JESTERS MOON
Jesters Moon

Etichetta: Man In Black Music
Anno: 2002
Durata: 54 min
Genere: heavy metal con elementi psichedelici


I Jesters Moon sono una band americana e questo CD è il loro primo lavoro, risalente ormai a due anni fa. Notizie più o meno recenti le abbiamo dal primo volume della compilation "Defenders Of Metal" dell'anno scorso, da me recensito, dove è stato inserito un loro pezzo inedito; per il resto non si sa cosa stia combinando la band di Bryce Van Patten, ossia un uomo che ha tanti gruppi paralleli quante vacche ha avuto il merolone. E' lui il leader dei Jesters Moon, è lui che canta, suona la chitarra, le tastiere ed è sempre presente come compositore in tutti i pezzi dell'album. Oltre alla sua band principale, Bryce suona nei Dr. Mastermind, nei Victim, nei Babylon e in 100 altri gruppi. Non me ne vogliano gli altri, ma secondo me i più fighi sono proprio i Jesters Moon.
Questo loro CD è veramente bello, un misto di vecchio metal con momenti di psichedelia purissima! L'album inizia con "The Battle", un breve intro orchestrale con rumori di battaglia, e prosegue con "Devils Eyes", brano dotato di grandi riffoni epici e di un cantato stranissimo, fortemente evocativo. Immaginate un ipotetico connubio tra qualcosa del vecchio Ozzy e il timbro nasale di Bobby Liebling dei Pentagram. "No Clue" è invece un pezzo metal quadratissimo, sullo stile dei mitici Saxon, se vogliamo con un ritornello un poco più studiato dei maestri inglesi. Ospite alla voce Matt Mc Court, già cantante dei Dr. Mastermind.
Epicheggiante anche la successiva "What's My Name", mentre con "User" si parte lentamente con un arpeggione che sfocia in un tempo lento, con un lavoro di chitarra molto evocativo, salvo poi esplodere in una bomba targata Saxon/Accept! "Amnesia" inizia con il synth e con un tempo di batteria che ricorda quello de "La Villa Strangiato" dei Rush; nei suoi 10 minuti di durata c'è spazio anche per un vaneggio spaziale/psichedelico sulla scia dei vecchi Hawkwind. Grande la chitarra solista, questi sono assoli usciti direttamente dagli anni '70!!!
"You're On Your Own" è invece un "normale" pezzo di heavy metal ancora alla Saxon, mentre ritorna la psichedelia settantiana su "Destination Known": un synth e una chitarra molto floydiana preludono ad un arpeggio stile vecchi Metallica, che prosegue poi durante il brano con le note costanti del sintetizzatore. Figo anche il riff cavalcato di "Man In A Glass", molto maideniano. L'ultima "Backstreets" mostra chiarissime influenze Hendrixiane, mischiate con altre più propriamente metal.
Beh, che dire... strani forte questi Jesters Moon, non vi pare? Strani ma fighi, questo è poco ma sicuro. La band di Van Patten possiede l'abilità di passare agevolmente da pezzi di metallo quadrato alla Saxon ad altri dove è forte l'influenza della psichedelia anni '70; tutto questo senza creare canzoni confuse, ma anzi inserendo ad arte le varie influenze. Si veda per esempio l'utilizzo dei sintetizzatori, che potrebbero far storcere il naso a qualche purista... prima sentite come sono usati, e poi ditemi se non ci stanno benissimo, cazzo!
Molto buona la produzione, effettuta negli studi di proprietà della Man In Black. Figo anche l'aspetto estetico del CD, che si presenta con una misteriosa copertina dove dominano colori sul celeste cupo; dentro ci sono due paginette con le foto e i ringraziamenti. Peccato per i testi, mi sarebbe piaciuto sapere di cosa trattano, ma a questo inconveniente rimedierò in una prossima nonché doverosa intervista.
In conclusione, i Jesters Moon sono stati una grossa sorpresa per me: il loro metal è fighissimo, bello quadrato quando c'è da esserlo, originale nei momenti più psichedelici e vaneggioni. Puntate su di loro, le possibilità di pentirsi sono le stesse che avrebbe Alessia Merz di dire qualcosa di intelligente!
(Randolph Carter - Ottobre 2004)

Voto: 8.5


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