JOHN WILKES BOOTH
Sic Semper Tyrannis
Etichetta: autoprodotto
Anno: 2008
Durata: 49 min
Genere: stoner/punk
A molte persone, soprattutto qui in Europa, il nome scelto da questa
band non dirà nulla, ma dall'altra parte dell'oceano questo personaggio
è entrato di diritto nella storia: John Wilkes Booth era infatti l'uomo
che nel 1865 uccise Abramo Lincoln, accompagnando lo sparo con la frase
che dà il titolo all'album: "Sic semper tyrannis", ovvero "Così sempre
ai tiranni". Bene, ora che l'angolo della storia americana è finito
forse è il caso di passare alla musica suonata da questi ragazzi,
argomento ben più interessante, probabilmente, per gli avventori di
Shapeless. Sarà anche così, ma ammetto che questo preambolo mi è un po'
servito come punto di partenza per parlare di un gruppo che mi ha messo
un po' in difficoltà. Questi ragazzi formano i John Wilkes Booth nel
2005 e subito si danno alla gavetta suonando nei locali della loro
zona, arrivando infine a pubblicare un MCD che porta il loro nome. Il
loro stile è un rock/metal incazzato e diretto, che trova le sue
origini nello stoner rock meno lisergico, si piega all'energia grezza
dell'hard rock e non disdegna una certa carica punk. Insomma, non
dovrebbe esserci niente di cui lamentarsi e di certo non verrebbe in
mente che un album con queste caratteristiche potrebbe annoiare.
Invece, pur non essendo affatto un album soporifero, questo "Sic Semper
Tyrannis" soffre di una preoccupante stanchezza compositiva, che fa
apprezzare il CD nella sua prima metà, per sfociare purtroppo nello
sbadiglio nella seconda parte. Un vero peccato, non c'è che dire,
perché se un lavoro di questo tipo non riesce a prenderti direttamente
nello stomaco allora c'è qualcosa che non torna. Con questo non voglio
affatto dire che l'album sia pessimo: si lascia ascoltare senza
problemi per una buona parte: "Eye Rack" mostra quell'energia che
dovrebbe trasparire da tutto il lavoro; "Breathing For No Reason" non
fa gridare al miracolo, ma picchia a dovere con piglio metallico;
"Smack For Larry", la mia preferita, è una sorta di strambo rock
acustico, caldo e polveroso; mentre "The Jesus Song" ripesca lo stoner
più graffiante e sgangherato". Il problema è che l'album manca un po'
di sfumature, mostrandosi un po' troppo statico a conti fatti: a prova
di questo c'è il fatto che la band, oltre ai pezzi normali dell'album,
alla fine del CD aggiunge altre cinque tracce che componevano il MCD di
esordio del gruppo, eppure non si sente uno stacco o un'evoluzione che
possa far pensare ad una band sul punto di fare il grande salto. I John
Wilkes Booth picchiano, urlano, si incazzano e spingono
sull'acceleratore, ma non sono ancora riusciti a trovare quella formula
strana e misteriosa che trasforma le canzoni più semplici in un bel
pugno nello stomaco, capace di farti alzare in piedi a dimenarti. Forse
ci vuole ancora un po' di tempo, superata questa prima fase di
incertezza (in fondo è l'album di debutto di questi ragazzi), oppure
potrebbe servire un'etichetta che sappia puntare su di loro,
affiancando magari un produttore serio, che possa tirare fuori il
meglio da questi ragazzi, invece di accontentarsi di una semplice
autoproduzione. Insomma, per ora questo CD non sembra destinato a
stazionare con insistenza nel mio lettore, tuttavia un ascolto potrebbe
interessare chi ama alla follia gli stili citati.
(Danny Boodman - Dicembre 2008)
Voto: 6
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