KAZAMATE
Una Società Di Mostri
Etichetta: Videoradio / Dark Angel Promotion
Anno: 2005
Durata: 33 min
Genere: Hardcore/grunge/alternative rock
Morengo (BG), 2001: quattro ragazzi provenienti da due band ormai
giunte al capolinea si riuniscono per dare sfogo alla loro vena
hardcore e grunge, nascono così i Kazamate; due anni più tardi esce il
loro primo demo autoprodotto, "...L'Animale Non Mi Vede" sino a
giungere al 2005, quando esce per Videoradio il primo album ufficiale,
"Una Società Di Mostri", che tutt'ora stanno promuovendo in giro, dalle
loro parti, mentre nel frattempo la stesura dei nuovi pezzi è iniziata.
La copertina dell'album, in bianco e nero, è semplice e basilare:
il nome del gruppo sovrastato da un enorme cuore i cui ventricoli non
sono altro che le facce di due alieni; cover che non può far altro che
attirare un'attenzione immediata, nutrendo una certa immaginazione di
genere, raccogliendo in sé diversi significati senza svelarne alcuno.
Veniamo quindi alla musica proposta dai nostri; da segnalare
assolutamente l'utilizzo dei testi in italiano, nostra lingua madre, ma
da sempre osteggiata in ambito rock. Testi ricercati, non sempre dediti
alla classica struttura strofa/rit./strofa, dove si cerca uno sfogo
interiore, ponendo in risalto la figura dell'uomo e delle sue
contraddizioni, il tutto velato ed avvolto da un'atmosfera cupa, triste
e dalle tinte decisamente dark. Interessanti.
Tocca a "Sempre Lo Stesso" dare il via al tutto. I suoni sono
molto aperti, le chitarre lasciate andare, fluide ed avvolgenti, con il
basso di Sapo a ritmarne il veloce incedere; Pierlu alla voce convince
assolutamente, melodie vocali azzeccate, intermezzi parlati, ritornelli
più urlati e ricchi di una giusta rabbia esecutiva. Non è facile
inquadrare il tutto, un rock sanguigno, dalle fosche tinte hardcore,
che molto ricorda i primi Marlene Kuntz, sia per le struttura in
generale che per le linee del cantato.
"La Cagna" parte piano, con voci che da dietro proclamano parole ricche
di indignazione, accusatorie e senza scampo, per poi prendere velocità,
impeto e sfociare in un ritornello veramente orecchiabile, che non può
non entrarti dentro e venire a far parte di te. Stacchi cadenzati
spezzano il ritmo, ma solo per brevi momenti, perché poi le chitarre
riprendono la loro corsa sfrenata, il loro lento rincorrersi, tra giri
new-wave, feedback e ripartenze hardcore. L'ombra dei Marlene fa spesso
capolino tra le note e non è necessariamente un male, anzi.
Terzo brano in scaletta, "La Resa Dei Conti"; un bel riff dalle
forti reminescenze dark ci introduce nel brano, formandone poi la
struttura portante intorno a cui tutto verrà costruito; strofe potenti,
vissute, abrasive si alternano a ritornelli leggermente più cattivi e
duri, dove viene dato libero sfogo a tutta la rabbia dei nostri.
Notevole l'utilizzo di brevi inserti di tastiera in appoggio alle
entrate della voce, in modo da arricchirne l'enfasi e
l'interpretazione, per poi servire da collante ai cadenzati riff di
chitarra.
In "Sottovuoto" viene fuori in modo prorompente la vera e genuina vena
hardcore dei Kazamate: chitarre veloci e taglienti; basso e batteria in
primissimo piano, fautori di ritmiche incalzanti e potenti; cantato
fiume di Pierlu, soprattutto sulle strofe, per poi riacquistare
decisione ed enfasi interpretativa sui ritornelli; brano questo, che in
sede live deve fare degli sfracelli immani, tanto è coinvolgente e
ritmato. Bravi.
Un basso lievemente distorto apre "Lettere Dal Profondo", il pezzo
che più di ogni altro mi ha colpito. Chitarre distorte e cattive, basso
pungente e preciso, batteria incalzante e sicura e più di tutto le
melodie vocali, ferme, decise, avvolgenti; partiture leggermente più
pacate lasciano il posto e si scambiano con intermezzi più sfrontati e
violenti. Un tenue languore vitreo, cupo e pallido si innalza dalle
note dei nostri, prendendoti alla sprovvista e creando in te vortici di
passione e speranza oramai perduta; portando alla ribalta le sensazioni
inespresse, le paure e le angosce di ognuno di noi, il cui sforzo per
rimanere a galla è sempre più grande e scevro di soddisfazioni. I
continui cambi di intensità, i numerosi crescendo, contribuiscono
assolutamente alla riuscita del pezzo, che va a chiudersi in maniera
selvaggia e smodata. Grandi.
"Altre Mani" prosegue il discorso senza far calare la tensione, giri
potenti, distorti, ipnotici che ci accompagnano ai ritornelli ancora
una volta ricchi di odio ed indignazione, dove l'aumentare dei volumi e
della velocità accompagnano i cantati urlati e febbrili di Pierlu, non
vi è scampo per nessuno, ma la lotta prima della resa sarà dura e senza
compromessi. Così come anche "...L'Animale", penultimo brano, intende
sottolineare, con le sue sfuriate hardcore, le sue partiture veloci ed
impetuose, capace di colpirti senza preavviso e scaraventarti a terra,
esanime e senza forze.
E' la title-track a concludere il tutto e lo fa nella maniera più
consona, riunendo in se tutte le varie facce dei Kazamate, tutti i loro
modi di essere e di esprimersi in musica: riff abrasivi, fluidi ed
avvolgenti in principio, cadenzati e leggermente psichedelici poi;
ritmica precisa ed incalzante con la batteria secca ed asciutta ed il
basso, sempre distorto, a dettare i tempi in maniera convulsa ed
essenziale; cantati che passano velocemente dal declamatorio, quasi
parlato, a linee più aperte e melodiche, come sui ritornelli, dove sono
le melodie stesse a risultare vincenti; l'uso della doppia voce, mai
banale ed abusato e quella voglia, quella capacità innata di ricordare
da molto vicino i grandi Marlene Kuntz, con le loro melodie malate, i
loro testi surreali ed introspettivi, la loro vena anticommerciale ed
il loro spirito sperimentale.
Buonissimo gruppo e grande realtà questi Kazamate, cinque ragazzi
lombardi che riescono a coinvolgere nettamente con la loro musica,
senza per questo dover utilizzare chissà quale soluzione se non la sola
e semplice voglia di essere se stessi, amalgamando i suoni e gli
strumenti per creare un'unica melodia di fondo su cui poi, poter
rappresentare la loro visione del mondo, con tutte le sue domande senza
risposta e le sue contraddizioni di fondo, con l'uomo spesso attore e
spettatore allo stesso momento, incapace di fermare i propri istinti e
la propria voglia di supremazia, sempre in lotta con se stesso ed i
propri simili, lotta questa senza ne vincitori ne vinti. Ascolto
obbligato per questo "Una Società Di Mostri", aspettando buone nuove e
nuovi brani.
(Pasa - Giugno 2007)
Voto: 7.5
Contatti:
Mail Kazamate: kazamate@tiscali.it
Sito Kazamate: http://www.kazamate.tk/
Sito Dark Angel Promotion: http://www.myspace.com/darkangelpromotionitaly