KNIGHT AREA
Under A New Sign

Etichetta: The Laser’s Edge / Intromental Management
Anno: 2007
Durata: 55 min
Genere: neo-progressive


Sempre più spesso si sente parlare di band costruite a tavolino, giusto per raggranellare quattro soldi, ma anche adesso, fortunatamente, è possibile imbattersi in formazioni che raggiungono il successo e un contratto discografico quasi per caso. È successo olandesi Knight Area, nati inizialmente come un progetto in studio dei fratelli Gerben e Joop Klazinga e trasformatisi ben presto in una band a tutti gli effetti, capace di raggiungere un discreto pubblico e di riservarsi addirittura una apparizione al prestigioso Nearfest Festival. Il loro primo album, "The Sun Also Rises", era stato accolto molto bene dalla critica e dal pubblico e quindi era lecito aspettarsi qualcosa di alto livello da una band così promettente. Per fortuna le attese non sono state disilluse, dato che "Under The New Sign" è un album ottimamente realizzato, che farà la gioia degli amanti del progressive sinfonico.
I Knight Area possono essere facilmente inseriti all'interno di quel filone chiamato neo-progressive, ovvero quella corrente che nasce raccogliendo l'eredità dei vecchi Genesis e che ha dato i natali a band di successo come IQ, Pendragon e, soprattutto, Marillion. Certo, chiunque conosca un po' le band citate sa perfettamente cosa aspettarsi: il progressive rock dei Knight Area forse non brillerà per originalità e si adagia malinconicamente sulle sonorità vintage degli anni '70, ma il loro songwriting è fresco e sfaccettato e le loro canzoni riescono nella difficile impresa di essere allo stesso tempo tanto complesse quanto melodiche e coinvolgenti.
L'inizio dell'album è già da applausi: "A Different Man" è una classicissima composizione prog che viene introdotta da un magnifico mellotron in pieno stile Genesis, un incrocio tra "Watcher Of The Skies" e i brani di "Wind And Wuthering". Da applausi la prestazione di tutta la band che dosa sapientemente ogni nota e lascia, di volta in volta, emergere qualche delicato sprazzo solista, come nel caso degli interventi di Mark Vermeule, il cui stile, guarda caso, ci rimanda direttamente a quello di Steve Hackett.
Con "Exit L.U.M.C." lo stile della band si fa un po' più teso: le chitarre si rinforzano e le tastiere abbandonano i suoni dilatati del mellotron per passare a quelli più fluidi e cangianti del moog. I padri inspiratori sono sempre i gruppi citati, ma qui la musica dei Knight Area sembra subire anche l'influenza di un certo pomp rock. Si arriva, quindi, a "Mastermind" e il percorso di indurimento raggiunge il suo apice: certo, parlare di metal per i Knight Area è sempre eccessivo, ma anche in questo caso le chitarre si fanno più presenti, con un riffing profondo e graffiante al punto giusto.
Siamo già arrivati alla title-track e, piano piano, mi rendo conto che ancora il CD non ha avuto una caduta di tono: ogni pezzo è perfettamente bilanciato con gli altri e presenta caratteristiche ben precise che lo differenzia dagli altri. "Under A New Sign", per esempio, è l'unico episodio strumentale, quello in cui lo sfoggio di tecnica si fa maggiormente sentire. Attenzione, però, qui non troverete degli sterili esercizi di stile: a farla da padrone c'è sempre la melodia, l'arrangiamento intelligente, l'intreccio caldo e variegato degli strumenti con una prestazione da urlo di Gerben Klazinga alle tastiere che passa senza sosta dal mellotron, al moog, fino all'hammond.
Arriviamo quindi a "Corteus Love" che segna la doverosa ballad. Le atmosfere si fanno rarefatte e dolci, lo strumento principale diventa il pianoforte, che accompagna la bella voce di Mark Smil, e iniziano a fare capolino strumenti più inconsueti come il flauto traverso e il violoncello, che aggiungono colore e delicatezza ad una composizione già ottima di suo.
Dopo "Dreamweaver", l'unico pezzo un po' scontato del lotto, si arriva a "A Different Man Part. II", una lunga suite di tredici minuti (poteva forse mancare?) che riassume in sé tutte le caratteristiche del sound dei Knight Area, aggiungendo in più qualche sprazzo in stile Pink Floyd, e che chiude degnamente un lavoro che, almeno formalmente, è ineccepibile.
Per concludere, quindi, non posso che consigliare l'ascolto di questo bellissimo album. Ripeto, l'unico appunto che si potrebbe muovere alla band olandese sta proprio nella scelta di utilizzare suoni e strutture che, rifacendosi sempre al passato, finiscono per essere per forza di cose derivative. D'altra parte la cosa non dovrebbe stupire dato che tutto il genere neo-prog soffre di questa sudditanza, eppure questo non ha impedito la nascita di lavori più che ottimi. Chissà, se scrivessi per una webzine legata più strettamente al mondo del progressive rock, forse sarei stato un po' più severo con i Knight Area, ma di fronte ad un songwriting di questo livello che, una volta tanto, preferisce rifarsi ai Genesis piuttosto che agli onnipresenti Dream Theater, be', davvero non c'è di che lamentarsi. Se, quindi, amate il progressive sinfonico e i grandi gruppi della tradizione inglese degli anni '70, non fatevi sfuggire questo lavoro: troverete classe, eleganza, ricercatezza e raffinatezza.
(Danny Boodman - Luglio 2007)

Voto: 8


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