KUTFACES
Street Routine
Etichetta: Quickflow / Alkemist Fanatix
Anno: 2009
Durata: 37 min
Genere: crossover
Kutfaces è il nome di un gruppo torinese attivo dal 2007, e "Street
Routine" è il suo album d'esordio. Il CD è stato registrato presso lo
studio Music Lab dall'aprile al giugno del 2008. Il missaggio ed il
mastering sono avvenuti nello studio Dub The Demon, sotto la
supervisione di Simone Squillario e Madaski.
La copertina, dalla violenta tricromia bianca, rossa e nera, ci
mostra un poliziotto arrabbiato, in tenuta antisommossa. Degli schizzi
di sangue in primo piano, fanno intuire che la vittima della sua
violenza potremmo essere proprio noi.
Il libretto, di otto facciate, riporta tutti i testi, i
ringraziamenti e le informazioni relative alla registrazione, tra
immagini di pistole e pallottole. C'è anche un foto del quaretto, che
consiste in Rokko alla voce, Rotari alla batteria, Ruvido alle chitarre
e Tommy al basso.
"Street Routine" contiene undici tracce, per un totale di 37
minuti di crossover vecchio stile, definito sul sito MySpace dei
Kutfaces come "hard rap". In effetti, lo stile del gruppo ci riporta
indietro di parecchi anni, nel periodo in cui il termine crossover ha
preso ad indicare quei gruppi che univano due generi così distanti
quali metal e rap (quindi Rage Against The Machine, Stuck Mojo, Body
Count, Biohazard e così via). Queste radici sono però reinterpretate
dai Kutfaces secondo un'estetica più moderna e personale. Lo stile di
Rokko, ad esempio, è più tradizionalmente rap che crossover, infatti
tende a declamare i testi con chiarezza e decisione, piuttosto che
strillarli violentemente così da incrementare l'impatto della musica.
Da parte loro, i musicisti sono molto ligi al loro dovere, defilandosi
quando Rokko inveisce contro tutto e tutti, e facendo esplodere la loro
potenza nei ritornelli, in una formula tanto collaudata quanto
scontata.
Il tipo di suono, e la struttura delle canzoni, ricorda molto da vicino
i Rage Against The Machine. Le similitudini col gruppo americano sono
veramente tante, fatta eccezione per la voce e lo stile di Rokko. E
questo è forse il limite maggiore dei Kutfaces, per il resto molto
bravi ed a volte pure intriganti, soprattutto quando flirtano con
l'hardcore.
La scelta stilistica del quartetto si rivela molto efficace per
sottolineare la violenza e la rabbia presenti nei testi. Il messaggio
dei Kutfaces è anarchico ed estremo, incita continuamente alla lotta ed
all'opposizione contro lo stato, la polizia, le inguistizie sociali e
così via. Insomma, c'è molta retorica in questi testi, quasi di
maniera, se non fosse che ingiustizie ed oppressioni si ripetono nella
realtà con una regolarità ed una continuità impressionanti. La
mentalità tipicamente squatter dei nostri, così profondamente radicata
a Torino (lo scrivo da torinese), porta il gruppo a denunciare scenari
devastanti di violenze subite, di omicidi statali, di sbirri fascisti e
assassini; al tempo stesso, con una logica del taglione, si liberano in
frasi forti ed eccessive quali: "Com'è bello brindare quando è uno sbirro a crepare / e con gli amici aspettare la sua brutta faccia al telegiornale" ("25-09-05").
Non voglio comunque dilungarmi più di tanto sul messaggio e sulle
tematiche dei nostri, molto chiare e prive di compromessi.
Relativamente al lato musicale di "Street Routine", bisogna riconoscere
che il gruppo ha comunque un grande carisma ed una certa vivacità
compositiva, che compensano le scelte stilistiche di base talvolta
eccessivamente derivative. Praticamente, non c'è una canzone brutta o
superflua in questo CD, ma alcune sono veramente trascinanti e
coinvolgenti. Penso a "Testa O Croce?", ma anche alla divertentissima
(e giustissima) "Candidato Perfetto" che vede all'opera l'ospite Bonnot
(il nome di questo candidato è "Romsilvio Prodasconi", eheh!). Oppure
alla grintosissima "25/09/05" dedicata a Fede Aldrovandi, o ancora alla
nostalgica "In Memory Of...". "Ironiconscious" vede i Kutfaces
destreggiarsi con i romani Assalti Frontali, mentre nella title-track
fa la sua comparsa la voce di Madaski.
Insomma, "Street Routine" è un lavoro davvero valido dal punto di
vista musicale, enfatizzato da una produzione molto professionale. E'
il ritratto di un certa cultura sotterranea non soltanto torinese, ma
estesa a livello nazionale; di una gioventù ribelle in bilico tra
ideali nobilissimi ed un facile populismo. "Street Routine" è rabbia
messa in musica, espressa da quattro musicisti sinceri ed appassionati.
Come ho scritto, l'unica grossa pecca dei Kutfaces è lo stile talvolta
eccessivamente derivativo. Ma l'attitudine è quella giusta, e le
composizioni sono sempre efficaci.
Insomma, i Kutfaces sono un gruppo da seguire e sostenere. Ma è
anche doveroso che, in vista di un prossimo album, il quartetto operi
scelte compositive più personali ed originali.
(Hellvis - Gennaio 2010)
Voto: 7
Contatti:
Mail Kutfaces: info@kutfaces.com
Sito Kutfaces: http://www.kutfaces.com/
Sito Alkemist Fanatix: http://www.alkemist-fanatix.com/