KAYNO YESNO SLONCE
Elohim Neva Senzu

Etichetta: Corvus Records
Anno: 2007
Durata: 48 min
Genere: folk bulgaro


Non credo di dire un'eresia nell'affermare come l'universo heavy metal abbia avuto la capacità di adattarsi ai contesti più disparati, arrivando a rappresentare una sorta di melting pot in cui si incontrano esperienze musicali diversissime tra di loro, che però mantengono comunque un certo legame con quelli che da sempre sono le linee guida del genere. Una delle conseguenze di questa condizione è stato un fenomeno senza dubbio interessante: accade sempre più spesso che stili che, almeno musicalmente, non hanno nulla a che vedere con il metal, trovino all'interno del pubblico di quest'ultimo la loro dimensione ideale. Il caso più eclatante che mi viene in mente è rappresentato da quel mondo sospeso tra l'ambient e il folk che, pur essendo interamente basato su strumenti acustici e atmosfere dilatate e soffuse, si ritrova molto spesso a viaggiare su un binario parallelo a quello di alcune frange del metal più estremo, grazie ad un filo conduttore dato dalle radici pagane, antiche e spesso oscure che si percepiscono in entrambi i generi.
Sulle pagine di Shapeless questo tipo di musica ha trovato un suo spazio e di certo anche un suo pubblico, tuttavia è sempre difficile cercare di dare un giudizio estetico su qualcosa che esula dalle competenze classiche di questa webzine. Eccomi quindi qui a scrivere una recensione dell'ennesimo progetto della Corvus Records, chiamato Kayno Yesne Slonce, senza nascondere una certa difficoltà di fondo. Sì, perché questo progetto, dietro cui si cela la mente di Veselin Mitov, non è altro che una raccolta di canti tradizionali bulgari (!!!), suonati con strumenti antichi come la gaida (una sorta di cornamusa), il kaval (un flauto di legno), campanacci e qualche strumento a corde. Giuro.
Bene, personalmente ascolto tutto ciò che abbia qualche sonorità esotica o inconsueta, quindi mi sono offerto volentieri di ascoltare questo CD e ammetto di aver anche apprezzato tutta l'opera, però diciamoci la verità: per quanto cerchiamo di essere il più competente possibile in tutti i campi, difficilmente riusciremo a trovare un vero esperto di tradizione musicale bulgara. Quindi mi astengo dal dare un voto al CD in questione, né tanto meno potrò fare paragoni con artisti dello stesso calibro, ma, dato che non abbiamo l'abitudine di ignorare il materiale promozionale che ci viene affidato, posso provare a descrivere quello che ho sentito nei solchi di "Elohim Neva Senzu".
Le dieci tracce contenute nel CD, di cui non posso nemmeno riportare i titoli (scritti rigorosamente in cirillico perché, cito dal booklet, "non potremmo tradurre i titoli delle canzoni senza perdere il fascino di queste antiche parole"), sono dei canti antichi e ipnotici che mantengono naturalmente tutta la forza e il fascino di una civiltà orientale e lontana da noi. Le musiche sono semplici, ripetitive, percussive e selvatiche; si sente come queste note non vengano dalle corti nobiliari, ma al contrario rievocano quella tradizione popolare e nomade della vita pastorale. Gli strumenti sono 'poveri', con suoni grezzi, per niente cesellati; nel canto di Veselin si sente una preghiera innalzata agli dei della pioggia e del vento, la paura e insieme la venerazione della Natura in tutta la sua immensità, gli spazi aperti e le distese senza fine. Le atmosfere sono sempre cupe e oscure, ma parlano ancora di libertà, di quella consapevolezza, di quel contatto con la terra che l'uomo moderno ha ormai perso da tempo.
Non chiedetemi un giudizio artistico su quest'opera: non saprei darlo. So solo che l'ascolto di questo CD mi ha riportato alla mente tutte queste immagini con una forza notevole. E credo che questo sia già più che sufficiente.
(Danny Boodman - Maggio 2007)

Voto: s.v.


Contatti:
Sito Corvus Records: http://www.corvusrecords.com/