KAUAN
Tietäjän Laulu
Etichetta: Bad Moon Man Records
Anno: 2008
Durata: 49 min
Genere: doom metal / folk acustico
Un anno fa, circa, mi era capitato tra le mani un interessante progetto
proveniente dalla Russia chiamato Kauan. Non sapevo nulla di loro e
anche in rete le notizie che circolavano erano centellinate, ma la
musica mi aveva convinto parecchio: il folk doom di questa band era
ancora un po' acerbo, ma mostrava già un'eleganza che lasciava ben
sperare per il futuro. Adesso finalmente ho la possibilità di parlarvi
del seguito di "Lumikuuro", l'album che trovate già recensito qui su
Shapeless.
Iniziamo giusto con qualche accenno biografico, perché adesso il
gruppo ha una pagina MySpace e quindi abbiamo qualche notizia in più su
di loro: la band nasce nel 2005 per mano di Anton Belov (voce,
chitarra, tastiere e programmazione) a cui si affianca la violinista
Lubov Mushnikova. Al tempo di "Lumikuuro" nel gruppo c'era anche
Alexander Borovih alla voce, ma il cantante ha lasciato il gruppo prima
delle registrazioni di questo "Tietäjän Laulu". Oltre ai due membri
originali del gruppo, poi, troviamo alcuni ospiti che si occupano delle
voci, delle tastiere, del pianoforte e della duda (che se non sbaglio è
una specie di cornamusa).
Bene, arriviamo quindi alle canzoni di "Tietäjän Laulu", su cui puntavo
moltissimo. Nella recensione di "Lumikuuro", infatti, sostenevo che il
gruppo fosse riuscito in alcuni pezzi a creare dei veri capolavori, ma
in altre occasioni, invece, non era riuscito a focalizzare l'indiscusso
talento. Ero curioso, quindi, di vedere se le cose sarebbero cambiate
con il nuovo album e devo dire che, in effetti, c'è stata sicuramente
un'evoluzione nel sound del gruppo.
Il precedente lavoro, infatti, era diviso in due parti, una elettrica
ed una acustica, con la qualità della composizione che pendeva
nettamente verso questa seconda componente. Questo nuovo album, invece,
è ancora suddiviso, questa volta in tre parti formate da due brani
ciascuna, ma mostra una unità stilistica maggiore, che riesce a fondere
con omogeneità il folk e il doom. La prima sezione a mio parere è
nettamente la migliore: il primo brano, di cui non vi scrivo il titolo
perché è in cirillico, mette in mostra ottimamente le caratteristiche
più vicine alla tradizione russa, con una introduzione composta da una
strana voce gutturale, con quel timbro sciamanico così affascinante, e
poi si svolge in un canto in lingua madre supportato da una melodia
antica e triste che rende il tutto avvolgente e cullante.
"Kyynelten Sijaan", invece, è un lungo pezzo strumentale di quasi dieci
minuti in cui gli strumenti si intrecciano in trame di grande
malinconia, che accarezzano l'ascoltatore e lo lasciano alla deriva in
un mare di emozioni intense e profonde. Assolutamente egregio l'uso dei
vari strumenti, che si intrecciano tra percussioni lontane, violini e
tastiere che ricamano con dolcezza e un pianoforte sempre presente ma
mai invadente.
Anche la seconda coppia di brani inizia con una canzone in russo:
l'atmosfera è sempre triste e romantica, con il pianoforte in primo
piano, una sezione ritmica leggera e un tappeto di tastiere.
Sicuramente un buon brano ma meno affascinante dei due precedenti.
"Äidin Laulu", invece, è la composizione più lunga del CD, con i suoi
dodici minuti di durata. Si tratta di un pezzo sfaccettato, più
dinamico dei precedenti con il suo mutare forma ed atmosfere: si passa
da momenti più elettrici a cori oscuri in russo, come di celebranti di
un rito arcano; poi ancora passaggi romantici di violino e addirittura
una voce in screaming che riecheggia nelle radici funeral doom del
gruppo. Decisamente un passo avanti rispetto al brano precedente.
La terza parte del CD, invece, è quella che mi ha convinto di meno: un
altro brano in russo, ipnotico e ossessivo, con le tastiere ad imitare
un vecchio carillon è affascinante, ma musicalmente stanca un po'
troppo con i suoi otto minuti di durata. Nonostante questo devo
ammettere che i passaggi con la voce in screaming e queste tastiere
insistenti hanno un che di sinistro e malsano. "Orkidea", un altro
brano che si aggira intorno ai dieci minuti, riprende un po' tutte le
caratteristiche citate, ma poi mi pare che si perda un po' per strada,
senza aggiungere niente di nuovo a quanto fatto dal gruppo finora.
Insomma, tuttora sono combattuto sul giudizio da dare ai Kauan: la
loro musica mi piace e questo è innegabile; allo stesso tempo, però, ho
sempre la sensazione che questa band componga degli album che non
rendono giustizia alle loro abilità. Sempre ad un passo dal comporre
l'album della loro vita, che però tarda ad arrivare.
(Danny Boodman - Marzo 2009)
Voto: 7.5
Contatti:
Sito Kauan: http://www.myspace.com/kauanmusic
Sito Solitude Prod: http://www.solitude-prod.com/