LA SETTA
Rito 1
(CD + DVD)
Etichetta: autoprodotto
Anno: 2008
Durata: 43 min (solo CD)
Genere: black metal
La Setta è un progetto musicale nato dalle menti di Daleth e del Conte
Vandalus, nel 2007. Stando a quanto è scritto nel sito di MySpace della
band, non si tratta del primo progetto in assoluto per i musicisti. A
quanto pare, alcuni tentativi in passato non hanno avuto buon fine, ma
la tenacia e la convinzione degli artisti hanno permesso alla loro
ispirazione di trovare, finalmente, uno sfogo reale e solido.
"Rito 1" è il loro album d'esordio. E che gli artisti abbiano
voluto fare le cose in grande, è evidente sin dalla grafica. Il
libretto di sedici facciate è lussuoso, ben realizzato grazie ad un
utilizzo sapiente del bianco e nero. I testi integrali vengono
alternati a foto artistiche dei musicisti, e il libretto è esauriente
in tutte le informazioni. In copertina, campeggia un teschio con la
fronte forata.
La grafica, tra l'altro, è stata curata integralmente da Daleth
stesso, che ha anche operato le riprese ed il montaggio dei video
presenti nel DVD allegato all'album. Sì, avete proprio letto bene! La
Setta non ha esordito con un semplice CD, ma con un CD ed un DVD!
Daleth, il cui vero nome è Emilio Mantova, si è occupato delle
parti vocali, per le quali ha anche scritto i testi. In più, ha
programmato la batteria computerizzata, ed ha infine elaborato le
tracce.
Il Conte Vandalus (Mario Alonzi), invece, ha lavorato sulle
chitarre, sul basso, sulle tastiere, arrangiando quindi quasi tutto
l'album.
"Rito 1" è quindi il lavoro di un duo, registrato ottimamente allo
studio 451 Farenheit di Isola Dei Liri (FR). In realtà, grazie ai nuovi
arrivi, ora La Setta è un gruppo fatto e finito. La formazione è
completata dal batterista War Path e dal bassista Lord Tyrannus, e sono
state organizzate alcune date dal vivo.
Lasciamo ora da parte le notizie biografiche, e concentriamoci su questo lavoro.
"Rito 1" (il prossimo "Rito 2" è in fase di lavorazione) contiene
sette tracce per quarantatre minuti di musica. L'apertura spetta a
"Licantropia". Prima si sente il rintocco delle campane, poi il
gracchiare dei corvi ed infine la pioggia battente. In sottofondo,
molto riverberata, una musica misteriosa dà vita ad un brano di dark
ambient, arricchito dal verso di una civetta, l'ululato di un lupo...
insomma, in "Licantropia" sono presenti tutte le sonorità tipiche delle
atmosfere horror e gotiche, tra le quali anche il battito di un cuore.
Un'introduzione inquietante, che ci fa abbandonare il nostro mondo per
entare nell'universo oscuro della Setta. Tutto sembra farsi silenzioso,
quando un urlo femminile gela le ossa dell'ascoltatore, seguito da un
ruggito ferocissimo. Ed ecco quindi partire "Una Croce All'Ingresso".
L'apertura è violentissima, memore di certo black svedese, con la voce
devastata di Daleth che urla un testo carico di rabbia. Le successioni
armoniche sono piuttosto tradizionali, la ritmica è invece furiosa.
Ecco però la sorpresa: la canzone si apre quasi subito a melodie
malinconiche, sottolineate dal lavoro della tastiera e da cori in voce
pulita, che potrebbero ricordare qualcosa del viking delle origini
(primi Einherjer, ad esempio). E la melodia non viene mai meno,
mantenendo sempre intatto il suo sapore medievaleggiante. La batteria è
palesemente artificiale, ma è programmata molto bene. Non dev'essere
stato facile programmarla con tanta precisione. "Una Croce
All'Ingresso" non è per niente un brano facile, nè scontato. Anzi, i
cambi di ritmo e di melodia si susseguono numerosi. Ad un certo punto,
ad esempio, le successioni armoniche lasciano il posto a riff veri e
propri, sottolineati dal lavoro dell'organo. La musica si fa
arrembante, salvo poi arrestarsi in un inquietante rallentamento doom,
con l'organo sempre presente. In questi frangenti, mi hanno ricordato
molto i vecchi Opera IX. E questa è la poetica musicale del duo:
violenza black ed atmosfere oscure, ma anche sognanti. Nel loro operato
si ritrova un po' tutta la tradizione black metal, e si nota la volontà
della Setta di creare qualcosa di personale. "Una Croce All'Ingresso" è
una bella canzone, che però di carne al fuoco ne mette davvero tanta!
"Faction Ritual" è introdotta da una sezione ambient cupa e
orrorifica. A poco a poco, si fa luce una melodia malinconcia, minimale
e desolata. E, infine, ecco il brano entrare nel suo vivo, con un
riffing cattivo ed un ritmo battagliero e feroce. Così come feroci sono
i vocalizzi di Daleth. La canzone non sembra voler mai partire, però.
Il ritmo non si rilassa mai: è in continuo movimento, sì, ma è anche
costantemente spezzettato. Una sezione più atmosferica parte attorno ai
cinque minuti dall'inizio del brano, con l'intervento dei vocalizzi
puliti e dell'organo, che donano al tutto un aspetto rituale. Ma non
c'è tempo per rilassarsi: ecco "Faction Ritual" ripartire, riprendendo
il riffing principale. Pur non pigiando mai sull'acceleratore, ma anzi,
dedicandosi a ritmiche contenute, gli artisti della Setta hanno dato
vita ad un brano potente e strisciante al tempo stesso, perverso e che
puzza realmente di zolfo. Ciò nonostante, "Faction Ritual" non mi ha
convinto al cento per cento. Magari con un diverso arrangiamento della
batteria, avrebbe incontrato di più i miei gusti.
"Brotherhood" è aperta da un sinistro organo a canne, uno dei
clichè del black sinfonico. In realtà, l'organo sta accennando il riff
principale della composizione, come sarà poi dimostrato dall'ingresso
di chitarre, basso e batteria. Il ritmo è veloce e lineare, nella prima
parte. L'interpretazione vocale di Daleth è in linea con quanto
ascoltato in precedenza, e la canzone comunica un gran senso di
tensione e di cupezza. L'esecuzione del Conte Vandalus è sicura e
precisa. Poi ecco delle variazioni, che ci indicano come il background
della Setta non sia costituito di solo black. Ogni tanto, si avverte
qualche strizzatina d'occhio al thrash/death, sempre e comunque
infettati dal black metal. Lo scopo della band è quello di creare una
musica negativa, potente e sfacciata ma anche capace di evocare
atmosfere occulte e misteriose. Nel caso di "Brotherhood" la cosa mi
sembra riuscita piuttosto bene, sebbene si tratti di una canzone
perfettamente in linea con la tradizione del genere.
"The Undead" parte in maniera brutale, poi si assesta su territori
più tranquilli, sebbene sempre aggressivi. C'è una melodia di fondo,
abbastanza oscura, che fa da filo conduttore tra i vari episodi.
Vengono alternate sezioni cantate al solito modo a parti narrate. Nella
sua semplicità, "The Undead" soddisfa abbastanza perchè riesce ad
entrare in testa all'ascoltatore anche dopo un ascolto superficiale.
Come al solito, però, La Setta ha tante freccie al suo arco. Il finale
con l'arpeggio di chitarra, il basso in sottofondo, e la voce pulita è
davvero da brividi.
"Depressed" si presenta come un brano gotico, dalla melodia mesta
e dolce, nonostante i suoni ronzanti ed il growling idrofobo di Daleth.
Alla tristezza iniziale fa seguito un aumento della potenza, in una
progressione stimolante che racchiude in sè un qualcosa di epico. Solo
come incedere musicale, voglio dire, nulla a che vedere con i testi o
con l'attitudine della band. In questo caso, a differenza di "Una Croce
All'Ingresso", anche se le variazioni di ritmo e di melodia sono tante,
esse si succedono con una certa coerenza di fondo, la qual cosa rende
il brano formalmente impeccabile. Mostra anche il volto più umano e
meno sanguinario del gruppo. Da segnalare una sezione sussurrata
davvero sinistra, e la cavalcata che segue.
Vento e catene, e suoni misteriosi, un'atmosfera da incubo, danno
vita a "The Chains Of The Beast". Questa outro chiude il CD, senza però
risollevare l'ascoltatore dal mondo d'incubo nel quale l'ha catapultato
a inizio ascolto. Segue un silenzio, un cuore che batte, un "blip" ed
un messaggio registrato al contrario.
E così si conclude il CD. Ma come sapete c'è ancora un DVD. E il
DVD è diviso in quattro parti. Le prime due sono senza dubbio le più
interessanti. Si parte con il video di "Una Croce All'Ingresso", ben
diretto e realizzato da Daleth stesso. Gli artisti alternano loro
immagini "naturali", ad altre in corpsepaint mentre suonano in un
cimitero fittizio. Le scenografie sono semplici ma ben fatte,
l'utilizzo del bianco e nero magistrale. Una chiesa viene fatta
bruciare. Un video molto black, che si conclude con le immagini del
Conte Vandalus mentre suona il piano.
Il secondo video è molto più rilassato e simpatico, sulle note di
tante canzoni celebri dei Black Sabbath. Si tratta di immagini di
"backstage", che vede i due musicisti impegnati nella registrazione del
CD, nel trucco, nella realizzazione dei video. Particolarmente
interessante il momento nel quale viene costruito il modellino della
chiesa, e molto divertente è la scena nella quale entrano in una
tabaccheria truccati col corpsepaint, col fermo immagine della cassiera
quando si gira e li vede. Questo è il volto più umano della Setta, i
cui componenti sembrano ragazzi simpatici a cui piace ridere e
scherzare.
Meno interessante la versione di "The Undead" e il video
"Svastica", che si limita a far scorrere un testo che definisce il
significato del simbolo ed i suoi utilizzi nel corso della storia. A
parer mio, gli ultimi due video sono superflui.
La Setta è sicuramente un gruppo dalle idee chiare, e "Rito 1" è
un esordio molto interessante. Dal punto di vista grafico, il gruppo
non teme confronti. La professionalità di questo esordio mette in
mostra possibilità alle quali altre band potrebbero accedere solo con
difficoltà. Il songwriting poi è interessante, sebbene il gruppo non
sia un campione di originalità. E anche la batteria programmata non è
un granchè come resa sonora, sebbene la programmazione sia perfetta.
Sono sicuro che l'allargamento della line-up non potrà che giovare al
gruppo, sia come resa sonora che come interscambio di idee fra i
musicisti. Comunque sia, La Setta è un gruppo da tenere in
considerazione.
(Hellvis - Dicembre 2008)
Voto: 7
Contatti:
Sito internet: http://www.myspace.com/vandaleth