KILLING CREED
Menticide (MCD)

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2006
Durata: 24 min
Genere: death melodico


Dopo un primo demo, "Havoc", recensito anche sulle pagine di Shapeless, i milanesi Killing Creed tornano con una nuova autoproduzione, un MCD di circa mezz'ora che continua a percorrere la strada del death metal melodico, puntando però molto sulle atmosfere malinconiche e tristi.
"Menticide" si avvale di una formula ormai consolidata che unisce potenza e melodia, aggressività ed eleganza, toni rabbiosi e delicate linee vocali in voce pulita, affidate in questo lavoro a Racco, l'ultimo acquisto della band. Il gruppo suona con compattezza e destrezza, padroneggiando molto bene i propri strumenti, l'esecuzione è più che buona e anche la registrazione, pur trattandosi di un'autoproduzione, mostra una cura attenta e professionale di ogni aspetto.
Il MCD dei Killing Creed, dunque, è senza alcun dubbio un buon prodotto, confezionato da una band in crescita e dalle buone potenzialità. Quello che non mi convince in pieno, invece, sono alcuni aspetti del songwriting: la band suona un death melodico che, naturalmente, affonda le sue radici nei capisaldi del genere (vecchi In Flames e Dark Tranquillity), aumentando ancora di più il lato melodico della loro proposta e dando al tutto un taglio malinconico. Per certi versi, quindi, mi hanno ricordato i Mercenary meno progressivi. Ecco, il problema di suonare questo genere musicale, come sottolineava anche teonzo nella recensione di "Havoc", è quello di doversi confrontare con un mercato che è completamente saturo.
Diventa quindi un imperativo cercare di suonare davvero personali e lontani dai cliché, dato che in mezzo a una marea di band, spesso anche di elevata qualità, il distinguersi con una proposta riconoscibile è l'unico modo per emergere davvero. Purtroppo i Killing Creed, pur cercando di muoversi in questa direzione, sono ancora troppo legati ai canoni del genere, impedendo all'ascoltatore di inquadrare quello che è il 'loro' sound.
Nonostante questo limite i Killing Creed riescono a creare sei brani di buona fattura che raggiungono il bersaglio e coinvolgono. I primi due pezzi, a mio avviso, sono i migliori del lotto: "Burn" è una perfetta apertura, un up-tempo catchy e sostenuto, che rivela però un'anima triste a lamentosa, data dallo screaming urlato di Racco; mentre "Feeding My Hate" è una vera e propria bordata in cui le chitarre dominano incontrastate con intrecci maideniani e un ritmo indiavolato. Da ascoltare!
Meno efficace "Hudine II", il brano più lungo del lotto (praticamente il doppio rispetto alla media della band), che sembra un po' perdersi per strada, tentando di raggiungere un effetto più epico e articolato e finendo per abbassare quella carica che non dovrebbe mai mancare in questo genere. Da questo punto di vista, funziona molto meglio il brano di chiusura, "I Can Stand", che riesce a trovare un giusto equilibrio tra le parti. Decisamente buoni anche gli altri due pezzi, "La Terza" e "This Is My Defence", brevi e efficaci al punto giusto, con quelle scariche di adrenalina ad elettrizzare l'atmosfera e a far sbatacchiare le teste.
Cos'altro dire? I Killing Creed hanno composto un lavoro onesto e con buoni spunti. A mio parere devono ancora lavorare sul songwriting prima di poter emergere, ma sembra che le potenzialità ci siano tutte. Aspettiamo il primo full-length ufficiale e vediamo cosa sapranno inventarsi.
(Danny Boodman - Gennaio 2006)

Voto: 7


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