LEVERAGE
Tides
Etichetta: Elements Music / Playground Music
Anno: 2006
Durata: 48 min
Genere: heavy metal melodico / AOR
Di tanto in tanto, solitamente in concomitanza di periodi in cui mi
capita di ascoltare un sacco di band tutte uguali, mi ritrovo a pensare
che, forse, alcuni generi musicali non abbiano più niente da dire. Poi,
però, mi capita fra le mani un CD di una band semisconosciuta, lo
piazzo nel lettore quasi senza speranza e, puntualmente, mi devo
ricredere. Prendiamo il caso di quella scuola di heavy metal melodico
tipica di paesi come la Svezia e la Finlandia: praticamente ogni giorno
vengono sfornati album tutti uguali, anche catchy e piacevoli, che però
non lasciano davvero niente. Scorrono via, senza problemi e senza un
guizzo. Bene, non è il caso dei Leverage! Questi sei musicisti
finlandesi, zitti zitti, si sono dati da fare e hanno dato alle stampe
un lavoro che resterà nei vostri lettori per parecchio tempo!
La band nasce per volontà di Tuomas Heikkinen e Torsti Spoof, due
chitarristi cresciuti consumando i dischi di Ritchie Blackmore, a cui
poi si uniscono il bravissimo cantante Pekka Heino, il tastierista
Marko Niskala, il bassista Pekka Lampinen e il batterista Valtteri
Revonkorpi. I Leverage, con questa formazione, si mettono subito
all'opera e, dopo un solo CD promozionale inviato alle varie case
discografiche, arrivano subito al debutto con questo "Tides",
pubblicato in un elegantissimo digipack dalla Elements Music.
La musica dei Leverage si rifà direttamente alla tradizione degli
anni '80, mischiando sapientemente l'hard rock patinato dei Rainbow
(quelli con Joe Lynn Turner alla voce, tanto per intenderci); la
leggerezza e l'eleganza del migliore AOR, che riecheggia tra richiami
agli Europe e vaghe reminiscenze pomp rock; senza dimenticare un
approccio strumentale di ottimo livello, capace di valorizzare le
composizioni più immediate e trascinanti con trame melodiche e ritmiche
tutt'altro che banali. Anzi, dirò di più, ad un primo ascolto si
sarebbe quasi tentati di usare il termine 'progressive', ma preferisco
evitare: ormai si tende a chiamare progressive tutto ciò che ha una
struttura leggermente più complessa, perdendo di vista il vero senso
dell'espressione. Diciamo quindi che, semplicemente, la band mostra una
maturità non indifferente, che si traduce in un approccio mai banale e
stereotipato (seppure classicissimo!), ricordando per certi versi
alcune cose sentite nel debutto dei Masterplan. D'altra parte tutti e
sei i ragazzi svolgono alla grande il loro dovere: la sezione ritmica
si rivela sempre dinamica e vivace; le chitarre giocano un ruolo in
primo piano; il cantato stupisce per la sua naturalezza e la sua
espressività e le tastiere rispolverano la migliore tradizione anni
'80, senza comunque suonare datate.
Sarebbe quasi inutile descrivere le singole composizioni, dato che
tutto il lavoro è di altissimo livello, tuttavia non si possono non
citare alcuni episodi assolutamente brillanti, che meritano il giusto
risalto. Innanzitutto vi voglio segnalare i due brani iniziali,
"Fifteen Years" e "Superstition", due brani che rappresentano alla
perfezione il sound della band, dotato di quel riconoscibile tocco
melodico capace di unire raffinatezza e melodia in un contesto che
rimane innegabilmente rock 'n' roll. Un pregio tipicamente nordeuropeo
che si distingue dagli eccessi pirotecnici di molte band a stelle e
strisce. In secondo luogo vorrei citare un episodio più lento ed
intimista: la bellissima "Horizon", una semi-ballad ariosa e ricca di
quell'atmosfera che sa essere malinconica ma anche "rigenerante".
Allo stesso modo non posso non citare brani come "Stranger" e
"Gone", due mid-tempo davvero pregevoli, in cui a farla da padrone sono
le grandi melodie vocali e l'utilizzo assolutamente perfetto dei cori:
un vero e proprio tuffo nell'AOR d'alta scuola. Infine - ma ripeto:
ogni brano sarebbe degno di nota - vorrei soffermarmi sulla
spettacolare "Dreamworld", un brano decisamente più aggressivo e
metallico, che però non dimentica affatto l'importanza della melodia e,
in più, si avvale di ottime orchestrazioni di tastiera che danno un
tocco pomposo (in senso buono) all'atmosfera del pezzo.
Insomma, che dire? I Leverage sono la classica band che non
inventa niente, ma quello che fa, lo fa meglio degli altri! Una band
che ha tutte le carte in regola per sfondare nel campo del metal
melodico, sia per le indubbie capacità artistiche, sia per un
invidiabile senso di equilibrio tra arrangiamenti intelligenti e
naturalezza melodica. Non potete perderveli!
(Danny Boodman - Ottobre 2006)
Voto: 8
Contatti:
Mail Leverage: info@leverageband.com
Sito Leverage: http://www.leverageband.com/
Sito Elements Music: http://www.elementsmusic.fi/
Sito Playground Music: http://www.playgroundmusic.fi/