JACK SLATER
Extinction Aftermath

Etichetta: Unundeux Records / Cargo Records / Blacklist
Anno: 2010
Durata: 34 min
Genere: death metal tecnico e moderno


Per qualche strano motivo, può capitare che un gruppo ci metta tutto il proprio talento, sfrutti fino all'ultima goccia le abilità tecniche a disposizione, si rivolga ad uno degli studi più noti d'Europa per garantirsi una registrazione coi controfiocchi, eppure alla fine il risultato finale non è all'altezza di quello che ci si sarebbe aspettato.
Succede con "Extinction Aftermath", un album formalmente ineccepibile da qualunque angolazione lo si voglia guardare, ma che, alla fin fine, non mi ha colpito in maniera particolare e non instaura quel meccanismo di dipendenza che mi fa sentire il bisogno di riascoltarlo. Stiamo parlando del quarto capitolo targato Jack Slater, un gruppo tedesco attivo ormai da una quindicina d'anni.
I cinque ragazzi dimostrano grande dimestichezza coi propri strumenti, riuscendo a svincolarsi senza problemi nella fitta rete di cambi e variazioni di tema da loro stessi sorretta. Ogni canzone riflette la loro volontà di esprimersi attraverso trame intricate e soluzioni spesso differenti. Si passa da fraseggi tecnici e veloci a stacchi di chitarra, basso e batteria; riff stoppati si contrappongono a momenti diretti e dirompenti, in puro stile brutal, sorretti da blastbeat molto precisi. Assoli fluidi, arrangiamenti studiati e qualche finezza completano l'opera.
Il genere è un death metal moderno, per niente legato ai dischi e ai gruppi che hanno contribuito alla nascita del genere. Non si riscontrano neppure influenze che vanno fuori dall'ambito prettamente death, anche se potremmo definire "prog" la propensione dei Jack Slater a comporre musica molto cervellotica.
A conti fatti, si tratta di un'opera che sicuramente ha richiesto molto tempo ed energia al gruppo. Tutto sembra ben studiato, non ci sono cambi messi a casaccio, le strutture dei brani sono coerenti e ben organizzate.
C'è gran poca melodia nelle dieci canzoni che compongono "Extinction Aftermath"; di atmosfera neanche l'ombra: l'obiettivo principale della band sembra essere quello di creare composizioni tecniche, ora veloci e dirompenti, ora massicce (è il caso della monolitica "Funkenflug", composta da un estenuante mid tempo), evitando di scendere a facili compromessi. Intento lodevole, non fosse che, a parere mio, in svariate occasioni il gruppo sembra rifugiarsi fin troppo palesemente nelle proprie doti tecniche, piuttosto che comporre riff in grado di penetrare nelle ossa e conquistare definitivamente l'ascoltatore. Ascoltate "Konstrukt", "Pheromon", la title-track e poi ditemi se queste canzoni non sembrano prive di un'anima. Quello che manca al disco è la capacità di comunicare. Troppo spesso sembra di ascoltare un mero esercizio, che non ha nulla da esprimere. Se i JacK Slater vogliono fare il verso ai conterranei Necrophagist -giusto per citare l'esempio più eclatante, ma che sembra calzare a pennello se si prende in considerazione, ad esempio, la seconda traccia, "Dysthymia"-, secondo me dovrebbero rivedere i loro piani il prima possibile. Dovrebbero concentrarsi maggiormente sul tiro, del quale si avverte una certa carenza.
La registrazione, partorita presso gli Hertz Studio (dove si sono rivolti gruppi del calibro di Decapitated e Behemoth) è, al pari della musica, un'opera che rasenta le perfezione formale, per chi ama i suoni puliti e cristallini fino al midollo. Tutto è riconoscibile senza il minimo sforzo, ogni più piccolo particolare è reso fedelmente. Eppure, registrazione ed esecuzione sono così chirurgiche da apparire meccaniche, fredde e staccate, prive di sentimento, incapaci di comunicare sensazioni. Non vorrei ripetermi, ma secondo me la pecca di "Extinction Aftermath" è proprio questa. Probabilmente, a chi piace il metal tecnico, questo album potrebbe piacere. Chi, invece, ama la musica più "sentita", ne stia alla larga.
I Jack Slater anno dimostrato di essere degli ottimi musicisti, ma allo stesso tempo privi di coraggio nell'esprimere qualcosa di personale che non sia solo sinonimo di tecnica. Vediamo se in futuro matureranno sotto questo profilo. Per ora, rimangono -a quindici anni dalla loro formazione- una mezza promessa.
I brani migliori: "Konstrukt" e la strumentale "4 8 15 16 23 42".
(BRN - Dicembre 2010)

Voto: 6


Contatti:
Mail JAck Slater: info@jack-slater.de
Sito Jack Slater: http://www.jack-slater.de/

Sito Unundeux Records: http://www.unundeux.de/

Sito Cargo Records: http://www.cargo-records.de/

Sito Blacklist Promotion: http://www.blacklistpromotion.com/