KERBENOK
O

Etichetta: Northern Silence Productions / TWS - Source Of Deluge OHG
Anno: 2008
Durata: 71 min
Genere: black/pagan metal sperimentale


A più di un anno di distanza da "Der Erde Entwachsen (Gewollte Wunden)", vigoroso MCD di debutto dei Kerbenok e già recensito dalla nostra webzine, ecco di ritorno il gruppo tedesco con un full-length ricco di premesse, "O", pubblicato dalla Northern Silence Productions. La copertina, misteriosa, raffigura un occhio, che campeggia in primo piano su una composizione astratta. La formazione non è cambiata: i musicisti ufficiali sono sempre due, vale a dire Stefan (chitarra, basso e voce) e Christopher Duis (batteria, voce pulita). Per la realizzazione del nuovo album, i musicisti sono stati aiutati dai seguenti ospiti: Amier (basso, e lo suona anche durante i concerti dei Kerbenok), Loretta (tastiere, voce), Ingeborg (violoncello, corno) e Marco (tabla, conga, kalimba e flauto). Com'è facile notare leggendo gli strumenti coinvolti nel progetto, la musica dei Kerbenok non è così scontata. Il gruppo si dichiara, in qualche modo, pagan. Le tematiche naturali e pagane gli sono sempre state care. Ma la traduzione in musica di certi temi è sempre stata piuttosto personale, oltre le norme del genere. Chiunque avesse letto la recensione di "Der Erde Entwachsen (Gewollte Wunden)", avrà già capito a cosa mi stia riferendo. Ciò nonostante, già nel MCD erano evidenti alcune similitudini con gruppi più o meno noti, ed il termine di paragone più palese era (ed è tuttora) quello dei Negurâ Bunget. In effetti, molte soluzioni musicali adottate dai tedeschi ricordano parecchio quelle del gruppo rumeno. Anche l'unione tra tematiche naturali e tradizionali con un black sperimentale ed ipnotico è una caratteristica dei Negurâ Bunget. Ciò nonostante, "Der Erde Entwachsen (Gewollte Wunden)" mi aveva appassionato, e pur non essendo un disco perfetto, sicuramente preannunciava grandi cose per il futuro.
Ecco, "O" tradisce in parte queste aspettative. Se da un lato riconferma la volontà del duo a non uniformarsi, dall'altro mette in mostra evidenti limiti creativi, sottolineati da un songwriting non sempre scorrevole e che non riesce mai a togliersi di dosso l'aspetto di "collage". Un esempio lampante si ha con la prima canzone, di dodici minuti, "Heimstatt In Trümmern". Una composizione lunga, che passa da un inizio black tradizionale a tante variazioni più o meno felici, assestandosi in seguito in un lungo intermezzo ambient, e concludendosi in poche battute feroci. I Kerbenok hanno posto questa canzone in apertura, ma l'ascolto non mi ha impressionato già la prima volta, e i successivi ascolti sono stati difficili. In effetti, il brano ha un aspetto "assemblato", come se il duo avesse a disposizione tanti riff ma non sapesse bene come svilupparli, optando in seguito per incollarli l'uno di fianco all'altro, e di allungare il brodo con un intermezzo ambient. Il tutto molto studiato, ma poco sincero. Non credo si tratti di un'opinione personale, perchè ad ogni ascolto l'impressione suscistata in me da "Heimstatt in Trümmern" è sempre stata la stessa. C'è poca anima, nel suo complesso. In più, vengono accostati riff felici ad altri davvero banali e scontati. E si ha l'impressione che i Kerbenok abbiano voluto comporre un brano in un certo modo, ispirandosi un po' qui ed un po' là, ma senza che una vera ispirazione li stesse sorreggendo. La prima canzone, poi, è davvero molto simile a quanto prodotto dai Negurâ Bunget, almeno come idee di base. Stesse accelerazioni, stessi passaggi ipnotici caratterizzati da un'unica nota ripetuta allo spasimo (la cosa verrà ribadita nella canzone conclusiva, anche se con risultati molto migliori: "...In Das Was Noch Kommen Mag"). Sembra che i Kerbenok vogliano imitare i Negura Bunget, con tutte le conseguenze del caso.
Questo generico sapore di post-core, post-black, post-metal e post-tutto, inflaziona anche l'altro episodio lunghissimo, "Im Kreise Ziehen Wir Unsere Runden". Però, qui le influenze risultano allargate, e si segnala un passaggio davvero scopiazzato dai Thorns, sia come riffing che come arrangiamento che come vocalizzi. E occhio, i richiami ad un gruppo possono denotare intelligenza, ma i plagi sono solo deleteri. E' un episodio isolato, ma sintomatico di una carenza di personalità che, nel MCD precedente, non risultava. Calo di ispirazione? Blocco dell'artista? Pressioni a migliorarsi?
Un'altra influenza molto evidente, che compare di quando in quando nella musica dei Kerbenok, è quella degli Enslaved. Gli Enslaved più recenti e sperimentali, quelli da "Below The Lights" in poi. I frequenti passaggi morbidi derivano senz'altro dalle idee del gruppo norvegese, che però dalla sua ha una coerenza ben maggiore. Non c'è paragone tra le due realtà musicali.
La scarsa ispirazione del duo è evidente nell'inserimento di due brevi strumentali, uno acustico ed uno no, e nella realizzazione di una canzone a metà strada tra passato pagano e novità, "Frihet Er Våres", obiettivamente orribile. Insomma, a volte alcuni passaggi sono di ottimo livello, e la tecnica sembra sostenere il tutto. Alle volte però manca la naturalezza: come se i musicisti ricercassero apposta il passaggio difficile o l'accordo strano, senza veramente "amarlo". Non sembra la musica dei Kerbenok, ma i Kerbenok che cerchino di adeguarsi al suono di altri gruppi.
L'uso del flauto, dei vocalizzi femminili, del violoncello, non cambiano le carte in tavola. Per godersi il meglio dei Kerbenok, è meglio rivolgersi ai pochi episodi davvero personali ed equilibrati del CD: "Verstandes Klinge", il brano più bello dell'intero lavoro, "Die Schwere Unserer Glieder" e la già citata e conclusiva, anche se derivativa "...In Das Was Noch Kommen Mag". Queste tre canzoni giustificano l'esistenza dei Kerbenok stessi, autori di un full-length davvero contraddittorio. In questi tre brani, dai minutaggi non eccessivi, il duo riesce ad esprimere al meglio un songwriting degno di nota. La musica è coerente, talvolta davvero ispirata, e non sono presenti mai forzature nè puerilità. Insomma, è da queste tre canzoni che i Kerbenok dovrebbero ripartire. O meglio, dalla sola "Die Schwere Unserer Glieder", piccolo capolavoro di creatività.
Mi spiace sempre dover valutare un album meno di quello che l'ha preceduto, ma nel caso di "O" non posso esimermi. I passi indietro sono evidenti, ed anche la scarsa ispirazione. A parer mio, i Kerbenok dovrebbero far mente locale, e ricominciare a comporre col cuore e con la testa. Non solo con l'entusiasmo e con la furbizia. Perchè così facendo non si va da nessuna parte. Le buone idee espresse nel MCD sono state solo "allungate", e peggiorate dagli inserimenti di molti passaggi forzati. Occorre quindi avere umiltà, riconoscere i propri errori e battere strade diverse, all'eventualità.
Cosa dovremmo attenderci dai Kerbenok del futuro? Alla luce di "O", proprio non saprei dirvi. Aspettiamo e vedremo.
(Hellvis - Febbraio 2009)

Voto: 6.5


Contatti:
Mail Kerbenok: kerbenok@gmx.de
Sito Kerbenok: http://www.kerbenok.net/

Sito Northern Silence Productions: http://www.northern-silence.de/

Sito TWS - Source Of Deluge OHG: http://www.tws-music.com/