LETHARGY
Discography '93-'99

Etichetta: Spoth Records
Anno: 2000
Durata: CD1 65 min, CD2 67 min
Genere: death-hardcore


Potrà sembrare un controsenso, ma molto spesso precorrere i tempi è la via più semplice per precludersi il successo. Negli ultimi anni si sta assistendo all'affermazione di una scena in cui violenza ed intelligenza si compenetrano a vicenda, bilanciandosi in entità contraddistinte da una lucida ferocia. Dillinger Escape Plan, Burnt By The Sun, Pig Destroyer, senza dimenticare i più trasversali Candiria: gruppi originali, brillanti, capaci di ritagliarsi, nel controverso mercato moderno, un loro significativo spazio. Ma anche questi geniacci, guardandosi alle spalle, non possono che lasciarsi andare ad un sentito plauso verso coloro che, in anticipo sui tempi, saggiavano per primi il terreno dell'estremo più cerebrale (in chiave metal/core s'intende). E così, accanto a nomi poco compresi come Human Remains, Deadguy o Kiss It Goodbay, troviamo i misconosciuti Lethargy, from Rochester, New York, e, senza nulla togliere agli altri colleghi precursori, i migliori dello stock. "Discography -93-'99" diventa in questo modo un appuntamento irrinunciabile, un doppio CD che raccoglie tutto il materiale di una straordinaria carriera in sordina, precedentemente disperso in vari demo, split CD, singoli pezzi presi da compilation d'ogni sorta, e soprattutto il loro unico ed introvabile full-lenght, 'It's Hard To Write With A Little Hand'.
Nel primo disco appaiono una serie di tracce precedentemente mai pubblicate del '99, seguite da un paio di estratti da compilation, ed infine l'intera riproposizione del disco ufficiale del '96. Stilisticamente non vi sono affatto grosse differenze tra una sezione e l'altra, la matrice di questo sound è un death/core ultra-tecnico, quadrato, denso e violento, in cui ogni membro si lascia andare singolarmente a contorsioni strumentali d'ogni forma e colore, per poi ritrovarle tutte integrate nell'instabile (non)-struttura del pezzo. Il solismo non è di casa, mente la mole di riff è asfissiante: alcuni di essi vengono occasionalmente ripetuti, ma altrimenti il fluire della canzone si basa su schemi pressoché labirintici, rendendo il tutto incessantemente imprevedibile nonché contorto. Dei Dillinger Escape un po' esasperati che stuprano i Watchtower sulle note di 'Control And Resitance'? Aiuta a capire. L'assenza di una logica apparente fa sì che l'incedere di ogni brano risulti discordante nel suo caotico procedere, ma uno squilibrio equilibrato, sostenuto da un rigido controllo, ordinato secondo una ferrea razionalità matematica, apice di un maniacale cinismo.
Nella seconda parte si alternano i vari demo di inizio carriera, che mostrano il lato più greve e brutale (più death: 'Lost In This Existence', 93), che si ripulisce via via ('Tainted', 94) fino a giungere nei pressi dello stile del primo lato ('Humor Me', 95), mentre le dissennate architetture seguono all'incirca la stessa maturazione.
E' evidente, siamo di fronte ad una creatura atipica del panorama mondiale. Tecnicissima in ogni suo componente, capace di svilire il tradizionale approccio allo strumento per cimentarsi in funambolismi spigolosi, intricati tratti mid-tempo, stoppati, ripartenze fulminee, un ficcante blast beat, tempi non comuni e un lacerante cantato screaming. Fisica, oltre ogni eccesso, in trazione continua per tutta la durata del disco, dominata da uno spasmo muscolare perenne, sfogato secondo un'accuratezza millimetrica. Baciata dalla dea della sregolatezza, con brani sfrenatamente solidi, compatti, spietati, dalla durata medio/alta, come se i Candiria si mettessero a suonare a massimo regime e per più di due ore consecutive le loro parti strettamente metal/core. Non è da tutti cimentarsi in simili efferatezze.
Un lavoro eccezionale quindi, di una violenza mentale inusitata, tanto che l'unica occasione per prendere una boccata d'ossigeno è ad inizio traccia, quando qualche secondo è rapito dai sample introduttivi. Ma in un lampo si finisce di nuovi inghiottiti nel solito meccanismo ad incastro, a lungo andare fisicamente insostenibile, con una produzione che esalta ogni spigolo, finendo per risultare claustrofobico.
Membri del gruppo si possono ritrovare ora in altre creature che portano avanti simili concetti sonori, come Today Is The Day prima e Mastodon poi, tutti interessati affinché il matrimonio tra aggressività e ragione duri ancora a lungo. Nel frattempo, se mai avrete la fortuna di imbattervi in un lavoro dei Lethargy, metteteci sopra le manine bramose e sudaticce, ricordando però che preso a piccole dosi sarà un capolavoro, mentre tutto di fila potrebbe risultare letale!
(Orion - Luglio 2002)

Voto: 9


Contatti:
Sito Lethargy: http://www.geocities.com/lethargymetal/
Sito Spoth Records: http://members.fortunecity.com/spoth666/




Ogni canzone di questa raccolta è come mezza scopata: se ne ascolti 2 godi 1 volta, se ne ascolti 4 godi 2 volte, se ascolti entrambi i CD di fila schianti senza energie. E' una gran figata, ma va preso a piccole dosi. Quindi se amate gruppi come The Dillinger Escape Plan, Human Remains, Candiria e compagni del genere, allora ordinatevi ad occhi chiusi questa raccolta. Costa solo 14 US$ spese postali incluse, vista la quantità di musica inclusa è un affarone!
(teonzo - Luglio 2002)

Voto: 9