IZAH
Finite Horizon/Crevice (MCD)

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2008
Durata: 22 min
Genere: post-metal


Entrare nel mondo degli Izah non è poi così facile; pensi di aver finalmente compreso sino in fondo lo spirito che li guida e la loro coscienza musicale quando ecco, dal nulla, spuntare un nuovo passaggio, una nuova linea melodica, che vanno a sconvolgere di nuovo il tutto, rimettendo in gioco le tue convinzioni ed i punti fermi che ti eri creato. Di primo acchito sarebbe facile accomunare questo primo brano, "Finite Horizon", come il frutto di un felice e riuscito connubio tra l' hardcore dei Converge o dei Minsk ed un certo post-rock, figlio dei più rumorosi Cult Of Luna o Callisto; sarebbe facile, ma ecco giungere a noi dal niente, all'improvviso, felici richiami ai più cupi e malinconici Katatonia od a i più eterei e sofferti My Dying Bride, grazie a passaggi assolutamente più aperti, dal lento sviluppo e crescendo sia emotivo che melodico.
E' facile perdersi nei meandri sonori e tra le lunghe note evocate dai cinque olandesi, lasciarsi trasportare dentro mari che alternano "piacevolmente" furiose e pressanti tempeste a sognanti ed evocative bonacce. Melodie d'insieme che ti entrano dentro, nel profondo, facendo si che tutto ciò che ti circonda e ti rende vivo improvvisamente non esista più, lasciandoti lì, solo, a fluttuare nel nulla più assoluto ed intenso, dove niente sembra più toccarti o anche solo sfiorarti. Superlativi.
Il viaggio intrapreso dai nostri è solo all'inizio; in "Crevice", secondo ed ultimo brano, una maggior furia esecutiva ed emozionale caratterizza la parte introduttiva; passaggi dissonanti, stacchi improvvisi e sonorità piene e corpose fanno libero sfoggio di se, lasciando fuoriuscire il lato più death/doom del gruppo. Lentamente un ipnotico ed emotivo crescendo comincia a farsi spazio tra le bordate e le copiose distorsioni sino a sfociare in partiture lente e profonde, grondanti malinconia e tristezza, che non possono far altro che avvolgerti, imprigionarti e portarti inesorabilmente a fondo; la caduta sembra non aver fine, nessun appiglio, nessun appoggio, ma solo un crudele, calmo e straniante senso di pace e desolazione. L'incedere e le distorsioni crescono proporzionalmente con il passare del tempo, come se pian, piano potessimo riuscire a scorgere il fondo, le basi di questo immensurabile abisso; più ti avvicini alla fine e più vorresti gridare, chiedere aiuto, riuscire a fuggire ed allora il panico si impadronisce letteralmente di te e dei tuoi sensi, tutto si fa confuso, rumoroso e straziante. Ma solo pochi secondi e poi, la fine.
Questo primo MCD degli olandesi Izah non può che lasciare letteralmente sorpresi; due soli brani per poco più di venti minuti di musica, che scorrono velocemente, incalzanti, forieri di idee e di slanci musicali, riuscendo a passare agevolmente da attimi di quiete a sfuriate incontrollate, attraverso partiture articolate e nervose tipiche dei The Dillinger Escape Plan o passaggi più intensi ed oscuri tipici invece dei Narcissus o dei già citati Callisto; il tutto incastonato entro atmosfere e musicalità spesso eteree e sognanti dove a risaltare sono le vocals di Entius, non tanto per le doti vocali o tecniche, ma per la magistrale interpretazione ed il sentimento proposto.
Lavoro, questo, consigliabile a tutti gli amanti dei generi sopracitati o a coloro, invece, che cercano nella musica e nel suo ascolto non solo il tiro, la potenza o l'impatto, ma la possibilità di evadere, di lasciarsi andare e provare nuove sensazioni. Superlativi, anzi, di più.
(Pasa - Dicembre 2009)

Voto: 8


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