KREATOR
Endorama

Etichetta: Drakkar
Anno: 1999
Durata: 51 min
Genere: thrash con influenze dark/gothic


"Endorama" è sicuramente uno dei dischi più controversi dei tedeschi Kreator. Il dark e il gothic - diciamo così - tornarono piuttosto in voga sul finire degli anni '90 e Mille Petrozza e soci finirono per esserne influenzati. Ispirazione reale o bieco tentativo di allargare il proprio pubblico? Approccio sincero verso sonorità fino ad allora "ignorate" (almeno nella loro produzione musicale) o freddo calcolo a tavolino?
Non ho nessuna intenzione di giudicare l'operato di un gruppo che bene o male ha contribuito a fare la storia del thrash metal europeo e parto quindi da più lontano. Dico subito che non sono un grandissimo fan del gruppo tedesco. Penso che le loro prime mosse siano abbastanza mediocri, per quanto un disco come "Pleasure To Kill" - a mio modo di vedere apprezzabile più per tempistica d'uscita che per effettiva validità del lavoro - sia spesso citato tra gli album fondamentali del thrash in generale. Mi piacquero invece "Extreme Aggression" e "Coma Of Souls", validi esempi di thrash suonato bene e composto con un approccio più ragionato e ovviamente più maturo.
Nei passi successivi ho trovato del buono e del meno buono; in poche parole non è mai scattata la scintilla tra me e loro. Forse questo è stato un bene per il mio approccio a un lavoro come "Endorama", accolto con grida di scandalo dai thasher più intransigente per la svolta "leggera e commerciale".
Io non sono del tutto d'accordo. "Endorama" si rivela alla fine un dischetto sicuramente non imprescindibile e privo di momenti oggettivamente memorabili o particolarmente significativi, però non è un disco disastroso.
Certo, trovare Mille e Ventor alle prese con brani cadenzati e dell'appeal orecchiabile fa uno strano effetto, ed è difficile non pensare ai Paradise Lost, ai Depressive Age, a certe cose dei Tiamat...
I brani contengono anche minime tracce di loop elettronici, come ben insegna il genere; la struttura dei pezzi inoltre è molto lineare, raramente si va oltre alla sequenza obbligatoria strofa-(bridge)-ritornello. Si ha la sensazione che il gruppo faccia fatica a volte a trattenere la rabbia, sentire a tal proposito la canzone che da il titolo al disco, che ha anche delle belle atmosfere ma... sembra che i nostri viaggino freno tirato. Così come è strana la sensazione che si prova ascoltando un mite Mille Petrozza cantare con aria lasciva e decadente parole come "So our souls will be one / a new era has begun / Fantasies will come true /not only for the Chosen Few" (da "The Chosen Few").
Però l'album, dopo alcuni ascolti, si rivela anche abbastanza piacevole e riascoltato anche a qualche anno di distanza, "a mente fredda", continua a palesare alcuni dubbi ma non sembra assolutamente così brutto come era stato descritto da tanti.
Motivi di interesse ce ne sono, ad esempio l'ottimo riff speed/thrash "Shadowland" (che poi si evolve in altro modo ovviamente) la valida canzone d'apertura "Golden Age" oppure "Everlasting Flame" e "Willing Spirit", che per quanto potrebbero essere spacciate per inediti "meno ispirati" dei Paradise Lost del periodo "One Second" risultano alla fine brani validi. L'inizio di "Future King" è decisamente accattivante, e anche su "Pandamonium" è difficile star fermi, almeno quanto spiegare a chi non conosce questo disco che stiamo parlando dei Kreator!
Anche "Passage To Babylon" metterebbe a dura prova un ascoltatore bendato: ascoltate la prima parte. Poi il pezzo esplode e non lo vedrei male in una sorta di dance-floor metal-dark-alternative...
"Entry" poi è bellissima, un minuto e cinque secondi di piano e tastiere (composta da Mille Petrozza?). Nel complesso un disco atipico, non perfettamente riuscito forse, ma non disprezzabile in tutto e per tutto.
Alla fine i limiti maggiori del disco sono una certa prevedibilità di fondo (i brani tendono ad assomigliarsi un po' come struttura) e la voce di Mille Petrozza, non troppo a suo agio in certe parti. Manca un po' di velocità, manca un po' di potenza e aggressività, ma se lo scopo del gruppo era quello di cambiare stile non si può dire che il risultato sia da buttare.
Un album sicuramente non per tutti i palati e soprattutto non per chi è troppo legato ai precedenti album dei Kreator ed ha sempre individuato in loro uno dei nomi di punta del thrash europeo.
Non mi sento però di sconsigliare il disco a quanti abbiano voglia di osare o siano pervasi da una certa curiosità. Non è un disco epocale, e nemmeno ci si avvicina, ma non è neppure un disco brutto come era stato etichettato forse con troppa fretta e cattiveria.
(Linho - Aprile 2007)

Voto: 6.5