INFESTUM
Ta Natas

Etichetta: Blood Fire Death Productions / Twilight Vertrieb
Anno: 2007
Durata: 47 min
Genere: noblack metal


Spulciando tra gli archivi di Shapeless, si può ritrovare una vecchia recensione del nostro Moonfish, il cui oggetto è il MCD d'esordio dei bielorussi Infestum. Tale recensione risale al 2002, quando gli Infestum erano poco più che esordienti (si sono formati nel 2000). All'epoca, il gruppo aveva un logo diverso, illeggibile, ed era dedito ad un black metal di stampo battagliero, con tanti richiami al folklore slavo. Anche dal punto di vista grafico, copertine e libretti erano coerenti con lo spirito musicale del gruppo.
Poi, nel corso degli anni, qualcosa è cambiato. Dopo aver pubblicato l'album "Last Day Before The Endless Night", il gruppo ha capito che era tempo di prendere delle decisioni. Anche perchè uno dei membri fondatori, il batterista Grond, aveva abbandonato la band da tempo, e con la sua partenza il fascino verso le tematiche battagliere e pagane era diminuito.
Ecco quindi gli Infestum di ritorno nel 2007, con un album nuovo ed un'immagine tutta diversa. Innanzitutto è cambiato il logo, ora molto più moderno. E' cambiato lo stile dell'artwork, sebbene il loro disegnatore di fiducia rimanga sempre Valdemar Smerdulak. E' cambiato il loro look: ora i musicisti sono vestiti elegantemente di nero, con occhiali da sole sul viso. E, infine, è mutata la direzione anche dal punto di vista lirico: i temi pagani hanno lasciato al posto a riflessioni personali, tutte tendenti ad esaltare l'uomo rispetto a qualunque divinità. Insomma, i testi sono diventati di stampo satanico-umanista. Ognuno di questi testi, alcuni in inglese ed altri in russo, è introdotto da qualche dichiarazione in calce, che ha lo scopo di riassumerne il significato. Bellissima la grafica, estremamente professionale, per tutte le sedici facciate del libretto.
Dando un'occhiata alle note, vediamo che il disco è stato inciso tra il 2005 e il 2006, in svariati studi. La formazione che ha partecipato alle registrazioni consiste in Ion The Saint (voce), Divine Skald e Avesh (chitarre), Thorngrim (basso e sintetizzatori) e Burglar (batteria).
Dunque, fino a questo momento ho scritto di tutto meno che della musica. Anche quella è cambiata rispetto al passato, ovviamente. Ma in che modo? Beh, se dovessimo limitarci a trarre giudizi guardando libretto e copertina, si potrebbe pensare che la band si sia rivolta ad una sorta di black moderno, magari con spunti d'avanguardia e interventi elettronici. E invece... invece, "Ta Natas" è un discreto esempio di black metal tradizionale arricchito da tastiere. Tutto qui. E i legami col passato ci sono ancora, checchè se ne dica: una canzone come "Maskarad" ha al suo interno dei riff di chiara matrice popolare. Evidentemente, gli Infestum hanno provato a cambiare drasticamente direzione stilistica, ma il processo sta avvenendo per gradi. Probabilmente nel prossimo album questo processo evolutivo giungerà alla sua conclusione, ma per ora ci troviamo di fronte ad un lavoro diverso dal passato, ma non così coraggioso come sarebbe stato lecito attendersi.
Sì, ci sono radi interventi elettronici o di atmosfera ("Razor To Throat" è il brano più moderno), ma la musica di fondo rimane ancorata a stilemi ormai sicuri e collaudati. Evidentemente, la paura di sbagliare era troppa. O semplicemente, ai musicisti è bastato cambiare qualche semplice coordinata per scrollarsi di dosso la polvere del passato e sentirsi rigenerati. Con tutta la buona volontà, però, è difficile trovare un motivo per dare un voto alto a questo lavoro. Che sia ben suonato, questo è fuor di dubbio. Inoltre l'attitudine black dei musicisti è reale e genuina, da ogni punto di vista: la voce strilla alla stragrande, la batteria comunica coi suoi battiti quel senso di istinto tipico del black tradizionale. Ma tutto questo non può bastare perchè "Ta Natas" di distingua dalla media delle uscite black internazionali. I richiami agli altri gruppi, così come l'adagiarsi sui clichè del black (questo vale anche per i testi), tendono alla fin fine ad annoiare l'ascoltatore smaliziato. A meno che uno non si nutra di solo pane e black, e allora anche questo boccone non potrà rimanergli indigesto.
Ma ora basta usare frasi così sferzanti, perchè il gruppo alla fin fine è valido, e non vorrei che il lettore pensasse che "Ta Natas" sia un album censurabile. Come ho scritto, i musicisti sanno il fatto loro e le canzoni prendono, se le si ascolta con la voglia di divertirsi. Da amante del black, considero questo album un lavoro piacevole e ben fatto. Da critico, devo per forza essere più severo e cattivo, tenendone in considerazione anche i difetti.
Beh, penso che il lettore ormai abbia davanti ai suoi occhi un buon numero di elementi, per poter giudicare se "Ta Natas" possa fare al caso suo o no. Le migliori traccie, a mio avviso, sono la title-track e "On Wings".
Da segnalare anche la presenza del video di "Ta Natas".
(Hellvis - Dicembre 2007)

Voto: 7


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