INSANITY ARISE
Insanity Is Your Deadliest Weapon (MCD)

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2006
Durata: 13 min
Genere: thrash/death mtal


I veneti Insanity Arise si formano nel 2003 grazie al chitarrista Alberto M. ed al batterista Francesco S.. Nel 2004 realizzano il loro primo demotape, ben recensito; dopo una lunga serie di cambi di line-up ed una continua e proficua attività live nel 2006 viene registrato questo "Insanity Is Your Deadliest Weapon", promo di cinque tracce, tra cui un intro ed un outro.
Dopo "Insane Whispers" canonica intro, piena di sospiri, lievi voci in sottofondo, urla soffocate e quanto altro, è con "Spitting Blood" che si aprono veramente le danze: chitarre taglienti, dal suono asciutto e robusto si impadroniscono letteralmente del brano. Grande infatti il lavoro dei due chitarristi, autori di riff interessantissimi, potenti, brutali ed aggressivi al punto giusto, non perdendo comunque una certa impronta melodica, soprattutto sui bridge prima dei ritornelli e nei ritornelli stessi, dove l'utilizzo del flanger dona una certa particolarità, atta a rendere il tutto immediatamente memorizzabile. Daniele alla voce alterna vari registri, screaming puro e crudo sulle strofe e voce leggermente più pulita e vissuta sui ritornelli; interessanti in questo caso gli inserti di doppia voce in appoggio, che tanto richiamano un certo hardcore/metal tanto di moda oggigiorno.
"Painting My Death", terzo brano in scaletta, colpisce ancora più duro del pezzo precedente. Si alternano partiture più cadenzate e pesanti, dove le chitarre hanno un suono molto slabbrato e lasciato andare, a riff più veloci ed intensi, dove i richiami al classico thrash americano anni ottanta/novanta sono palesi e posti in netta e bella mostra; circa a metà pezzo il tutto si blocca per l'entrata in scena del pianoforte, un breve intermezzo dove si può finalmente riprender fiato e prepararsi per la sfuriata finale. L'idea in se stessa non è affatto male, ma a mio parere sia l'entrata delle tastiere che il successivo rientro degli strumenti avviene in maniera troppo repentina, risultando, alla fine, un singolo intermezzo a sè stante, fuori dal contesto vero e proprio e che in qualche maniera ne va ad inficiare il risultato finale, facendo calare notevolmente la giusta tensione emotiva. Peccato.
"Bloody Painfull Life" è l'ultimo brano vero e proprio e sicuramente il più significativo: la velocità generale tende ad aumentare ancora; chitarre veloci, ruvide, super aggressive danno il giusto appoggio ai cantati urlati di Daniele, linee vocali sfrontate, a pieni polmoni, ricche di rabbia ed impeto. Numerosi e vari sono i riff che si intrecciano in poco più di quattro minuti, riuscendo ad elevare gli spunti melodici in taluni momenti ed un forte senso di furia ed oppressione in altri; buono il lavoro di batteria, molto vario, sicuro e preciso con il basso sempre pronto a riempire ed ingrossare il suono generale. Buon pezzo.
Con "srepsihW enasnI", l'outro, si conclude la seconda uscita per questo giovanissimo gruppo veneto e che dire, le idee non mancano sicuramente ai nostri e le canzoni scorrono via velocemente senza troppi intoppi, riuscendo il più delle volte ad aver buona convinzione ed impatto; il thrash/death da loro proposto pur risultando troppo spesso classicheggiante e troppo legato al passato (fatto voluto?) riesce senza dubbio ad essere competitivo ed accattivante, riunendo in sé anche numerosi spunti e soluzioni dal gusto prettamente moderno, sino ad avvicinarsi di molto a sonorità hardcore/metal di stampo americano, dove ancora la melodia occupa un ruolo di rilievo. Per quel che concerne la registrazione, purtroppo, le cose che ancora non vanno ed hanno un ulteriore bisogno di lavoro sono, sì poche, ma fondamentali; il suono delle chitarre pur essendo in primo piano, aggressivo ed abrasivo al punto giusto, manca della necessaria potenza e di un impatto sonoro più corposo e devastante, cosa questa necessaria per il genere proposto; la doppia cassa è costantemente in secondo piano rispetto a tutto il resto della batteria, uscendone la maggior parte delle volte sconfitta ed appiattita, ai limiti del plastificato, per non dire finto; va benissimo l'uso del trigger, ma in maniera più parsimoniosa e sicuramente miscelato in modo più omogeneo al tutto, per non far uscire il suono dello strumento su due piani differenti e dai volumi molto distanti tra loro. Appunti, questi, che non vogliono inficiare in nessun modo il buonissimo lavoro degli Insanity Arise, ma solo indicare loro dove dover lavorare e porre maggior attenzione, soprattutto perché una volta raggiunto un livello come il loro sono le piccole, ma grandi cose, i particolari, a far risaltare il lavoro, le canzoni di taluni, spesso pochi, rispetto agli altri, spesso invece, moltissimi. Alla prossima.
(Pasa - Giugno 2007)

Voto: 6


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Sito internet: http://www.insanityarise.it/