KEEN OF THE CROW
Hyborea

Etichetta: Grau Records/Prophecy Productions
Anno: 2007
Durata: 56 min
Genere: doom metal epico


Seth Arthur alle chitarre, Justin Christian al basso, Rhett Davis alla batteria, Dan Ochoa al microfono e Ron Slater all'altra chitarra: questi sono i Keen Of The Crow. Vengono dalla California, hanno un demo all'attivo ("Premonition" - 2005) e due membri della band hanno suonato con i Morgion.
"Hyborea" è il titolo dell'album d'esordio di questo gruppo, un concept basato sul personaggio di Conan il Cimmero. E' un viaggio in quelle terre di fantasia partorite dalla fertile mente di R.E. Howard, coinvolgente e ricco di sorprese.
Il nostro viaggio comincia con "Where Dead Kings Lie", canzone introdotta da un "prologo" primitivo, scandito dal battito di un timpano seguito dal suono secco delle bacchette. Già dai primi riff, "Where Dead Kings Lie" si distingue per il suo incedere epico, grazie al riffing eroico delle chitarre ed al ritmo cadenzato e deciso. La voce esprime una rabbia selvaggia, alternando potenti strilli black ad un growling più convenzionale. La melodia è presente, e l'ottima produzione ci regala suoni pieni e potenti. Questa sezione epica si infrange su un passaggio ipnotico, dove gli accordi di chitarra sono sostenuti dal lavoro creativo di basso e batteria. E' un momento bizzarro, che sà quasi di postcore, ma che presto viene sostituito da una melodia severa e lenta. Sarà solo la suggestione comunicata da un personaggio quale Conan, però la musica è pregna di una notevole fierezza. Fierezza palese nei passaggi più epici, ma stranamente "intellettualizzata" quando la musica si spinge ai limiti del genere. Attorno ai sei minuti, le note solitarie della chitarra ci introducono alla parte finale della composizione. Il suono è potente, mentre la musica è caratterizzata dall'insistenza testarda sulle medesime note: il risultato è carico di tensione. Tale tensione si stempera con l'abbassamento dei volumi e l'arrivo della voce pulita. Notevole il miscuglio di generi, che rende stuzzicante la proposta musicale di questo gruppo. Un miscuglio coerente e coeso, anche se con frequenti divagazioni. Una stuzzicante proposta per rinnovare il concetto di "epico" relativamente al metal!
La title-track è aperta da un arpeggio mesto e distante, sul quale interviene una voce gorgogliante, quasi sussurrata. E' un peccato non avere i testi sottomano, altrimenti potrei ricostruire la storia traccia dopo traccia. "Hyborea" è un brano di doom funereo fatto e finito. La voce alterna vocalizzi distorti ad altri puliti, e l'arrangiamento produce chiaroscuri sonori di buona efficacia. Curiosamente, la traccia è piuttosto breve: dura solo tre minuti.
"Left For The Wolves", dopo un inizio lentissimo, si apre ad un'avanzata epica che ricalca in parte il feeling della traccia d'apertura. E' una canzone oscura, tesa e decisa. La struttura dei riff non è mai complessa, e l'arrangiamento è apprezzabile sebbene sia piuttosto nella norma. Le scelte però si rivelano tutte efficaci, e contribuiscono a creare un ibrido doomeggiante molto piacevole all'ascolto. Un doom epico che però deve più a gruppi quali i Bathory, i Primordial, i Morgion (ovviamente), piuttosto che ai Candlemass. Mano a mano che la canzone procede, l'oscurità lascia spazio all'eroismo puro, come se l'ideale eroe del concept (ma non so nemmeno se ci sia un eroe vista l'assenza dei testi, ma lo suppongo) fosse riuscito a sfuggire ad una situazione angosciante per uscirne vincente.
Tastiere e chitarra aprono "The Eye Of The Serpent" anche se, a onor del vero, i suoni della tastiera non mi piacciano più di tanto. Sono pacchiani. Sarebbe stato lecito aspettarsi di più. Meno male che si tratta solo di un intermezzo atto a spianare la strada a "To Reach Emptiness". Il titolo è tutto un programma, e la canzone si presenta nel modo più mesto possibile, sebbene le bordate sonore siano sempre consistenti. Il ritmo poi si riprende, si rifanno vive le influenze vichingheggianti e tutto diventa più trascinante. Non posso che confermare la bontà del gruppo, sottolineando la potenza vocale del cantante. Ah, voglio specificare una cosa. Prima ho scritto che i Keen Of The Crow devono più ad alcuni gruppi piuttosto che ai Candlemass (in riferimento al doom epico). Questo però non significa che siano esenti dalle influenze di quel gruppo. In "To Reach Emptiness" i Candlemass fanno capolino più di una volta, esclusivamente in fase di riffing. Per il resto, il gruppo americano prende a piene mani da tutto ciò che possa fornigli ispirazione. Ah, c'è un momento in cui la batteria pare accelerare un po' troppo il ritmo, ma in breve si ritorna sui giusti binari. Quando la rabbia pare inarrestabile, ecco arrivare il silenzio e poi le note desolate della chitarra. Una coda silenziosa ed introspettiva.
Il doom tocca un'altra vetta di lentezza e pesantezza con "Burning Away...". Non c'è molto di eroico in questa composizione, però ogni nota è un lamento di dolore. La musica proposta dal gruppo funziona al meglio, e le melodie comunicano un grande senso di nostalgia e malinconia. Sopratutto quando i suoni si fanno più soffusi, ed intervengono le note lunghe della tastiera a sottolineare determinati passaggi. Malinconia che si trasforma in disperazione quando la violenza sonora esplode, ed il cantante la smette di mormorare per urlare a pieni polmoni. Una prova di rara intensità, anche se alla fin fine non risulta così originale. Cioè, buona canzone ma priva di spunti particolarmente originali.
"Valeria" parte da territori non molto diversi dalla traccia precedente, per poi arrabbiarsi alla grande dopo i tre minuti. I Keen Of The Crow sembrano essersi lasciati alle spalle le malinconia di "Burning Away...", decidendosi finalmente a tirar fuori gli artigli. Il risultato è un brano nero, arrabbiato, che si concede momenti melodici e di riflessione, ma che non vuol farsi domare. La canzone termina in maniera brusca.
"Seeking Fury, Becoming Wrath" inizia con un piglio sfacciato, e avanza con determinazione senza mai pigiare sull'acceleratore. E la traccia prosegue con una certa regolarità, nonostante il "doppio" titolo possa fare presagire cambiamenti. I cambiamenti ci sono, ovviamente, ma non certo di velocità o di attitudine. Comunque un bel brano, così come il successivo "Stygian Black Lotus". Introdotto da una sezione piuttosto introspettiva, si apre in una valida sequenza di passaggi doom pieni di evocatività e malinconia. E' curioso notare come il piglio eroico di inizio album sia andato lentamente scemando, tanto che accostando "Stygian Black Lotus" all'iniziale "Where Dead Kings Lie", sembra quasi che siano state partorite da menti diverse. Eppure questo è l'andamento di un album come "Hyborea", che esplode di furia eroica nella sua prima metà, per immalinconirsi nel finale.
Ho letto un sacco di giudizi lusinghieri su quest'album, e devo dire che in effetti è in possesso di spunti notevoli. Peraltro, ci sarebbero piccole cose da rivedere, in particolare l'immensa mole di rimandi ad altre band e ad altri stili. A volte intervengono riff che sembrano un po' fuori luogo, dei quali non se n'è avuta avvisaglia in nessun episodio dell'album. Perciò "Hyborea" può essere considerato di sicuro un buon lavoro, ma sono convinto che i Keen Of The Crow sapranno fare ancor di meglio in futuro.
(Hellvis - Aprile 2007)

Voto: 7


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Sito Keen Of The Crow: http://www.keenofthecrow.net/

Sito Grau Records: http://www.grau.cd/

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