LIGHTSPEED
Waves
Etichetta: Majestic Rock
Anno: 2006
Durata: 59 min
Genere: Pomp/Progressive Rock
In tutti questi anni passati ad ascoltare musica ho maturato sempre più
la convinzione che la maggior parte delle band provenienti dal Canada
abbiano una marcia in più. Difficile ascoltare una produzione di quel
paese e trovarla scontata; basti pensare ai seminali Rush, ma anche a
Triumph, Goddo, Lee Aaron, ZON, ecc. Spesso però, questo essere sopra
le righe, porta una limitata fama e un pubblico di grandi, ma pochi,
affezionati (ovviamente questo non vale per i Rush, ma non tutti
possono essere dei fenomeni come loro). I Lightspeed confermano questa
regola. Canadesi, fondati nel 1989 da Rod Chappel (basso) e Terry
Crawford (batteria), e in seguito raggiunti da John Persichini (voce),
Gene Murray (chitarra) e più recentemente da Gary Chappel (tastiere),
fratello di Rod, hanno realizzato, in quasi vent'anni di militanza,
solo tre album: "So...Exactly Where Are We?" nel 1992, "On Second
Thought" nel 1995 e questo "Waves" nel 2004, ma uscito per la Majestic
Rock solo l'anno scorso. Questo la dice lunga sulle difficoltà che la
band ha dovuto affrontare, suonando una musica che non segue certamente
la moda del momento o i canoni che soddisfano la larga diffusione
radiofonica.
Quello che i Lightspeed propongono in questo loro terzo album è un
mix riuscitissimo di pomp rock, in particolare quello di Styx, ZON e
Asia, e progressive psichedelico di matrice Pink Floyd. Non mancano
anche influenze più heavy, provenienti soprattutto dalle atmosfere
spaziali dei Blue Oyster Cult.
"Peak Fires" apre l'album, una canzone veloce e coinvolgente con
tastiere e armonia di chitarra in primo piano, molto alla Styx. Quando
parte il cantato la somiglianza con i connazionali ZON diventa più
evidente, la voce di Persichini è veramente molto simile a quella di
Denton Young. Anche l'uso dei cori ha la stessa importanza nello
sviluppo della canzone. La parte centrale mette in evidenza la parte
più prog della band con tempi spezzati e assoli ben piazzati.
La seguente "Thing to Come", propone un tempo in levare ed una
atmosfera molto più pop. Fa parte di quelle canzoni, presenti anche
negli album delle band che ho citato in precedenza, capaci di spiazzare
momentaneamente l'ascoltatore tanto sono diverse da quello che sì è
ascoltato sino ad un attimo prima. Durante l'evolversi della
composizione tutto poi rientra nella logica della band e ci si
ritrova... ma sono i momenti che maggiormente mi prendono, perché
donano freschezza al prodotto, allontanandolo dal deja-vu e invogliano
a ripetuti ascolti.
"Young At Heart" è un episodio acustico dove voce solista e cori sono protagonisti, molto lirica e intimista.
Le quattro composizioni che seguono formano la suite "Waves Of
Emotion", circa venti minuti di musica ad altissimo livello, dove è
maggiormente in evidenza l'influenza degli autori di "Dark Side Of The
Moon", ma dove di assaporano anche momenti di Shi-fi/rock così amati
dai B.O.C. di "Fire Of Unknown Origin" o prog-elettronici più cari a
band come gli Eloy di "Planets" e "Time To Turn". Il tutto suonato in
maniera impeccabile e con il gusto della canzone e non
dell'affermazione dell'ego personale. Particolarmente coinvolgente
"Innocence of Life", la quarta parte di "Waves Of Emotion",
particolarmente d'atmosfera e da assimilare in ogni sua nota.
Dopo tante emozioni, è un piacere scoprire che siamo solo a metà
album: "Bridges" ha in serbo per noi ancora un sacco di sorprese e
momenti di vero godimento (ehm...questa l'ho già sentita). Il coro,
molto Tommy Shaw style, è un vero e proprio tributo alla band di "The
Grand Illusion", con un tocco di prog in più.
Tranquilla e sognante "Let Me In", dal riff portante sincopato, che deve molto anche ai Toto.
Bella tirata, come il titolo vuole, la seguente "Razor's Edge", dalla
costruzione tutt'altro che scontata, con la batteria sempre alla
ricerca di fill particolari e le voci ancora una volta fondamentali e
in grande spolvero. Nella parte centrale spazio anche per i virtuosismi
della sezione ritmica, con passaggi dall'alto contenuto tecnico.
Chiude "Fly Away", di nuovo molto vicina a Styx nei primi tre minuti,
ma drasticamente rallentata e più simile a Pink Floyd, grazie ad un
bell'assolo di chitarra, nella parte centrale. Nel finale rimangono
solo piano e chitarra acustica ad intrecciare le note, un commiato
degno della bellezza dell'intero album.
Un CD che mi ha piacevolmente sorpreso, anche perché pubblicato da
un'etichetta che è la bandiera della New Wave Of British Heavy Metal,
ma di cui inconsciamente sentivo il bisogno, vista la quantità di
emozioni e ricordi che ha provocato, costringendomi a rispolverare i
vecchi album degli Styx e a riascoltare con gusto rinnovato i primi due
dischi degli Zon... mi piacerebbe riparlarne. Per quanto riguarda
Lightspeed, mentre scrivo dovrebbe essere imminente l'uscita del quarto
album. Mah, visti i loro tempi di realizzazione, spero di poterlo
ascoltare entro il 2010!
(J.L. Seagull - Aprile 2007)
Voto: 8.5
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Sito Lightspeed: http://www.lightspeed-rocks.net/