LABŸRINTH
Sons Of Thunder

Etichetta: Pick-up Records
Anno: 2000
Durata: 55 min
Genere: Power


Ricordo ancora la delusione dopo il primo ascolto di questo album, veramente una involuzione strana per questa band dopo un disco bellissimo come "Return to heaven denied". La delusione è stata ancora maggiore dopo aver ascoltato le prime due tracce, veramente belle, vale a dire "Chapter One" e "Kathryn", la prima ai livelli dei migliori brani del disco precedente con un chorus che difficilmente si dimentica e uno stacco acustico davvero azzeccato e tipico per i Labyrinth, la seconda meno classica ma ugualmente bellissima. Peccato che, dopo i primi due brani, il livello scenda e non risalga praticamente più fino alla fine. Il disco è suonato benissimo ma è troppo penalizzato da una produzione molto scadente che mette in secondo piano soprattutto la voce di Rob Tyrant e le chitarre soliste (cioè tutto il meglio dei Labyrinth) a favore della sezione ritmica (e comunque la batteria ha un suono di una piattezza sconcertante), e il songwriting a mio parere ha troppi alti e bassi, per esempio la ballad "Love" è di una banalità esagerata così come "Rage of the kings" che se non ricordo male è stato anche il primo singolo. C'è anche una versione riarrangiata (e peggiorata) di "Save me", già pubblicata nell'EP "Timeless crime", e una cover tutto sommato apprezzabile di "Ti sento" dei Matia Bazar, però niente che veramente valga la pena di essere ascoltato più di tre o quattro volte (a parte le prime due canzoni di cui parlavo all'inizio). Il tutto è risollevato dalla voce e dalle interpretazioni di Rob Tyrant, un cantante che ha una bellissima voce e un proprio stile personale, lontanissimo dai soliti cantanti privi di personalità che credono di essere i nuovi Bruce Dickinson e Michael Kiske, e che soprattutto ha capito che per cantare bene un pezzo power non è proprio necessario imitare dall'inizio alla fine la sirena di una ambulanza (per capire cosa intendo basta ad esempio ascoltare un disco qualsiasi dei Domine). Purtroppo né la voce né la tecnica bastano a rendere questo disco un ottimo disco, un po' per i difetti nella produzione (veramente grossi) di cui parlavo prima, un po' perché manca l'atmosfera che "Return to heaven denied" riusciva a trasmettere. Nel complesso il voto è un 7 alla bellezza dei brani e un 5 (e forse è anche troppo alto) alla produzione e alla cura per gli arrangiamenti. Comunque i Labyrinth restano sempre tra le poche power-bands italiane degne di nota.
(Frozen - Giugno 2002)

Voto: 6