JACKAL
A Safe Look In Mirrors

Etichetta: Rising Sun Productions
Anno: 1994
Durata: 46 min
Genere: heavy/power metal


I Jackal venivano dalla Danimarca e "A Safe Look In Mirrors" era il loro terzo disco, credo. Dico credo perché sono sicuro che hanno pubblicato un disco sempre nei primi anni '90 ma ricordo di aver letto che avevano esordito qualche anno prima (infatti i Jackal hanno esordito su full-length nel '90 con "Rise", seguito nel 1993 da "Vague Visions" - nd Hellvis).
I Jackal suonavano heavy metal, senza troppi giri di parole. Se vogliamo esser più precisi possiamo dire che il loro era un incrocio tra l'heavy meta classico e il power metal di scuola tedesca... e il look sfoggiato nel retrocopertina non lasciava dubbi al riguardo.
All'epoca dell'uscita di questo album scrivevo per una fanzine e questo disco fu uno dei primi che recensii. Ricordo che mi piacque ma non troppo, diciamo senza infamia e senza lode. Nel tempo devo dire che non è che abbia cambiato radicalmente il mio giudizio, anche se saltuariamente ho rimesso nel lettore i quattro sciacalli. Ecco, devo dire che "A Safe Look In Mirrors" è invecchiato bene! E' un disco per appassionati, ovviamente; un gruppo di seconda o terza schiera. Però quello che facevano lo facevano bene, senza brillare per originalità o capacità compositive ma facendosi rispettare per impatto e convinzione. E' importante, ai fini del risultato finale, l'ottima produzione di Charlie Bauerfeind, che pompa gli strumenti al punto giusto, evitando di creare un suono asfittico ma tenendosi al contempo lontano da certi suoni di plastica che al tempo iniziavano a fare capolino. Gli strumenti sono tutti facilmente distinguibili tra loro, e basso e chitarra hanno una bella botta davvero!
Il brano di apertura è la title-track, up tempo molto scattante con tanto di stacco melodico ripreso più volte. Un buona partenza, bissata subito dopo dall'ottima "Nothing To Lose", sicuramente uno dei momenti migliori dell'album. Basata su un maligno riff di chitarra e caratterizzata da un bel chorus "strisciante", "Nothin To Lose" risulta ancora oggi un bell'esempio di heavy-power metal di scuola tedesca.
"Just A Little Closer" invece ha una andatura più ragionata e mostra alcuni limiti compositivi, che risaltano soprattutto in un ritornello veramente poco efficace; peccato perché qualche momento non è male.
"What's It Gonna Be" si distingue per la forza del riffing e per un cantante che sembra una sorta di Bruce Dickinson assai sgraziato. Niente di trascendentale il brano di per sé, anche se la potenza non viene lesinata, assolutamente!
"Dream On" è invece la semi-ballad di turno ed è anche inaspettatamente buona. Dico inaspettatamente perché finora il gruppo si è dimostrato più capace nei momenti dove c'è da battere il ferro, più che in quelli riflessivi o comunque cadenzati. Qui invece l'insieme sembra funzionare. Come nella successiva "Taken Away", altro brano di punta del disco. Un riff iniziale che sembra preso dai Satan o dai Testament dell'esordio, un'accelerazione messa un po' lì (!) e un chorus ben riuscito, così come la parte di chitarra solista. Bravi! Da levigare a tratti, forse... ma bravi.
Anche "When The Light Is Coming Down" non è male, con il suo mood vagamente ipnotico!
"The Lonely" invece si fa notare solo per una buona parte di chitarra nei primi minuti e per un assolo che dimostra buona mano, per il resto... non mi ha mai colpito più di tanto.
Ottima invece la parte arpeggiata iniziale di "Journey", che però si evolve in maniera differente, potentissima in certi momenti; bella anche qui la costruzione dell'assolo di chitarra.
A chiudere la veloce "Up The Aisle", niente di che in definitiva, anche se va apprezzato lo spirito dei nostri, che ci danno dentro che è un piacere.
Se volete ascoltare un gruppo formato da onesti musicisti metal, che recitano la loro parte senza inventiva ma anche senza cadute di stile... beh, questo potrebbe essere anche il dischetto che fa per voi. I Jackal erano una sezione ritmica potente e martellante, una chitarra graffiante (curiosità: il chitarrista Benny Petersen ha suonato anche nel demo d'esordio dei Mercyful Fate "Burning The Cross", del 1981 - nd Hellvis) e potente e un cantante abbastanza buono per il genere, quasi un incrocio tra Udo Dikschneider e Bruce Dickinson, fatte le dovute proporzioni. Ovviamente si tratta di un CD per completisti, ma sarebbe ingeneroso bollare i Jackal come gruppo da buttare. Io li riascolto volentieri ogni tanto, anche a molto anni di distanza. E "Nothing To Lose" e "Taken Away" fanno sempre la loro parte.
(Linho - Gennaio 2008)

Voto: 7