INSIDE
Impaled By Your Soul

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2007
Durata: 42 min
Genere: death metal


Ago, Val, Andreas e Vito. Dire che e' stato un piacere ascoltare questo album non da' sufficente credito al quartetto nostrano. Nati dalle ceneri di diverse band, passati attraverso la consueta gavetta, maturati ed approdati su palcoscenici con un audience piu' vasta, i nostri hanno un approccio alla stesura di brani death metal che lascia a bocca aperta. Death ed Evil Chuck emergono tra le influenze in ogni brano, soprattutto dell'epoca "Individual Thought Patterns" ("Point Of No Return" sembra tratta da quell'album per essere onesti) ma come si sa e' raro oggi giorno creare qualcosa di assolutamente originale, per cui tirem innanz. Fin dalle prime note si intende che i nostri ci sanno fare, le ritmiche sono intricate, i passaggi imprevedibili ed originali, tutto quadra alla perfezione, tutto suona divino. Il suono e' un po' fuori dai canoni del genere, il che rende il lavoro ancora piu' interessante, le tastiere creano un atmosfera alla Nocturnus prima maniera e si sposano benissimo con gli incalzanti labirinti ritmici. La solista e' geniale e non si ferma al solito "assolo dopo il chorus", ma regala momenti biblici dall'inizio alla fine di ogni brano. Come dicevo l'influenza Death e' pesante, ma guardando in giro non ho trovato un equivalente almeno negli ultimi due anni. La sensibilita' compositiva di Chuck e' insuperabile. Prenderne spunto e creare nuovi brani nel nome di quello che ci ha regalato ad umile testimonianza alla sua immortalita', e' da applaudire specialmente quando i risultati sono cosi' eclatanti. "Now Or Never" e' l'episodio piu' accattivante di questa proposta musicale. Riff estrapolato dalle mani stesse di Mr. Schuldiner ma la varieta' dei cambi, la contaminazione Cynic nel soletto di basso, il terrificante lavoro solista e l'abissale doppio cassone finale con riffone alla Malevolent Creation ... mi sa che vi va bene che son di parte visto che Death, Cynic e Malevolent sono i miei gruppi preferiti di sempre. Quando arrivo in fondo al disco, dopo aver sudato le proverbiali, arriva "In Silence" e la pelle mi si e' accapponata cosi' tanto che volevo strapparmela. Grande stesura, un pizzico di melodia in piu', qualche stacco inconcepibile, cambi di ritmo al limite della cacofonia. Immancabili durante l'assolo trascinante, un paio di lacrimucce. Era dal 1982 che non piangevo. To rap it up, come dicono da 'ste parti... io in questi, cosa... venticinque anni di carriera da pseudo giornalista, ne ho sentite di tutti i colori, dalle ciofeche agli epici, ai mediocri ai fai da te. Avevo una top 3, adesso ho una top 4. 'Nuff said. Bravissimi.
(Max Cottica - Aprile 2008)

Voto: 9


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