LABŸRINTH
Return To Heaven Denied
Etichetta: Metal Blade
Anno: 1998
Durata: 57 min
Genere: power
Secondo album per i Labyrinth che arriva dopo alcuni (azzeccatissimi) cambiamenti nella line-up, e album molto strano per il semplice motivo che dopo un esordio a dir poco mediocre riescono improvvisamente a sfornare il loro capolavoro. Senza dubbio nel mucchio delle power-bands italiane mediocri i Labyrinth spiccano per tanti motivi, per esempio la presenza di un cantante con uno stile personale e molto espressivo come Rob Tyrant, due chitarristi molto tecnici, una serie di canzoni assolutamente ispirate... certo, qualche brano sembra uscire direttamente da "Episode" degli Stratovarius, mi riferisco in particolare a "Thunder" (e non è nè la prima nè l'ultima volta che Olaf Thorsen si è ispirato alla band finlandese, basta ascoltare alcuni brani dell'ultimo Vision Divine e poi "Destiny" degli Stratovarius), e gli assoli ricordano immediatamente Malmsteen, insomma poca originalità almeno nei brani più veloci e prevalentemente power, ma finchè ci si ispira ai maestri del genere e lo si fa bene (e soprattutto senza copiare spudoratamente) ben vengano certe canzoni. D'altra parte a mio avviso i momenti in cui questo album raggiunge il livello più alto sono i brani più "atmosferici" come "The night of dreams" o "Falling Rain", e qui gioca un ruolo importante l'espressività del cantante (e, cosa non trascurabile, la sua buona pronuncia inglese che non guasta mai, specialmente dopo aver ascoltato 5 o 6 dischi dei Rhapsody e un paio dei Vision Divine...) e gli assoli, molto belli, oltre a certi stacchi con tastiere o chitarre arpeggiate veramente perfetti. Volendo trovare un difetto all'album, l'unico calo è rappresentato dalla strumentale "Feel", arrangiata e mixata molto male e soprattutto completamente estranea all'atmosfera del resto del disco. Personalmente credo, e voglio ripetermi, che tra tante bands italiane di basso livello in questo genere i Labyrinth siano molto al di sopra di tutti gli altri, d'altra parte dopo un album così vicino alla perfezione non hanno saputo ripetersi, ma quello è un discorso diverso, forse anche legato al fatto che il principale songwriter della band, Olaf Thorsen, sembra volersi dedicare a decine di progetti collaterali e collaborazioni varie con bands non esattamente eccezionali, tanto per usare un eufemismo (anche se, pensando per esempio agli Skylark mi vengono in mente termini parecchio più offensivi...). Comunque, grande disco dei Labyrinth e migliore album power italiano di tutti gli anni '90 per quanto mi riguarda (altro che Rhapsody), per il futuro speriamo in qualcosa all'altezza di questo disco anche se, dopo aver ascoltato "Sons of thunder" e il nuovo disco dei Vision Divine, non è che ci speri più di tanto.
(Frozen - Maggio 2002)
Voto: 9
Return To Heaven Denied a mio avviso è l'esempio di uno dei dischi più
pompati del metal tricolore, prodotto e suonato bene quanto si vuole, ma che
in realtà non ha nulla da dire e propone una musica priva di mordente. A
parte in un paio di episodi come "Moonlight" (molto bella) e "Thunder" il
resto non lascia il segno e scade in un power metal banale. Pure la voce di
Rob Tyrant non l'ho mai apprezzata troppo, seppur pulita la trovo priva di
carisma e personalità. Quindi lavoro che si tiene in piedi solamente grazie
alla buona produzione e poco più.
(Metal Axe - Maggio 2002)
Voto: 5.5
E' uno di quei dischi di power italiano, come i Rhapsody e i Domine, che mi risultano dannatamente fastidiosi all'ascolto, tranne forse che in qualche pezzo (si salva Moonlight, anche se il genere è sempre quello), è davvero un peccato che all'estero l'Italia venga spesso associata solo a gruppi del genere...
(Hatebreeder - Maggio 2002)
Voto: 4