LAST WARNING
Throughout Time
Etichetta: My Kingdom Music
Anno: 2006
Durata: 68 min
Genere: prog metal
Dopo aver ascoltato con piacere i primi esperimenti della My Kingdom
Music in campo progressive, ero decisamente curioso di ascoltare il
nuovo album dei Last Warning, gruppo della provincia di Pordenone
arrivato ormai al terzo disco dopo aver concluso la loro collaborazione
con la Underground Symphony, che aveva pubblicato il precedente album,
"Under A Spell" ben nove anni fa. Non nascondo, infatti, di fidarmi
molto del fiuto dell'etichetta salernitana e quindi ero convinto che
anche questa volta non mi avrebbero lasciato con l'amaro in bocca.
Sfortunatamente non posso fare altro che sventolare bandiera bianca e
constatare come, nonostante i diversi ascolti, questo "Throughout Time"
non sia riuscito a convincermi. Il motivo posso provare a spiegarlo con
un paragone che spero possa farvi capire che sensazioni mi ha lasciato
questo gruppo.
Il prog metal dei Last Warning è un po' come una di quelle lezioni
universitarie tenute da un professore preparato ma poco coinvolgente.
Non so, è mattina presto, l'aula è grande e tutti fissano il docente in
giacca con sguardo perso. Lui non se ne cura e va avanti a parlare,
senza variazioni, senza cercare di smuovere l'attenzione; sciorina la
sua lezione che conosce a memoria dal dritto e dal rovescio, senza mai
sbagliare, senza impappinarsi, con la sicurezza di anni di esperienza.
Tu sei lì seduto e prima, con buona volontà, tiri fuori il quaderno
degli appunti e lo ascolti; passano quindici minuti e ti rendi conto
che hai smesso di ascoltarlo e stai facendo disegnini stupidi sul
blocco (io non so disegnare e facevo complessi ghirigori geometrici).
Ogni tanto la tua mente capta qualcosa e allora ti tiri su, pensi 'ah,
no, questo è importante, me lo segno' e ricominci ad ascoltare, poi
passano cinque minuti e sei di nuovo a capo con la mente persa alla
giornata che deve ancora veramente iniziare. Ecco, i Last Warning sono
un po' come quel professore: puoi dire che facciano male il loro
lavoro? No, certo. Nel loro prog metal tutto è al suo posto: la scuola
dei Dream Theater e dei Fates Warning si sente bene, così come i
Queensryche e i Crimson Glory; un pizzico di stile italiano alla Vision
Divine e la lezione è pronta. Sezione ritmica dinamica, chitarre
intricate ma senza eccedere nel numero da circo, tastiere presenti ma
che non arrivano mai all'eccesso sinfonico e una voce acuta e virtuosa.
Tutto giusto, tutto già sentito e, purtroppo, pochissimi momenti di
vero coinvolgimento. Ogni tanto, come si diceva, appare qualche sprazzo
luminoso e allora pensi che insomma, non sono affatto male questi
ragazzi (come nel caso di "In The Flood", un brano acustico dove la
band interpreta alla grande, anche grazie all'apporto della voce
femminile di Laura Ivan e la chitarra flamenco di Carmelo Rejes),
mentre per il resto del tempo ti rendi conto che non c'è niente che non
vada, niente che stoni visibilmente, ma nemmeno dei picchi capaci di
farti rimettere su il disco ancora e ancora.
A questo punto, normalmente, farei in modo di entrare più nel dettaglio
delle canzoni, citando i momenti più riusciti, quelli poco convincenti,
le sfumature di stile, i colori... Invece mi rendo conto che non riesco
a trovare facilmente un appiglio dove iniziare. Posso accennare
all'iniziale "Madness", come esempio perfetto della formula citata
prima, con i suoi sette minuti di durata che permettono uno svolgimento
articolato; oppure parlarvi della ballad "It Slowly Dries My Tears",
classica nella struttura e nelle soluzioni proposte, che partono in
acustico per sfociare nel consueto crescendo elettrico. "Bloody Dream"
e la bonus track, "Cry Out", mostrano il lato più diretto del gruppo,
mentre la title-track è una composizione molto lunga (intorno ai nove
minuti) che gioca di più sui classici stilemi prog. Potrei dirvi tutto
questo, ma mi rendo conto di farlo più che altro perché non mi piace
liquidare il lavoro di un gruppo in poche righe buttate lì di fretta.
A questo punto vedete voi, io non sono riuscito a entrare nel
giusto spirito per apprezzare questo lavoro, ma magari potreste
riuscirvi voi se amate il prog metal nella sua forma più classica. Per
quanto mi riguarda mi sa che la prossima lezione la salto e mi faccio
prestare gli appunti dal mio vicino di banco...
(Danny Boodman - Marzo 2009)
Voto: 6
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