JESUS AIN'T IN POLAND
Holobscene
(MCD)
Etichetta: autoprodotto
Anno: 2008
Durata: 14 min
Genere: grindcore
I Jesus Ain't In Poland si sono formati nel 2004. La formazione ha
dimostrato sin dall'inizio un problema cronico al basso: solo nel 2006
è arrivato Righetty, la cui presenza ha frenato il vai e vieni di
bassisti. Il resto della line-up vede Leebitch Kurwa alla voce, Collera
alla chitarra e Capasso alla batteria.
"Holobscene" è il primo lavoro ufficiale dei Jesus Ain't In
Poland, ed è stato registrato il 2 e il 3 novembre 2007, allo Studio 73
di Ravenna. Una registrazione quasi "live", stando alle note presenti
nel libretto.
La confezione del CD è professionale. La bella copertina, dal
colore rosso scuro dominante, ci mostra un feto, ai cui lati
campeggiano il muso di un gorilla e quello di una iena. Il disegno
richiama alla mente una delle tematiche fondamentali del gruppo:
l'involuzione e la bestialità della razza umana. Il motto "Homo Sapiens Non Duratura Creatura" campeggia in bella vista nel sito MySpace del gruppo.
Sebbene "Holobscene" rappresenti la prima pubblicazione vera e propria
del quartetto, il nome dei Jesus Ain't In Poland è piuttosto conosciuto
nell'underground. Oltre ad una miriade di concerti, la band ha
partecipato alle compilation "Italia Violenta III" più un "Extreme
Noise Compilation". Va inoltre segnalato un "Live At Libera 2007/Live
At Friction 2006", segnalato nel sito del gruppo.
Passiamo dunque al commento di questo MCD, che contiene dieci
tracce per quattordici minuti di musica. Facendo una proporzione, è
facile vedere come la durata delle composizioni sia limitata. Ma
credetemi, l'ascolto di "Holobscene" è davvero intenso. Solo
quattordici minuti, ma che tensione!
"Infibulation" è una canzone bellissima, in ambito grindcore.
Diretta e velocissima, è una mazzata che tritura tutto. Il gutturale di
Leebitch Kurwa, sostenuto dalle backing vocals di Righetty, aumentano
il potenziale espressivo e violento dei Jesus Ain't In Poland. Non ci
sono tante parole per descrivere una musica tanto violenta, ma con una
parte centrale più moderata. Posso solo dire che è così che il
grindcore va composto e suonato! "Infibulation" è un grandissimo brano.
Bravi ragazzi!
"Scum" prosegue sulla falsariga della canzone precedente, pur
rimanendo meno in testa. Ottima la preparazione tecnica dei musicisti.
Basso e chitarre procedono con una grande intesa; la batteria sostiene
il tutto con una veemenza animalesca. E delle voci, ho già scritto.
L'adrenalina scorre a non finire nelle vene degli ascoltatori!
Ascoltare per credere. In più, il gruppo non si limita mai a fare
casino puro, e basta. C'è una parte più cadenzata, quasi marziale,
dall'innegabile capacità di creare tensione, e davvero inquietante.
Le parti più lente che il gruppo inserisce nelle canzoni,
assolvono benissimo alla loro funzione: esse infatti "caricano" il
pezzo, e l'ascoltatore rimane in tensione mentre aspetta la ripartenza
successiva.
Discorso a parte per canzoni come "Cyclop", la quale ad esempio è una mitragliata di venti secondi.
"Caterpillars In Rwanda" è un altro gran brano, nella più pura
tradizione del genere. Lo spirito che muove la canzone è profondamente
hardcore, accelerato e potenziato con le asprezze del metal. In buona
sostanza, lo spirito del grindcore della prima ora è ancora presente, e
vivo, in questo minuto di ultraviolenza.
Il motto "Homo Sapiens Non Duratura Creatura" viene
urlato in apertura di "The Monkey Valley". Bellisime le battute
iniziali, più nella norma lo sviluppo successivo. Da sottolineare
l'ottima esecuzione della band, ammirevole se davvero (come essi
affermano), il MCD è stato registrato in due giorni. Una garanzia,
comunque, in caso di esibizioni dal vivo. E, a dire il vero, è così che
ho conosciuto in passato il nome dei Jesus Ain't In Poland: me ne ha
parlato gente che li ha visti sul palco.
"Homo Tumor Mundi" è vorticosa e priva di compromessi.
L'acceleratore è pigiato al massimo. Non si può andare oltre.
Quarantaquattro secondi, e niente di più.
"Habemus Napalm" è un altro passo nella tradizione. E mi duole non
aver ancora sottolineato l'intelligenza che il quartetto dimostra negli
arrangiamenti. Belli i fraseggi tra basso e chitarra e l'intesa negli
stacchi, che rendono sempre curiosi, e mai banali, le loro
composizioni.
"Saft, Blut And Scheisse" mette ancora più in evidenza la
componente tecnica del gruppo, prima che la cavalcata grind non
travolga tutto. Per qualche battuta, si avverte qualche eco dei
Cephalic Carnage, in versione più hardcore.
"Vaticanal" è il terzo miniepisodio, con "Cyclop" e "Homo Tumor Mundi".
Chiude "W", canzone condita di dissonanze, e dal carattere davvero
misantropico. La violenza trova una sua espressione tecnica di grande
livello.
"Holobscene" è un bel disco, niente da dire. Per gli amanti del
grindcore, un'uscita da ascoltare e riascoltare. Se al primo ascolto si
viene travolti dalla sua violenza, negli ascolti successivi si possono
apprezzare le qualità compositive ed esecutive del quartetto, ed è una
bella esperienza. I Jesus Ain't In Poland dimostrano di possedere
talento, carattere e qualità. "Holobscene" merita un bel voto poichè,
nella sua essenzialità, esprime con furia e concisione ciò che il
grindcore ha da dire. Sì, certo, non inventano nulla di nuovo. Nella
loro musica si possono trovare echi di Napalm, Brutal Truth,
Regurgitate, Nasum... ma poco importa. Il risultato è creativo e di
buon livello. Per ora quindi, un voto di tutto rispetto. Sono sicuro
che il prossimo CD sarà quello della consacrazione definitiva, perchè i
musicisti hanno capacità e la giusta attitudine!
(Hellvis - Novembre 2008)
Voto: 7.5
Contatti:
Mail: ricky.sk@hotmail.it
Sito internet: http://www.myspace.com/jesusaintinpoland