KATANGA
Darkchild

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2006
Durata: 54 min
Genere: gothic metal


La Germania è sempre stata una terra molto florida per quanto riguarda il gothic metal, genere che riesce a far riaffiorare il romanticismo insito nella natura del popolo tedesco. I Katanga non fanno eccezione, con la loro musica che cerca di essere allo stesso tempo piena energica ed avvolgente.
Il gruppo nasce nel 1999, intorno al nucleo centrale della band, formato da Michael Schmidt (chitarra), Mario Bauch (voce e chitarra) e Wilko Onken (basso). Il trio, accompagnato da Ringo, che si occupa delle parti di tastiera, dà alle stampe due MCD, "Leben" (1999) e "Batflight" (2000), che porteranno infine alla pubblicazione di questo primo full-length, registrato nel 2004 ma pubblicato solo ora, intitolato appunto "Darkchild".
Le note biografiche inviatemi dai Katanga non brillano certo di umiltà e, senza pensarci due volte, si prodigano a tessere le lodi di questo nuovo lavoro, arrivando a definirlo come una specie di punto di svolta del gothic rock/metal, vario, ispirato e, soprattutto, originale. Sfortunatamente "Darkchild", pur non essendo certo un album da buttare e pur scorrendo piacevolmente, è piuttosto lontano dal raggiungere coi fatti quel livello di perfezione vantato nella biografia. Addentriamoci un attimo all'interno del lavoro e cerchiamo di tracciare le coordinate della proposta dei Katanga: le radici musicali, dicevamo, affondano senza dubbio nel gothic metal più movimentato, che può far tornare alla mente i Paradise Lost di "Icon" e "Draconian Times", i Moonspell di "Irreligious" e la proposta più accessibile di band come gli H.I.M.. Le chitarre disegnano trame di riff piuttosto efficaci, sebbene piuttosto abusate, e la voce particolare di Mario (paragonabile un po' a quella di Fernando Ribeiro) contribuisce a creare un sound riconoscibile. Il difetto davvero terrificante, invece, è il suono della batteria: benché le note biografiche non dicano niente in proposito, sono assolutamente certo che si tratti di una batteria elettronica mal programmata, capace di rovinare l'intero lavoro (davvero!) con il suo suono finto e innaturale. Cose che non si sentono nemmeno nei demo più amatoriali. A favore dei Katanga posso solo aggiungere che, alla fine del 2004, il gruppo ha visto l'ingresso di due membri aggiuntivi: Jan Smalun nel ruolo di batterista e Doreen Pollakowski come voce femminile. Questo dovrebbe aver risolto la questione per il futuro ma, al momento, non si può sorvolare su questo aspetto.
Passando a giudicare nello specifico le composizioni, si nota come, effettivamente, la band abbia cercato il più possibile di variare il proprio songwriting, attingendo alle proprie, numerose influenze. Troviamo brani vicini allo stile dei Moonspell ("Batflight") e Paradise Lost ("Girl In Black Satin"); composizioni che ricordano i Lacrimosa più metallici e meno sinfonici ("Stand Up"); pezzi più movimentati e quasi catchy che ricordano gli H.I.M. o i Sisters Of Mercy ("Conversation With The Death" e "Death Of The Fun Generation"); richiami ai Sentenced post-"Down" ("Unborn" e "The Book Of Lies") e, infine, canzoni più lente vicine ai Tiamat dell'ultimo perido.
Se è vero che il risultato finale è sufficientemente vario, però, è anche vero che questo non riesce lo stesso a dare vita ad uno stile che possa identificare i Katanga e farli uscire dall'anonimato: alla fine resta la sensazione di aver ascoltato un puzzle di tasselli rubati qua e là, senza un filo comune, e che lasciano quel retrogusto di 'già sentito' che tanto nuoce alla longevità dell'album.
Per concludere, quindi, mi limito a consigliare questo lavoro solo ai più appassionati sostenitori del genere, che forse potranno apprezzare un'opera discreta ma ancora acerba. Se si fosse trattato di un demo, sicuramente sarei stato più generoso con i Katanga, sorvolando su alcune ingenuità compositive e, soprattutto, sul suono terribile della batteria. Purtroppo non è così e, per quanto le difficoltà legate ad una autoproduzione siano ben note e comprensibili, sarebbe meglio aspettare il momento più propizio per gettarsi nella folle mischia del mercato musicale, in modo da offrire un prodotto che possa essere all'altezza della situazione, senza incappare nel classico passo più lungo della gamba. Vedremo cosa riserverà il futuro dei Katanga.
(Danny Boodman - Febbraio 2006)

Voto: 6.5


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