LA RUMEUR DES CHAÎNES
La Rumeur Des Chaînes (MCD)

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2005
Durata: 26 min
Genere: black metal sinfonico d'avanguardia


La Rumeur Des Chaînes è il nome di un'entità indipendente che fa capo ad un progetto chiamato L'Encre Et La Plume. Quest'ultimo nome sta ad indicare un piccolo ritrovo artistico che non vuole essere legato ad un'unica forma espressiva (nel caso presente, ad esempio, del black sinfonico d'avanguardia), ma vuole avere piena libertà di spaziare da un genere all'altro, a seconda dell'ispirazione. Quindi, La Rumeur Des Chaînes è una delle tante sfaccettature di una realtà più generale, e secondo me un po' nebulosa, chiamata L'Encre Et La Plume (L'Inchiostro E La Piuma - o Penna).
Due delle composizioni presenti in questo MCD erano già state composte in passato, quando Yann Ruet e Alexandre Manuse facevano parte di un gruppo chiamato Repentance (tardo 2003). A cause dei continui dissapori con gli altri musicisti, i due artisti hanno dato vita pian piano ad un'altra realtà musicale, sempre più legata alla dimensione di duo. La mancanza di tempo per le prove, ed una nuova visione artistica, hanno spinto Yann ed Alexandre a far sì che la band diventasse un progetto di solo studio, non una vera band. L'arrivo di Sylvain Grenard ha permesso al neonato trio di registrare il MCD "La Rumeur Des Chaînes".
Yann Ruet, il compositore principale, si occupa di chitarre, voce e programmazione. Alexandre Manuse, l'autore dei testi (e membro anche dei Caer Ibormeith), suona le chitarre e si esibisce nelle backing vocals. Sylvain Grenard è semplicemente il bassista.
Il MCD è racchiuso in una copertina bella ed inquietante, dai colori chiari. L'immagine è quella di un uomo che urla, il volto nascosto parzialmente dai capelli lunghi, trascinato sotto terra da rampicanti. Il libretto, di due pagine, contiene i testi e si distingue per la bellezza dell'artwork. Molto professionale.
"L'Encre Et La Plume" si apre alla maniera pomposa di tanto black sinfonico, con batteria elettronica. I suoni sono tutti ben equilibrati: le chitarre suonano riff di buona fattura, e si alternano alla melodia con il sintetizzatore. Le urla di Yann hanno la classica impostazione black. Nei momenti più melodici, in particolare quando interviene il flauto, il fantasma degli Inchiuvatu mi passa davanti agli occhi. Ma è solo un'idea, che nasce dall'utilizzo di successioni armoniche non comuni, e dal pesante uso della melodia. Questa traccia dura più di dieci minuti, e sarebbe difficoltoso e prolisso elencare tutti i cambi di tempo e di melodia. Si tratta di una traccia che di sinfonico non ha solo l'arrangiamento, ma proprio l'impostazione. Questi tre francesi non temono proprio di passare per ambiziosi. "L'Encre Et La Plume" mantiene comunque un certo equilibrio, e non annoia. Anzi, va ammesso che il trio sa essere intrigante. Facendo attenzione si possono notare ottimi fraseggi tra basso e chitarre. Come anche tutta la sezione sinfonica, che perde un po' di credibilità quando scimmiotta la musica classica, ma che si fa indubbiamente evocativa quando assume toni da colonna sonora. Le parole del testo, in francese, sono molto più aggressive di quanto la musica possa far credere. Ammetto di non aver compreso a fondo il senso dei testi, molto criptici. Il gruppo afferma di ispirarsi ai problemi dell'umanità e della vita quotidiana. Mah, ho difficoltà a capirli lo stesso!
Ben diversa è "Erythème". Non per la lunghezza (siamo sempre sui dieci minuti), ma per l'impostazione. La partenza è praticamente uno swing rallentato, un jazz facilitato da big band dei film ambientati negli anni '40. Molto distante dal black sinfonico ascoltato in precedenza, che però torna farsi vivo all'ingresso della voce. Ci pensa un blastbeat ad allontanare, solo per un po', le bizzarrie musicali. La traccia si sviluppa a seguire in uno strano connubio tra jazz e black. E non soltanto. Siamo su territori di sperimentazione, d'avanguardia. In questo caso l'unione tra i due generi appare un po' azzardata, e comunque ambiziosa (ah, ecco il neo del gruppo!). Vorrei che il lettore mi comprendesse bene. Quando scrivo "jazz", non intendo il termine nel suo senso più puro. Il jazz utilizzato dal gruppo è più facile che sia stato ispirato da colonne sonore che da jazz vero e proprio. La cosa mi è comunicato da questo senso di orchestra, e anche dalle atmosfere hard-boiled, degne di una storia di Spillane. E, se ricordate, avevo utilizzato il termine "colonna sonora" anche in occasione della traccia precedente. Comunque sia, "Erythème" è un episodio curioso e divertente, un po' pacchiano (ma la maggior parte del black sinfonico lo è!) ma di sicuro non noioso.
Ed eccoci a "Le Baptistère", la canzone più recente del lotto. Con i suoi sei minuti di durata, è l'episodio più corto del MCD. Si è ritornati in territori maggiormente black, e più oscuri e cattivi. Beh, un andamento lineare sarebbe troppo semplice, ed infatti il trio si esibisce in diversi cambi di tempo e di atmosfera, in melodie particolare ed accordi complessi. Qualche richiamo alle atmosfere hard-boiled è sempre presente, e nel suo complesso la canzone si fa apprezzare.
Senza dubbio, i La Rumeur Des Chaînes non vogliono essere schivi dei soliti cliché musicali. Sono abili a suonare e ricchi di idee. Hanno anche un ottimo gusto cinematografico per le orchestrazioni. Peccato che una batteria elettronica non possa sostituire un batterista umano. L'inespressività di questa soluzione ha fatto perdere mezzo voto al MCD. Inoltre, in mezzo a tante idee buone ci sono tante banalità, e trovate un po' kitsch. E' importante che il gruppo cerchi di scremare ciò che è buono da ciò che è superfluo. Comunque, un esordio promettente.
(Hellvis - Giugno 2006)

Voto: 7


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