KERMANIAN
Ahnenwerk

Etichetta: Ván Records
Anno: 2006
Durata: 57 min
Genere: black metal


La Germania in questi ultimi tempi sta sfornando un sacco di gruppi black metal, alcuni di buon livello, altri decisamente meno. I Kermania erano un gruppo a me totalmente sconosciuto fino a qualche settimana fa, fino a quando ho ricevuto la copia promozionale del loro primo album. Neanche adesso non è che sappia molto su di loro, visto che non mi hanno inviato alcuna biografia (una "moda" che ultimamente sta prendendo sempre più piede, devo dire). Da una breve ricerca su internet ho trovato che si sono formati nel 2001, probabilmente come progetto solista guidato da Weigand (chitarra, voce, basso e tastiere); alla batteria finora si sono alternati un paio di session, compagni dello stesso Weigand in un'altra band chiamata Heemat. Dal 2002 al 2004 i Kermania hanno pubblicato la bellezza di quattro demo, ovvero "Untertan Der Zwischenschlacht", "Weltenschrei Und Dessen Schmerz", "Heinrich Der Germane - Fuer Die Heimat" e "Heinrich Der Germane - Im Wolkenmeer Des Wurmtales", prima di approdare al debutto con "Ahnenwerk".
L'album si presenta con un libretto di otto pagine comprendenti tutti i testi, scritti in tedesco. La grafica è mediocre, sinceramente non mi dice niente. Passiamo dunque alla musica.
Sono soltanto quattro le canzoni su "Ahnenwerk", due delle quali dalla durata proibitiva. Apre le danze la suite "Schwertes Schaerte Beichtgesang", suddivisa in diversi momenti, alcuni di black malinconico e lentissimo e altri acustici, per un totale di oltre ventiquattro minuti. L'ascolto non risulta poi così difficile, perché ci sono dei break che permettono di riprendere fiato, sopratutto nella prima parte. A poco a poco il brano entra nel vivo e gli intermezzi acustici svaniscono. La ritmica si fa leggermente più tesa, sempre sostenuta dalla doppia cassa, ma non arriva mai ad esplodere. Eppure in questo caso i Kermania riescono a coinvolgere, tengono sulle spine l'ascoltatore senza peraltro fare cose sbalorditive. La voce è uno scream digrignato, lacerante e lontano, quasi un lamento straziante, capace di ricordare "Heart Of The Ages" degli In The Woods. In alcune strofe l'eco è molto accentuata, ma ci sono anche delle voci pulite che ricordano il pagan black. Non a caso, le tematiche trattate dovrebbero essere principalmente paganesimo e mitologia.
All'inizio di "Vettersbery 1487" la band si concede dei passaggi più veloci, per poi rallentare e assestarsi su un mid tempo assai cadenzato, nel quale compare un cantato pulito, al solito epico e medievaleggiante. Una voce inumana precede la ripartenza, ancora una volta soffocata dai tempi mesti che si protraggono fino alla conclusione del brano. Canti e ululati si fondono assieme per ricreare un'ambientazione notturna immersa nella natura.
Se la traccia precedente durava solo sei minuti, con "Heimatferne Rast" superiamo ancora la barriera dei venti. La musica a tratti svanisce e sembra diventare un contorno. E' in questi casi che la chitarra improvvisa arpeggi o stacchi basati su lunghe note. Ed è in questi casi che, purtroppo, l'attenzione si concentra altrove, perché non c'è un'atmosfera in grado di avvolgere l'ascoltatore ed accompagnarlo ininterrottamente fino al termine del brano. Manca forse la fluidità che caratterizzava "Schwertes Schaerte Beichtgesang", tant'è che alcuni passaggi sembrano slegati: ci sono spezzoni di black metal epico e alcune sfuriate accostate ad aperture acustiche o atmosferiche (per modo di dire) senza una buona soluzione di continuità. La voce insiste spesso su un registro pulito.
Chiude l'album la title track, una sorta di pezzo pagan metal, basato su un arrangiamento basilare di chitarra, una batteria cadenzata e un coro epico. Non ha senso parlare di struttura: c'è un unico giro ripetuto dall'inizio alla fine.
Al termine dell'ascolto rimane l'impressione che "Ahnenwerk" sia opera di un gruppo giovane e ancora immaturo sotto alcuni aspetti, ma allo stesso tempo ambizioso. Non è da tutti comporre suite che mantengano acceso l'interesse per tutta la loro durata, ma almeno Weigand ci ha provato. D'altra parte, è auspicabile un salto di qualità se il gruppo vorrà continuare su questa strada, perché non c'è nulla che riesca a fare la differenza in questo CD. Non c'è la drum machine, e questo è un bene, almeno i suoni della batteria sono naturali e si accompagnano bene agli altri strumenti. Però i Kermania al momento non sembrano in grado di farsi strada in una scena così affollata e la loro musica, al di là della lunghezza delle canzoni, rischia di non farsi notare nonostante alcuni buoni spunti.
In genere l'album è piacevole, si lascia ascoltare senza problemi, per cui agli amanti di queste sonorità potrebbe far gola. Sfuriate black, momenti acustici e parti pagan bastano a non fare di "Ahnenwerk" un mattone. Ci sono infatti alcune variazioni, ma mancano dei riff particolarmente incisivi o atmosferici, i classici momenti da brivido.
Come fonti di ispirazione potrei citare i Wyrd, solo che qui non abbiamo le tastiere, oppure primi Enslaved, qualcosina di In The Woods, Taake (le pochissime parti davvero lente che troviamo nei loro tre album) e Forgotten Woods (per alcuni effetti della voce e qualche altra similitudine). Spero di avere dato l'idea, ma non illudetevi di trovare su "Ahnenwerk" musica di un certo spessore.
Album pienamente sufficiente, adatto per qualche ascolto, magari un po' in sottofondo. Sono 10 euro più spese di spedizione se lo richiedete direttamente alla Ván Records.
(BRN - Settembre 2006)

Voto: 6.5


Contatti:
Sito Kermania: http://www.wod-van.de/Bands/Kermania/kermania1.htm

Sito Ván Records: http://www.van-gbr.de/