KIJU
Demo(n)cracy
Etichetta: Hardebaran / Two Fat Men
Anno: 2005
Durata: 50 min
Genere: neothrash / metalcore
A distanza di due anni dall'exploit di "Nothing To Play For", ritornano
i Kiju, una delle migliori realtà thrashcore della nostra penisola!
"Demo(n)cracy", l'atteso secondo album della band fiorentina, si rivela
un lavoro di indubbio valore, diretto e sfacciato, per nulla intimorito
dal successo ottenuto dal suo predecessore. "Nothing To Play For",
infatti, è stato accolto in toni entusiastici dalla critica metal del
nostro paese, per non parlare dell'estero, dove i Kiju sono quasi più
noti che da noi! Se infatti foste tanto interessati da andare a
scartabellare la biografia del gruppo, oppure se in questi anni aveste
ricevuto i vari aggiornamenti della loro mailing list, avreste notato
sicuramente come il quintetto abbia praticamente girato mezza Europa.
Dietro a questo stacanovismo sul palco si nasconde una grande passione
musicale, che spinge i ragazzi a sbattersi, a sfruttare al meglio le
proprie possibilità. Sì, molti potrebbero obiettare che ci vogliono
buone disponibilità finanziarie per essere sempre in tour, ma
-diciamoci la verità- quanti gruppi avrebbero la possibilità di suonare
per tutto il vecchio continente, ma dimostrano tanto snobismo da non
muovere il culo dal nostro bel paese? Gurdijev considerava la pigrizia
come il male principale dell'uomo moderno: bene, è anche il difetto più
evidente di molti gruppi italiani. Sembra che la gavetta sia diventata,
per tanti, un motivo di vergogna, un pantano dal quale sollevarsi il
prima possibile. Quando noto questi atteggiamenti ne rimango stomacato,
nonché amareggiato! Per fortuna, i Kiju hanno dato priorità al proprio
amore per la musica, ed al proprio desiderio di calcare i palchi. Cioè,
tutto quello che una band con gli attributi dovrebbe fare!
L'esperienza maturata in questi anni, trova la sua espressione
nelle dieci tracce (più due bonus) di "Demo(n)cracy". L'album è stato
registrato al Fear Studio nell'estate del 2004. La formazione vede
Vitto alla voce, Cafa al basso ed ai cori, Cance e Robe alle chitarre e
Ghizzo alla batteria. Quest'ultimo viene indicato come sessionman. Il
nuovo arrivato Kappa si occupa delle pelli in sede live.
La confezione dell'album è molto professionale. I colori sono
scuri. In copertina si vede un uomo nudo, incatenato per i polsi al
soffitto. Di fianco, ci sono due bersagli con la sagoma umana. Il
libretto, di dodici pagine, contiene i testi integrali, le varie
informazioni relative alla registrazione ed i ringraziamenti.
La qualità di registrazione è impeccabile: potente, pompata il
giusto, molto naturale. La musica dei Kiju ha infatti bisogno di tutte
queste caratteristiche per rendere al meglio. Per quanto sia difficile
riprodurre in studio l'impatto tipico delle situazioni live, lo studio
di registrazione ha svolto un gran lavoro e non si può certo dire che
il suono sia "fasullo".
Lo stile del gruppo si è evoluto, sebbene lo stampo sia sempre lo
stesso. Neothrash, thrashcore, metalcore: chiamatelo come volete. Tutte
definizioni valide, se si tiene comunque conto che questi fiorentini
non temono di inserire nella loro musica richiami ad altri generi,
sfiorando più volte il nu-metal (nella sua accezione più estesa).
Dunque, sudore e grinta a profusione! Il riffing massiccio non
tradisce, ed il groove delle ritmiche è destinato ad entrare nel
sangue! Talvolta, i Kiju superano loro stessi dando vita a composizioni
tritaossa, senza compromessi, come l'opener "Tag Your Bones", il pezzo
più duro mai scritto dalla band! In questo caso, i riff pesanti toccano
il deathcore, e le vocals devastanti di Vitto aggiungono cattiveria al
tutto. Furiosissima è anche "Surf Diesel", dalla ritmica tirata come
non mai, che però vede i suoi spigoli smussati da inserimenti melodici.
Questa scelta stilistica può piacere o meno. A parer mio, viene un po'
spezzato il climax della composizione (anche se l'assolo di chitarra
sclerato alla Dimebag è da antologia!)... Le sezioni melodiche, cantate
da una voce pulita, sono molto meglio inserite in "Inside", ad esempio.
Il ritornello è parecchio ruffiano, entra subito in testa. In tali
momenti, la musica dei Kiju si adatta ai gusti di quasi ogni tipo di
audience. E' anche vero però che la carica thrashcore del brano
potrebbe scoraggiare i più teneroni!
La sezione ritmica è molto precisa e compatta, e si dimostra
duttilissima: riesce a passare con naturalezza da sezioni lente e
fangose, ad improvvise addizioni di groove, fino a sfuriate a metà
strada tra thrash e death. Esemplare è "Bean Laden", vero monumento di
creatività ritmica. Le accelerazioni ed i rallentamenti accostati sono
molto stimolanti, in questo notevole esempio di canzone impregnata di
spirito hardcore.
Trascinate da un groove irresistibile, le canzoni dei Kiju
incitano a seguire il ritmo con la testa. Dal vivo penso siano
spettacolari. Mi riferisco a tracce quali "Deserve The Truth", "Seized
By Neck" (molto nu-metal), "I Don't Tolerate Who Is Not Tolerant"
(dagli echi degli ultimi Testament), "Bullshit Sandbook" e la curiosa
"Disappear". Quest'ultima è indecisa se assestarsi su passaggi melodici
ruffianissimi, o se cedere a tentazioni panterose!
"Born Aborted" chiude l'album con la consueta arrabbiatura del
gruppo, che nel finale si libera in un rallentamento quasi sludge.
Terminate le dieci tracce di "Demo(n)cracy", c'è ancora spazio per
due bonus-track. La prima, "VI", è uno strumentale che mette in
evidenza il lavoro delle chitarre: molto melodico. "Dog" è invece sulla
falsariga di quanto si è ascoltato in precedenza. Un regalo per gli
ascoltatori, desiderosi di ciucciare un'ultima goccia dalle mammelle
dei Kiju.
In occasione di "Nothing To Play For", avevo accusato i Kiju di
essere stati troppo monolitici nella realizzazione di tale album. Avevo
consigliato la band di accorciare la durata dei loro lavori futuri, per
non stancare l'ascoltatore e mantenere viva l'attenzione. Come tutta
risposta, i Kiju hanno proposto un nuovo album di lunghezza quasi parti
a quello precedente. "Demo(n)cracy" però non stanca. L'ascoltatore non
va in assuefazione di grinta: l'headbanging dura dalla prima all'ultima
traccia. Credo che il songwriting sia maturato, e le canzoni sono più
varie e sfaccettate. L'esperienza, unita ad una certa ambizione, sta
spingendo i Kiju nel gotha del metalcore europeo. Auguro ai Kiju di
sfondare, con tutto il cuore, di modo da tener alta la bandiera del
metal tricolore.
(Hellvis - Gennaio 2006)
Voto: 8.5
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