KHAOSPHERE
Entering The Khaosphere (promo)

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2005
Durata: 20 min
Genere: metal estremo d'avanguardia


La copertina è in bianco e nero, e raffigura un angelo seduto a terra, con le ali afflosciate ed una pistola ai suoi piedi. La stessa immagine è riprodotta sul CD. Questo è "Entering The Khaosphere", un promo di tre canzoni dei pugliesi Khaosphere (formatisi nel 2004). Sin dalla sua nascita, questo gruppo ha cercato di esprimersi in maniera personale, ispirandosi ai più diversi generi metal, e contaminando il tutto con musica estranea al metal. Addirittura, in alcune occasioni la band ha riarrangiato la propria musica in acustico, per accentuare le componenti jazz del suono e venire incontro ad un tipo diverso di pubblico.
Nel libretto, oltre ai testi, c'è anche una bella foto di gruppo. La line-up vede Claudio Rodia alla voce, Antonio Mele alla chitarra, Enrico Ronchi alla tastiera, Vito De Michele al basso e Guido Penta alla batteria e percussioni.
La prima traccia si intitola "Khaosphere". Il testo è ricco di immagini apocalittiche: "Perciò, benvenuti nel luogo dove tutti i significati muoiono, benvenuti nella Caosfera". La particolarità della proposta musicale del quintetto è evidente nella scelta di soluzioni d'arrangiamento curiose, nell'imprevedibilità ritmica e, soprattutto, nella difficoltà di catalogarla in un preciso genere musicale. Si tratta di musica estrema, questo sì. Gli elementi ci sono tutti: gutturale profondissimo, chitarre dai suoni pieni e pesanti. sezione ritmica all'occorrenza devastante. Si passa però dall'aggressività del death melodico alle atmosfere oscure del black sinfonico, aggiungendoci una marea di spunti progressive. Se in alcuni momenti "Khaosphere" sembra assestarsi su una determinata frangia di metal, successivamente muta in modo così repentino da spiazzare l'ascoltatore. Ogni passaggio è una sorpresa, pur restando il brano coerente dalla prima all'ultima nota. Molto bella la sezione finale, con l'intervento di un contrabbasso (a cura dell'ospite Davide Penta).
Le battute d'apertura di "Born In Chains" sono profondamente influenzate dal jazz. Presto la musica si fa più pesante, e lo sviluppo vede i Khaosphere nel tentativo di mescolare assieme elmenti di metal estremo con elementi jazz. Questa composizione mette in evidenza la preparazione tecnica del quintetto, non il non plus ultra ma senz'altro buona e sicura. A complicare la faccenda, è presente anche qualche passaggio arabeggiante. Rispetto a "Khaosphere", "Born In Chains" è più sperimentale ma meno coerente. E' un brano estremamente strutturato e discretamente complesso, che però a volte tende a perdersi un po' in un eccesso di originalità. Resta fermo comunque il fatto che i Khaosphere non vogliano adeguarsi alla massa, e questo gli fa molto onore. Peccato che la qualità di registrazione (che ha avuto luogo allo studio Jolly Roger di Casamassima, Bari) non sia eccezionale, e non renda piena giustizia al gruppo.
"Il Giardino Della Disarmonia" è un brano piuttosto diverso dai due che l'hanno preceduto. E' una composizione sognante, non estrema, sviluppata attraverso un insistente giro di accordi ed un'andatura tranquilla, mai forzata. L'attore Rocco Capri Chiamarulo ne recita il testo in italiano, mentre il suono d'assieme è arricchito dall'azzeccatissimo contrabbasso. Tra arpeggi, un continuo crescendo e assoli di gran qualità (bellissimo quello della chitarra acustica, ad opera dell'ospite Damiano Lomolino), "Il Giardino Della Disarmonia" sorprende per la sua qualità e la sua espressività. Un brano stupendo, nè più nè meno.
C'è ancora spazio per una divertita ghost-track, tanto per rendere il promo più intrigante. Niente di che, demenza pura.
Beh, un promo interessante! Mi è piaciuto. Ho dovuto riascoltarlo un po' di volte, cercando di capire quali fossero le cose che mi avevano poco convinto. "Khaosphere" e "Born In Chains" sono due belle canzoni, ma avrebbero potuto esserlo ancora di più con una maggior cura nel songwriting. Mi piace poco il suono della tastiera nel primo brano, ed il secondo è un po' dispersivo in alcune sue parti. "Il Giardino Della Disarmonia" è invece perfetto così com'è. Insomma, i Khaosphere cresceranno sicuramente. Il talento c'è. Si avverte. Occorre solo qualche piccolo aggiustamento, ed allora i Khaosphere potranno dire la loro nella scena metal tricolore.
(Hellvis - Giugno 2006)

Voto: 7.5


Contatti:
Mail: guypenta@libero.it
Sito internet: http://www.khaosphere.net/