KRAGENS
Dying In A Desert

Etichetta: Thundering Records / Manitou Music
Anno: 2004
Durata: 53 min
Genere: power heavy metal


M-E-T-A-L-L-O signore e signori, mi cade addosso del vero metallo pesante nel premere play sul mio lettore CD. I Kragens, francesi doc, mi stanno facendo impazzire. Molti loro pezzi mi hanno fatto fare un salto nel passato, scatenandomi nel sano fottuto headbanging (da quanto non capitava!) fermo ai semafori sulla mia fida auto. Il vecchio demone dell'heavy metal si è impossessato nuovamente di me! Evviva!!!
Cosa è necessario per fare un buon album? Le belle idee direte voi, esatto, ma secondo me la prima cosa deve essere la produzione: non è poi quest'ultima che serve a far sentire le "belle idee"? Da sempre, per dare un giudizio preliminare, la prima cosa da giudicare è quella che balza all'occhio in alcuni casi (chi ha detto le donne?), all'orecchio in altri (e qui parliamo di musica!!!). La seconda cosa da valutare sono le capacità tecniche dei singoli elementi e la capacità maturata suonando assieme per poter scrivere pezzi coinvolgenti, che non siano solo esercizi di stile (dove la tecnica prevale su tutto e il filo conduttore della canzone si perde tra milioni di note). In questo album d'esordio dei Kragens tutte le premesse vengono rispettate. La produzione è più che buona, i suoni sono equalizzati bene, le chitarre grosse quanto basta, un buon basso (suonato da Denis Malek che segue le linee tracciate dai due chitarristi, Céric Sellier e Ludwig Laperche), una batteria (suonata da Olivier Gavelle) con una cassa che la sentirete rimbalzare direttamente nello stomaco, poi c'è la voce dalle mille sfaccettature di Renaud Espeche, a volte evocativa (a ricordare i migliori Nevermore), a volte decisa e acuta stile Iced Earth (fase pre Ripper Owens, s'intende!) ed a volte di halfordiana memoria (sapete chi è Rob Halford, vero???).
L'album è bello e si fa ascoltare, purtroppo ha un paio di cosucce che non girano per il meglio. La canzone inizale "Dying In A Desert" è una di queste: parte nel modo più scontato che ci sia, e non brilla per originalità. Per fortuna il tutto si conclude abbastanza in fretta (levato il dente, levato il dolore!) con un falsetto grandioso da farci ricredere e continuare l'ascolto del CD fiduciosi.
"Carnivore Ritual" è da pogo assoluto, anche contro l'armadio in caso siate soli; un tempo massiccio e roccioso s'infrange contro un muro di chitarre. Con "Kragens", la terza traccia, la voce è da spettacolo: si alternano falsetto e parti evocative (tutto cantato in tedesco!). I riff di chitarra sono debitori dei chitarristi di gruppi come Pantera e Testament, e la tastiera è arrangiata magistralmente. "Fear" scade un po', poiché rimane per tutta la sua durata ingabbiata in un up-tempo molto canonico, che potrebbe appartenere a qualche b-side degli Hammerfall. Da segnalare il bell'assolo che trae ispirazione a piene mani dallo stile neoclassico.
"Lord Of Chaos" è introdotta da un sintetizzatore e da altri più che buoni inserti di tastiera suonati da Franck Venchiarutti (in pratica il sesto elemento della band, viste le numerose apparizioni, ma nei crediti del CD è relegato ad ospite di lusso). Gli Iced Earth sono l'influenza più vicina in questo pezzo, con un cantato melodico/evocativo che non tarderà ad entrarvi in testa, per non parlare poi della parte centrale dove le chitarre stoppate vi faranno agitare quella vostra bella testolina.
"Metal Hunter", "Satan The Killer" e "Nightmare", possono sembrare una mini-suite, poiché l'una finisce "dentro" l'altra: qui si parla di altro acciao puro, "rovente" e fottutamente accattivante. Il tutto vi si riverserà addosso nel modo più violento possibile, condito anche da innesti di voce brutal e black, che ad esser sincero non ho apprezzato più di tanto, però devo ammettere che ci possono stare bene.
"Road Warrior", è il secondo brano che non riesce ad impressionarmi, troppo veloce, troppo forzato, troppo poco curato (assoli a parte). E' poco monolitico rispetto gli altri pezzi, dove i Kragens prediligono una compattezza e una pesantezza date dalla cadenza della batteria e dalle chitarre stoppate. Inoltre, come la prima traccia, si conclude su di un falsetto che risolleva le sorti della canzone, ma solo negli ultimi dieci secondi.
Purtroppo anche la seguente "World Made Of Heroes" è fortemente influenzata dal power metal più canonico, dove la tastiera, qui più invadente rispetto al solito (come accade in molte canzoni di Malmsteen o Stratovarius), scandisce tutta la prima parte cantata. Le belle idee non tardano (fortunatamente) ad arrivare e il pezzo strumentale centrale vince sul piattume di idee iniziale, che si ripresenta a chiusura della canzone.
"Rise Up Your Fist To Fight" è un vero e proprio pugno in pancia, i Grave Digger del loro album omonimo ed i Testament di "Low" fanno ora da termine di paragone. Granitici questi Kragens. "Destroying The Temple" inizia sul finire della precedente traccia, ovvero su di un arpeggio di chitarra. I suoni di tastiera sono sempre più ricercati, la voce è calda ed evocativa con puntate sul "growl" estremo. Il solito muro sonoro di chitarre inonda il nostro stereo ancora una volta di vecchio e sano heavy metal, con tante doppie voci, assoli veloci e melodici, insomma tutto quello che serve per far felice un giovane (o vecchio, nel mio caso) metallaro.
Se siete fan della musica più bella del mondo, l'heavy metal, i Kragens sapranno come farvi felici. Una volta tanto lasciamo sugli scaffali del nostro negozio di musica preferito i CD di gruppi che si spacciano per metal, quando poi l'unica cosa di metal che hanno sono i capelli lunghi (chi ha detto Metallica!?) e fidiamoci di gente che ha da dire ancora qualcosa! Promossi a pieni voti, peccato per quel paio di pezzi che abbassano il livello del CD, facendo perdere qualche colpo alla matrice heavy, filo conduttore del lavoro, per "sperimentare" soluzioni già ampiamente viste e trattate da altri.
(Hellcat - Gennaio 2005)

Voto: 8


Contatti:
Sito Kragens: http://www.kragens.com/

Sito Thundering Records: http://www.thundering-records.com/