei fratelli De Franco gli elementi mancanti su cui finalmente portare a termine il proprio progetto musicale, con cui riuscire a liberarsi dalle proprie frustrazioni, ansie e paranoie interiori.
"Brivido Ibrido" va ad aprire il lavoro; una sorta di thrash-core, dai suoni e dalle atmosfere cupe e profonde, dove sia la chitarra che il basso riescono a ritagliarsi una parte importante e da protagonisti, con suoni sempre ben nitidi e presenti; Cantati duri e pieni di rabbia lasciano spazio, sui bridge, a lievi vocals pulite e quasi sommesse, atte a dar ancor maggior risalto alle strofe ed ai ritornelli, doppiati e violenti. L'uso dell'italiano non implica nessuna difficoltà, ne d'esecuzione ne di ascolto, adattandosi perfettamente alle buone linee melodiche.
Con "Chiedimi Chi Sono Ora" il ritmo e l'atmosfera generale si alzano parecchio di tono, risultando molto più compressi e cupi; la violenza e la rabbia sprigionate dalle vocals di Sergio sono palpabili con mano ed atterriscono veramente; improvvisamente partiture più gravi e cadenzate spezzano il brano lasciando il posto ad un lungo solo, ipnotico, intimista ed a tratti surreale; da porre in risalto la buona riuscita dei ritornelli, molto aperti, melodici, dai cantati leggermente filtrati ed in lontananza, poggiati su chitarre dal suono tagliente, spigoloso, ma mai troppo invadente.
Il terzo brano in scaletta, "Stella", possiede un'anima prettamente punk-rock, con le sue sonorità meno compresse, decisamente fluide ed abbordabili; decisamente bello e vincente il rincorrersi tra le ritmiche di basso e chitarra, senza che nessuno dei due prevalga sull'altro. Sul finale le chitarre prendono maggior corpo e il ritmo rallenta decisamente, in moda da dar sfogo alla solista sui cui fraseggi si fa spazio pian, piano il cantato lacerato e lacerante di Sergio. Brano questo, che colpisce per la sua forte carica interiore ed emotiva e che, pur con la sua disarmante semplicità strutturale, riesce a mantenerti vigile e ben attento, facendoti scuotere al contempo la testa e le membra tutte. Bravi. Una ritmica lenta e serrata, dai suoni pesanti e convulsi caratterizza il brano successivo, "Psycho", dove compaiono, per la prima volta, testi in inglese, che donano ai cantati ed alle linee melodiche una maggior convinzione ed una maggior carica interpretativa; thrash primordiale e furioso, senza orpelli di sorta, che colpisce duro ed in pieno viso, non lasciando scampo alcuno.
Chitarre in flanger, basso potente e batteria cadenzata aprono "Cenere", altro brano decisamente sopra la media; veramente notevole la linea melodica dei cantati, in lento crescendo, che andrà ad aprirsi decisamente sui ritornelli dove la furia e la rabbia esplodono inesorabilmente. Spiccato e particolarmente azzeccato il retrogusto new-wave del brano, che colpisce per la sua malinconia di fondo e la tristezza a tratti opprimente, devastante, senza scampo. Forse il pezzo che più mi ha colpito e che a distanza di giorni mi è rimasto più impresso; bello.
Con "Never" i toni tornano a farsi pesanti e serrati; la ritmica si fa spezzata e convulsa ed i cantati sono di nuovo in inglese; particolarmente riuscita la netta contrapposizione tra i bridge, melodici e più aperti e le strofe assolutamente più tese e robuste, che dona a tutto il brano una maggior fluidità e scorrevolezza.
Questo "Oigres" riesce a convincere, facendo convivere al suo interno e lungo tutta la sua durata le diverse anime dei Lilyum, a tratti furiose e sgorganti rabbia e dolore, a tratti più intimiste e racchiuse in sé, come a voler svelare con una sorta di muto pudore il triste sentore e l' immensa malinconia di fondo. Apprezzabili in tal senso i testi e i cantati in lingua madre, che riescono a coinvolgere in maniera più netta l'ascoltatore, pur perdendo in qualche occasione la carica interpretativa, che invece fuoriesce con tutto il suo spessore nelle canzoni cantate in inglese, donando maggior slancio e potenza al tutto. Da tenere sott'occhio.
(Pasa - Marzo 2008)

Voto: 6.5


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